Bullismo, bullismo omofobisco e cyberbullismo

Il termine bullismo indica un insieme di comportamenti aggressivi, abusivi, messi in atto per avere potere su una persona. Le azioni prevaricanti vengono agite su soggetti ritenuti più deboli e incapaci di difendersi, i quali cadono spesso in una condizione di sofferenza psicologica, isolamento ed emarginazione.

Esso rappresenta un sintomo di disagio, sia per il bullo (colui che mette in atto aggressioni e prevaricazioni), sia per la vittima (colui che subisce e viene perseguitato).

Per parlare di bullismo è necessario che siano presenti 3 condizioni:

  • asimmetria – bullo e vittima differiscono per forza fisica e controllo della situazione. Il bullo è in genere più grosso o più forte della vittima, che spesso non è in grado di difendersi.
  • volontà – c’è l’intenzione da parte del bullo di creare il danno alla vittima
  • sistematicità – le prevaricazioni sono protratte nel tempo in maniera continua.

Il bullismo è pertanto una patologia relazionale che tiene conto sia degli aspetti della relazione sia dei comportamenti disfunzionali e delle difficoltà psicologiche di entrambi i soggetti. Differisce dai normali conflitti tra coetanei perché il bullo prova piacere nell’insultare, nel picchiare, nel sottomettere la vittima anche se è chiaro che questa sta soffrendo. Manca quindi di compassione. Il bullo ha maggiore potere della vittima sia per l’età, sia spesso per il sesso o per la forza.

Gli atti di bullismo vengono protratti nel tempo andando a ledere l’autostima della vittima, che di per sé è già più vulnerabile alla vittimizzazione a causa delle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, ed è più sensibile dei suoi coetanei. La vittima si sente quindi isolata e non in grado né di reagire, né di avere sostegno esterno per la paura di vendette e ritorsioni. Questo la porta ad avere una scarsa opinione di sé, a cercare di evitare la scuola o a divenire a sua volta aggressore.

Quanto è diffuso?

Da uno studio della SIP (Società Italiana di Pediatria) emerge che nel 2012 la percezione dell’incidenza degli atti di bullismo tra i ragazzi delle scuole medie è di circa il 53%. Si manifesta in età compresa tra i 7 e i 16 anni e diminuisce di incidenza con l’avanzare dell’età. Maschi e femmine sono coinvolti in maniera diversa sia nella frequenza che nella qualità delle aggressioni che vanno dalla violenza fisica e verbale, alla violenza psicologica e alla violenza indiretta.

Quanti tipi di bullismo esistono? 

Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in bullismo diretto e bullismo indiretto.

Il bullismo diretto prevede una relazione diretta tra vittima e bullo e può essere suddiviso in:

  • bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci, spintoni, sputi o la molesta sessualmente;
  • bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie;
  • bullismo psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
  • cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.

Il bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.

Quali sono le caratteristiche principali del bullo?

Il bullo si caratterizza per un modello di reazione aggressiva associato alla forza fisica che si manifesta nei seguenti modi:

  • prende in giro in maniera pesante, minaccia, aggredisce, cerca di sottomettere, danneggia le cose di altri più deboli e indifesi, ripetutamente;
  • è facilmente irritabile, impulsivo e tollera male la frustrazione. Tende a non rispettare le regole ed è manipolativo – ha il bisogno di dominare l’altro con la prepotenza;
  • è poco empatico e manca di compassione – con gli adulti è spesso oppositivo;
  • ha un’opinione di sé positiva e la sua autostima è nella media
  • precocemente prende parte ad atti di vandalismo, furto e comportamenti antisociali – ricerca l’aggregazione in “cattive compagnie”;
  • il rendimento scolastico è nella media alle elementari ma tende a peggiorare alle medie – non raro il rifiuto della scuola;
  • la rabbia e l’aggressività sono il modo in cui generalmente risolve tutte le situazioni.

