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La Balbuzie

 

 

La balbuzie è una difficoltà caratterizzata, dal punto di vista della sua manifestazione, da una estrema variabilità ed è molto diffusa. Può seriamente compromettere la qualità di vita di un bambino. Tuttavia, va precisato che moltissimi bambini, in età prescolare, attraversano periodi di balbuzie: tendono a ripetere parole intere o frasi, utilizzano riempitivi come "um" e "uh" o presentano difficoltà ad accedere al lessico appropriato. Queste fasi della balbuzie possono essere transitorie: per la maggior parte di essi, infatti, queste manifestazioni si risolvono autonomamente e non richiedono alcun trattamento logopedico o psicoterapico.

In altre circostanze, però, si può trattare di un vero e proprio disturbo con caratteristiche specifiche e una fenomenologia propria. Secondo quanto riportato dal DSM-5 (2014), il disturbo della fluenza o balbuzie presenta:

Alterazioni della normale fluenza e della cadenza dell’eloquio, che sono inappropriate per l’età dell’individuo e per le abilità linguistiche, persistono nel tempo e sono caratterizzate dal frequente e marcato verificarsi di uno o più dei seguenti elementi: ripetizioni di suoni e sillabe, prolungamenti dei suoni, interruzione di parole, pause del discorso, sostituzioni di parole, parole pronunciate con eccessiva tensione fisica, ecc.

Sarebbe riduttivo, tuttavia, considerare la balbuzie un fenomeno esclusivamente circoscritto al manifestarsi di problematiche legate alla correttezza formale dell’eloquio. La balbuzie deve essere considerata una difficoltà multidimensionale in quanto connotata da reazioni:

  • cognitive
  • emotive
  • comportamentali

Esse hanno un forte impatto su:

  • lo sviluppo delle relazioni interpersonali
  • il rendimento scolastico
  • il benessere psicologico
  • la qualità di vita

Nello specifico, l’episodio di balbuzie, oltre a compromettere l’intenzionalità comunicativa del bambino, porta con sé una vasta gamma di sintomi secondari: difficoltà nel mantenere il contatto oculare, repentini movimenti della testa, smorfie, ecc. che sono utilizzati dal bambino stesso come strategie di coping in previsione della balbuzie al fine di ridurne la gravità. Questo complesso quadro diagnostico comprende anche il manifestarsi di un vissuto interiore problematico nel bambino che balbetta: egli, infatti, sperimenterà una serie di emozioni, quali rabbia, vergogna e paura, che favoriranno il rischio di incrementare anche comportamenti disadattivi quale, ad esempio, l’evitamento delle situazioni sociali.

Secondo l’approccio Cognitivo Comportamentale un ulteriore aspetto che può incidere fortemente sul manifestarsi della balbuzie in età evolutiva è la preoccupazione di parlare di fronte a una o più persone. Questo vissuto interiore deriva dal timore di essere oggetto di una valutazione negativa da parte dell’interlocutore. Sorge, dunque, spontanea la riflessione relativa alla presenza di condizioni che sono in grado di aumentare o peggiorare la fluenza. Vediamone alcune (Silverman, 1992):

Tra le situazioni che facilitano l’eloquio troviamo, ad esempio:

  • leggere all’unisono con un’altra persona
  • ripetere quanto detto da un’altra persona
  • recitare e cantare
  • parlare da soli
  • parlare con bambini più piccoli, ecc.

Tra le situazioni che compromettono l’eloquio troviamo, ad esempio:

  • presentarsi
  • raccontare barzellette
  • dover aspettare prima di rispondere
  • sforzarsi di nascondere la balbuzie
  • parlare al telefono, ecc.

Quali sono i fattori di rischio?

Dagli studi effettuati fino a oggi risulta evidente che le variabili interagenti in grado di determinare lo sviluppo di questa problematica sono numerose. Aspetti individuali (cognitivi, genetici, temperamentali), psicosociali e ambientali collaborano alla creazione di un quadro clinico multifattoriale e di complessa definizione.

