Il Binge Eating

abbuffate - binge eatingIl disturbo di Binge Eating è caratterizzato da ricorrenti abbuffate (mangiare una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto alla normalità in un periodo di tempo inferiore alle due ore)  dove la persona tende a:

  • mangiare molto più rapidamente del normale;
  • mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni;
  • mangiare grandi quantità di cibo anche se non si è affamati;
  • mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando;
  • sentirsi in colpa per l’abbuffata.

Il Binge Eating può essere caratterizzato da una disregolazione emotiva e da uno scarso controllo degli impulsi. La Dialectical Behavior Therapy (DBT) è oggi riconosciuta come il trattamento psicologico gold standard per questi sintomi . Sei interessato a partecipare ad uno dei nostri gruppi DBT ? Clicca qui: Gruppi DBT a Roma oppure Gruppi DBT a Caserta.

L’abbuffata si verifica mediamente almeno una volta alla settimana per 3 mesi ma non è associata a condotte compensatorie inappropriate presenti, per esempio, nella Bulimia Nervosa.

Esistono due tipi di Binge Eating:

REMISSIONE PARZIALE: successivamente alla diagnosi gli episodi di abbuffata si verificano meno di una volta a settimana;

REMISSIONE COMPLETA: successivamente alla diagnosi nessuno dei criteri è stato soddisfatto per un consistente periodo di tempo.

Inoltre, secondo il DSM-5, nel disturbo di Binge Eating il livello di gravità si basa sulla frequenza delle abbuffate  e viaggia lungo un continuum che va da:

  • Lieve: 1-3 episodi a settimana;
  • Moderata: 4-7 episodi a settimana;
  • Grave: 8-13 episodi a settimana;
  • Estrema: 14 o più episodi a settimana.

Un indicatore della perdita di controllo che caratterizza questo disturbo è l’incapacità di astenersi dal mangiare o di smettere di mangiare una volta cominciato: alcune persone, infatti, descrivono una sensazione di estraniamento durante l’abbuffata. La compromissione non è però totale: è vero che può accadere di continuare ad abbuffarsi mentre il telefono squilla ma, allo stesso tempo, si interromperà bruscamente di mangiare se il coniuge o il coinquilino entrano inaspettatamente nella stanza. Per cui si preferisce parlare di un pattern più generalizzato di alimentazione non controllata piuttosto che di una perdita di controllo.

Le persone con disturbo di Binge Eating si vergognano dei loro problemi con l’alimentazione e tentano di nasconderne i sintomi. Le abbuffate avvengono, quindi, in solitudine e nel modo più segreto possibile. L’antecedente più comune è una emozione negativa ma altre condizioni possono essere:

  • condizioni interpersonali stressanti;
  • restrizione dietetica;
  • sentimenti negativi riguardanti il proprio peso ed il proprio corpo;
  • sentimenti negativi riguardanti il cibo;
  • noia.

Le abbuffate hanno il ruolo di minimizzare i fattori che hanno scatenato l’episodio ma nel breve termine compaiono disforia e sentimenti di autosvalutazione.

Il disturbo di Binge Eating può verificarsi sia in soggetti normopeso che sovrappeso o obesi. E’ bene comunque distinguere il disturbo di Binge Eating dall’obesità: la maggior parte degli individui obesi non si abbandona a ricorrenti abbuffate. Uno studio riportato nel DSM-5 mostra come individui obesi con associato il disturbo di Binge Eating consumino più calorie e mostrino una maggiore compromissione funzionale, maggiore disagio soggettivo e maggiore comorbidità psichiatrica rispetto ad altri individui obesi di pari peso.

Prevalenza, sviluppo e decorso

La prevalenza a 12 mesi del disturbo di Binge Eating tra gli americani adulti è di 1.6% per le donne e di 0.8% per gli uomini. In particolare il disturbo di Binge Eating in donne appartenenti a minoranze razziali o etniche ha la stessa prevalenza riscontrata negli individui di sesso femminile bianche. Il disturbo appare comunque maggiormente presente nelle persone che richiedono un trattamento di perdita di peso.

