Come si sviluppa ( e si mantiene) il disturbo da attacchi di panico?

sviluppo attacchi di panico

Un attacco di panico è caratterizzato da un aumento improvviso di paura o un intenso disagio fisico e/o emotivo (la cui insorgenza può avvenire sia da uno stato di calma che da uno stato ansioso) che raggiunge il suo picco massimo in pochi minuti.
Durante gli attacchi di panico la persona sperimenta quattro o più dei seguenti sintomi:

  • palpitazioni, cardiopalma o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori fini o a grandi scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia
  • dolore o fastidio al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • sensazioni di svenimento, sbandamento, instabilità o testa leggera
  • brividi o sensazioni di calore
  • parestesie, sensazioni di torpore o formicolio
  • derealizzazione o depersonalizzazione
  • paura di perdere il controllo o di impazzire
  • paura di morire

Inoltre, almeno uno degli attacchi di panico è stato seguito, per almeno un mese o più, da uno o entrambi i seguenti sintomi:

  • Persistente preoccupazione o rimuginio di avere un altro attacco di panico in futuro o delle conseguenze che un attacco di panico potrebbe avere: ad esempio, perdere il controllo, avere un infarto, diventare pazzo, ecc.
  • Significativo e disfunzionale cambiamento nel comportamento a seguito degli attacchi di panico. Ad esempio, il soggetto comincia a evitare l’esercizio fisico, le situazioni temute o percepite come pericolose o minacciose o i contesti non familiari (apa, 2013).

Gli attacchi di panico, inoltre, si accompagnano spesso a:

Ansia anticipatoria
È una condizione caratteristica del disturbo da attacchi di panico in cui è presente un’ansia molto elevata alla sola idea di dover affrontare, in un futuro più o meno lontano, alcune situazioni temute (allontanamenti da casa, viaggi, guida, rimanere da soli, andare al cinema, al ristorante, presentare un lavoro a un congresso, ecc.).
Le persone, dunque, provano ansia anticipatoria di fronte alla possibilità di affrontare situazioni temute o rispetto all’eventualità di avere un altro attacco di panico, sperimentando così la “paura della paura”, ovvero il timore di riprovare le sensazioni fisiche interne, percepite come pericolose che precedentemente le hanno tanto spaventate.
L’ansia anticipatoria, inoltre, è alla base dell’evitamento, cioè della tendenza a sfuggire tutte le situazioni temute che caratterizza le persone con disturbo da attacchi di panico e che ne determina la limitazione della vita sociale e lavorativa. Per esempio, un individuo con ansia anticipatoria potrebbe vivere la notizia di un imminente viaggio di lavoro da effettuare da solo come intollerabile. Potrebbe quindi inventare una malattia, un impedimento o una scusa che, nonostante gli procuri un momentaneo sollievo dall’ansia perchè ha evitato il temuto pericolo, a lungo termine porterà un aggravamento del disturbo, oltre che una profonda insoddisfazione, autosvalutazione e tristezza per aver perso un’occasione lavorativa e non essersi messo in gioco, e per la valutazione della sua risposta ansiosa come un nemico ineluttabile.

Agorafobia
Dal greco, “paura della piazza”, viene definita come ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico o dei sintomi del panico (per esempio, la paura di poter avere un’improvvisa tachicardia). L’agorafobia ha principalmente per oggetto i luoghi pubblici e frequentati, ad esempio ristoranti, cinema, centri commerciali, grandi magazzini, aule, ecc. I soggetti agorafobici possono evitare di stare da soli o di trovarsi nelle situazioni in cui sono lontani da luoghi e persone familiari; per questo motivo diventeranno spesso dipendenti dalle mura domestiche o costretti a uscire di casa solo se accompagnati. Alcuni esempi di situazioni temute sono: uscire da soli per andare in luoghi affollati o negozi a far compere; viaggiare da soli nei bus, metropolitane, treni o aerei; prendere la macchina; camminare o sostare in spazi vasti e aperti, come piazze e ponti; trovarsi in un luogo senza un’uscita di sicurezza immediata, disponibile alla vista.
Come abbiamo detto, gli attacchi di panico si verificano quando gli individui percepiscono alcune sensazioni corporee e mentali, legate all’attivazione fisiologica e di per sé innocue, come molto pericolose, cioè le interpretano quali segnali di un’imminente e improvvisa catastrofe (ad esempio, segno di morte o di pazzia, di un attacco cardiaco, ecc.).
Se lo stimolo scatenante viene percepito come una minaccia incombente, la persona proverà molta preoccupazione e ansia, e interpreterà in maniera catastrofica le sensazioni mentali e somatiche che accompagnano questo stato emotivo. La persona, dunque, si allarmerà ulteriormente, contribuendo ad aumentare l’intensità delle sensazioni temute, fino ad innescare un circolo vizioso culminante nel vero e proprio attacco di panico.
Vuoi leggere un esempio? scarica l’opuscolo in pdf

Il ruolo dell’iperventilazione
L’iperventilazione (cioè respirare con una frequenza e/o con una profondità eccessiva rispetto alle esigenze dell’organismo) è una componente della reazione di attacco o fuga che gioca un ruolo molto importante nel determinare i livelli di attivazione nel corpo e contribuisce ad aumentare l’ansia. L’incremento della frequenza degli atti respiratori, mediante inspirazioni ed espirazioni molto rapide, produce delle modificazioni fisiologiche e dei sintomi che possono spaventare.
Questi peggiorano o si aggiungono a quelli già sperimentati durante gli attacchi di panico, nonostante non siano dannosi e scompaiano appena si smette di iperventilare.
L’iperventilazione produce uno squilibrio nei rapporti tra ossigeno e anidride carbonica, riducendo notevolmente quest’ultima, condizione nota come ipocapnia.
Un livello lieve di iperventilazione produce:

  • vertigini
  • sensazione di testa leggera
  • sensazione di stordimento
  • sensazione di irrealtà e di stranezza del proprio corpo
  • sensazione di confusione
  • perdita di giudizio critico

Un eccesso di respirazione più prolungato o vigoroso produce:

  • intorpidimento
  • bocca e gola secche
  • sensazione di formicolio alle mani, piedi, viso
  • sudorazione
  • tachicardia
  • tintinnii alle orecchie

Stai respirando eccessivamente se:

  • respiri troppo velocemente (a riposo più di 14 respiri al minuto)
  • respiri troppo profondamente (si espande molto la cassa toracica e poco la pancia)
  • sospiri o sbadigli più degli altri
  • boccheggi e/o ansimi a bocca aperta
  • mantieni la bocca aperta o fai respiri profondi quando devi svolgere delle attività
  • respiri eccessivamente quando fai troppe cose e/o troppo in fretta
  • respiri eccessivamente dopo aver fumato, aver bevuto troppi alcoolici e/o caffè
  • hai tremori
  • hai sensazioni di irrealtà, panico e paura

Un eccesso respiratorio ancora più vigoroso e prolungato può causare:

  • crampi muscolari
  • forti dolori e tensioni toraciche
  • rigidità ad artiglio di mani e piedi
  • sensazione di mancanza d’aria (tale sensazione è tra le più temute e può indurre a respirare ancora più profondamente peggiorando i sintomi

Vuoi saperne di più? Scarica l’opuscolo in pdf

Share This

Se ti piace, condividi

Se ti piace il contenuto di questa pagina condividila, Grazie