Seppure non sia stata accertata una spiegazione che indichi in modo univoco la modalità attraverso cui si sviluppa la balbuzie, tra i fattori di rischio più importanti troviamo:

  • ereditarietà genetica: bambini che nella storia familiare presentano parenti di primo grado affetti da disfluenza, avranno una probabilità maggiore di circa il 40% di manifestare problemi di balbuzie
  • età d’esordio: bambini che iniziano a balbettare prima dei tre anni e mezzo presentano maggiore probabilità di manifestare il disturbo entro sei mesi;
  • durata d’esordio: circa l’80% di tutti i bambini che comincia a balbettare non continuerà a sviluppare un reale problema di balbuzie. Se, invece, la balbuzie si manifesta per più di sei mesi, sarà meno probabile che il problema svanisca senza l’aiuto di un professionista
  • genere: il genere femminile ha minore probabilità di manifestare il disturbo, infatti, circa il 75% dei soggetti affetti dal disturbo sono maschi
  • presenza di altre problematiche a carico del linguaggio

La balbuzie in famiglia: come intervenire

Le relazioni esistenti all’interno del nucleo familiare possono rappresentare per il bambino balbuziente un’area problematica da un lato o una risorsa importante sia sul piano pratico che emotivo dall’altro. Vediamo ora come il contesto familiare può aggravare o, al contrario, migliorare il quadro della balbuzie in un soggetto in età evolutiva.

Le difficoltà possono esacerbarsi quando il bambino è inserito in un contesto familiare:

  • poco adeguato sul piano del linguaggio (in cui si tende a parlare velocemente e in modo disordinato)
  • numeroso (in cui la possibilità di esprimersi è minore)
  • all’interno del quale regna il disaccordo
  • i cui membri si mostrano indifferenti al disturbo e non assumono alcuna iniziativa per il suo monitoraggio
  • i cui membri si mostrano poco comprensivi, sottoponendo il bambino a una critica continua
  • eccessivamente indulgente, in cui il soggetto, sentendosi superprotetto, non è motivato a superare questo tipo di problematica

Premettendo che è bene inviare al bambino il messaggio secondo cui lo si accetta e lo si rispetta per quello che è, indipendentemente dalla balbuzie, introduciamo in questo spazio alcuni consigli utili da adottare in famiglia in presenza di un bambino affetto da balbuzie:

  • mantenere il contatto oculare con il bambino soprattutto nel momento in cui balbetta
  • non concludere al posto del bambino le frasi che lui stesso ha intenzione di pronunciare anticipandolo nella riflessione
  • concedere al bambino tutto il tempo di cui ha bisogno per esprimersi, evitando di esortarlo con frasi del tipo: “Quindi, cosa vuoi dire”, “Dai su, muoviti”
  • ascoltare attivamente il bambino trasmettendogli, attraverso il nostro comportamento non verbale, un vivo interesse per ciò che dice e non per il modo in cui lo fa
  • utilizzare con il bambino un tono di voce calmo, rilassato e lento
  • commentare ciò che il bambino dice evitando di formulare nei suoi confronti numerose domande. È preferibile fargli una domanda alla volta e avere l’accuratezza di aspettare che concluda la risposta prima di fargliene un’ulteriore
  • non dispensare consigli mentre sta parlando, ad esempio: “Parla correttamente”, “Prima di parlare pensa bene”, “Non ti agitare, fai dei bei respiri”
  • utilizzare delle pause di circa due secondi tra una domanda e l’altra o prima di rispondere a una sua richiesta, mantenendo sempre il contatto oculare
  • rispettare i turni comunicativi senza sovrapporsi a lui o interromperlo
  • rivolgersi a lui utilizzando un linguaggio semplice, con frasi brevi e con un lessico adeguato alla sua età

La balbuzie a scuola: come intervenire

Il contesto scolastico, così come quello familiare, influenza moltissimo la crescita e il benessere di un bambino con balbuzie sia in termini di rendimento accademico che di relazioni interpersonali. Come si può immaginare, infatti, l’eventuale insensibilità dell’insegnante o le prese in giro dei compagni, quando egli dovrà esprimersi, potrebbero scoraggiarlo a tal punto da compromettere il suo futuro percorso di studi.

Può avvenire che, prendendo consapevolezza del proprio problema, il bambino balbuziente: eviti di parlare in determinate situazioni, modifichi continuamente ciò che vuole dire per ridurre la gravità della propria balbuzie, finga di non conoscere le risposte di alcune domande fatte in classe per evitare di balbettare. Tutto questo nel timore di poter essere escluso e/o oggetto di attacchi di bullismo.

È auspicabile, dunque, che l’insegnante si mostri comprensivo, sensibile e sia aggiornato sui processi di sviluppo delle balbuzie, per poter far leva sulle risorse personali del bambino e per stimolare un atteggiamento di comprensione e supporto anche tra i compagni di classe.