Si sa ancora poco sullo sviluppo del disturbo: le abbuffate sono presenti già nei bambini anche se sono molto più comuni negli adolescenti e negli studenti universitari (Stice et al., 2013). Esistono comunque dei casi di insorgenza del disturbo anche in età adulta: le statistiche mostrano che gli individui che chiedono un intervento per il disturbo di Binge Eating hanno un età superiore rispetto a chi chiede un trattamento per Bulimia Nervosa o Anoressia Nervosa. E’ bene sottolineare che le abbuffate occasionali costituiscono la fase prodromica dei disturbi dell’alimentazione. A differenza dei soggetti affetti da Bulimia Nervosa, in cui la dieta disfunzionale precede le abbuffate, in questi casi la dieta è una conseguenza dell’eccessiva alimentazione. Il disturbo sembra essere relativamente persistente e il decorso è paragonabile a quello della Bulimia Nervosa in termini di gravita e durata (link a paragrafo di riferimento). Il passaggio dal Binge Eating ad un altro disturbo dell’alimentazione non è comune.

Fattori di rischio

Il disturbo da Binge Eating sembra essere ricorrente nelle famiglie, il che potrebbe riflettere significative influenze genetiche. In un recente studio Blomquist e Grilo (2015), su un campione di 166 pazienti affetti dal disturbo, hanno trovato una significativa correlazione tra l’insorgenza del Binge Eating e una familiarità con il disturbo d’ansia rispetto a disturbi dell’umore o all’ uso di sostanze.

Assessment e trattamento

Anche nel disturbo di Binge Eating, per la creazione di un buon piano terapeutico è fondamentale un assessment che comprenda sia aspetti psicologici che medici al fine di avere una più completa formulazione biopsiosociale (Hay et al., 2015):

  • storia clinica dei comportamenti alimentari disfunzionali;
  • verifica della tendenza all’eccessiva preoccupazione riguardo il proprio peso e la propria immagine corporea;
  • analisi dei parametri fisiologici;
  • analisi dei parametri clinici.

Una interessante review del ricercatore americano Wilson (2011) mostra come la Terapia Cognitivo Comportamentale sia il trattamento con maggiori evidence base nella cura del disturbo di Binge Eating. In particolare Wilson scrive che:

  • la Terapia Cognitivo Comportamentale porta ad una significativa remissione del disturbo del Binge Eating e dei possibili disturbi psicopatologici associati in comorbidità (prima fra tutte la depressione);
  • il modulo sul coping ideato da Fairburn (2008)  facente parte della CBT-E (Terapia Cognitivo Comportamentale – Enhanced) risulta essere molto utile nella riduzione della comparsa dei trigger e dei comportamenti di epurazione;
  • un adattamento dello skills training della Linehan facente parte della Dialectival Behavior Therapy (1993) che lavora sulla regolazione delle emozioni e sulla tolleranza al distress (DBT-BDE) è risultato essere valido nel combattere i sintomi del Binge Eating;
  • la Terapia Cognitivo Comportamentale, insieme alla Terapia Interpersonale, sono risultate essere più utili rispetto alla Terapia Comportamentale di perdita di peso (BWL) in termini di durata dell’efficacia del trattamento e di remissione dei sintomi psicopatologici in comorbidità;
  • La CBTgsh (Guided Self Help) è raccomandata in quanto di breve durata e di facile fruibilità (componente strutturale).

Infine, per quanto riguarda il trattamento farmacologico, questo non sembra essere essenziale nel cura del Binge Eating. Infatti, le ricerche scientifiche mostrano  una maggiore efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale.I farmaci che normalmente vengono usati per la cura del Binge Eating sono: antidepressivi, antiobesità (sibutramine), antiepilettici (topiramato).

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