Si fa presente che molte delle indicazioni date precedentemente al genitore sono applicabili anche al contesto scolastico. Ne introduciamo di seguito alcune più specificamente rivolte al modus operandi all’insegnante:

  • stabilire all’interno della classe delle norme di comunicazione facendo in modo che tutti gli studenti le rispettino, come ad esempio: non interrompere mentre qualcun altro parla, non fornire risposte al posto di altri, non mettere fretta a colui che sta parlando e così via
  • concedere tutto il tempo necessario per rispondere oralmente a una domanda o per parlare in classe
  • creare un ambiente rilassato, in cui si utilizzino delle pause, un tono di voce e un ritmo del discorso calmo e pacato
  • far capire agli studenti che ciò che muove il proprio interesse è ciò che dicono e non come lo dicono. Può essere d’aiuto in queste situazioni lodare molto l’intenzione di esplicitare idee e pensieri
  • parlare con lo studente balbuziente in privato e con naturalezza evitando che l’argomento “balbuzie” diventi tabù
  • quando si avvia una discussione in classe in cui ogni studente dovrà esprimere la propria opinione, si consiglia di far intervenire lo studente con balbuzie il prima possibile in modo che, durante l’attesa per il proprio turno, non sperimenti un livello eccessivo di timore e ansia
  • non escluderlo da nessun attività di gruppo classe a causa della sua difficoltà
  • condividere gli aspetti più problematici del bambino con tutti gli educatori che interagiranno con lui, in modo tale che essi possano mostrarsi più attenti e preparati nel relazionarcisi
  • evitare di dare al bambino dei consigli su come parlare (“rallenta!”, “fai un bel respiro”, “ricomincia da capo”): egli è già perfettamente consapevole della sua balbuzie e si sta già sforzando per fare del suo meglio. Fare in modo che anche i suoi compagni facciano lo stesso
  • fornire al bambino un buon contatto visivo, sempre, soprattutto mentre balbetta
  • non tollerare mai le prese in giro da parte dei compagni ed evitare di rinforzare comportamenti di mimetismo da parte del bambino balbuziente, lasciando che si auto-escluda dalle situazioni sociali
  • aspettarsi dallo studente balbuziente la stessa qualità e quantità di lavoro degli altri studenti

In cosa consiste il percorso di valutazione per la balbuzie

In primo luogo, secondo l’approccio Cognitivo Comportamentale, è auspicabile valutare gli aspetti problematici riportati dal bambino al fine di delineare una diagnosi accurata sulla quale progettare un intervento altrettanto idoneo. Abbiamo già visto come la balbuzie debba considerarsi un disturbo multifattoriale, dunque, in quanto tale, necessita l’inquadramento su più fronti:

  • Cognitivo
  • Emotivo
  • Sociale
  • Motorio
  • Linguistico

Durante il processo di assessment, risulta pertanto adeguato perseguire i seguenti obiettivi:

  • valutare il livello di gravità della balbuzie nei differenti contesti comunicativi (lettura ad alta voce, eloquio spontaneo, ecc.)
  • identificare e stimare le variabili ambientali legate all’esordio, allo sviluppo e al mantenimento del disturbo
  • comprendere quanto il paziente sia consapevole della propria difficoltà e se questa interferisce significativamente con la sua intenzionalità comunicativa
  • identificare i pensieri e le credenze riguardanti la balbuzie e le emozioni a essi associate
  • verificare l’eventuale comorbidità con altri disturbi di natura emotiva e/o comunicativa
  • constatare la motivazione del bambino e della sua famiglia a intraprendere un trattamento
  • prevedere gli aspetti che possano influenzare il raggiungimento degli obiettivi terapeutici
  • condividere i risultati della valutazione con il paziente e/o la sua famiglia

In cosa consiste il trattamento per la balbuzie

Il trattamento Cognitivo Comportamentale delle balbuzie in età evolutiva si propone di supportare il bambino nel processo di modificazione di tutti quei pensieri disfunzionali e quelle emozioni negative legate alla balbuzie. Inoltre, esso si occupa di favorire il conseguente cambiamento dei comportamenti disadattivi che si trovano alla base della psicopatologia.

Allo stesso tempo il trattamento mira a ripristinare anche la componente emotiva associata al disturbo, aiutando il bambino a: individuare, riconoscere e rimodulare le emozioni che generano in lui un carico eccessivo di ansia e preoccupazione. Sintetizzando, dunque, si interverrà su:

  • la riduzione della frequenza e della durata degli episodi di balbuzie
  • la gestione dei comportamenti di fuga ed evitamento
  • il monitoraggio degli aspetti emotivi associati