Quali sono le caratteristiche della vittima di bullismo?

La vittima si caratterizza per un modello di reazione ansioso o sottomesso associato alla debolezza fisica. Le vittime presentano spesso facilità al pianto, sono timide ed introverse, insicure e passive, sono spesso in ansia e non hanno una buona stima di sé.

Gli indici per riconoscere una possibile vittima potrebbero essere i seguenti:

A scuola:

  • è spesso preso in giro, minacciato, oggetto di beffe e derisioni, sottomesso, isolato dal resto della classe;
  • appare indifeso e non in grado di reagire in maniera efficace – tende a giustificare eventuali segni di aggressioni fisiche come incidenti naturali;
  • è ansioso, insicuro, timoroso di parlare di fronte ai compagni;
  • il rendimento scolastico peggiora nel tempo.

A casa:

  • ha pochi amici e tendenzialmente non porta a casa compagni di classe e coetanei;
  • lamenta sintomi fisici come mal di testa e mal di pancia per non andare a scuola;
  • cerca di evitare di incontrare i propri compagni nel tragitto tra casa e scuola;
  • dorme male e ha incubi;
  • perde interesse nelle attività scolastiche e nello studio – che si riflette poi sul rendimento;
  • è spesso triste e depresso, ha sbalzi d’umore, ha scatti d’ira ed è facilmente irritabile;
  • chiede o ruba oggetti e denaro per assecondare i bulli;
  • tende a ricercare la compagnia degli adulti invece che quella dei coetanei.

Esiste una seconda variante di vittima, la “vittima provocatrice”, che oltre alle caratteristiche sopra descritte, appare come un bambino irrequieto e goffo, con reazioni miste di tipo sia ansioso sia aggressivo, ma comunque poco efficaci, e che ha sviluppato modi di fare irritanti sia per i compagni sia spesso anche per gli adulti.

Quali sono i fattori di rischio alla base del bullismo? 

Nel fenomeno del bullismo intervengo fattori di rischio (caratteristiche personali e ambientali che favoriscono lo sviluppo della patologia) di natura psicologica, familiare e relazionale.

Fattori di rischio psicologici 

per la vittima: eccessiva prudenza e insicurezza, incapacità di affermare se stessi, accentuata sensibilità e bassa autostima (che peggiora con il protrarsi delle ingerenze), debolezza fisica e atteggiamento negativo verso la violenza che viene interpretato come incapacità di difendersi dalle offese ricevute;

per il bullo: bisogno di dominio e potere, ostilità verso l’ambiente, sensibilità al “prestigio” ottenuto dalle prepotenze, mancanza di empatia e compassione, non adeguato riconoscimento delle emozioni altrui, tendenza alla deresponsabilizzazione per i propri gesti.

Fattori di rischio familiari. 

Nelle famiglie delle vittime c’è la tendenza all’iper-protezione e a relazioni di tipo ansioso e controllante. Nella famiglie dei bulli, lo stile educativo è spesso troppo permissivo o coercitivo e le regole poco strutturate e incoerenti. In alcuni casi la violenza e l’aggressività sono una caratteristica delle interazioni familiari.

Fattori di rischio relazionali.

La caratteristica del bullismo è il cronicizzarsi di certe dinamiche all’interno del gruppo, dove alcuni ricoprono sempre il ruolo di vittime e altri sempre il ruolo di bulli.

Il bullo non agisce mai quando è solo, ma sempre di fronte ad altri compagni, i quali raramente prendono le difese della vittima, sia per paura di ritorsioni da parte del bullo, sia perché la vittima è spesso impopolare; altre volte perché “non ci si immischia in faccende che non ci riguardano”.

Il silenzio-assenso e il mancato intervento da parte del gruppo legittima i bulli a continuare con i maltrattamenti e spinge altri ad imitarli e a sviluppare atteggiamenti simili o a sostenere i bulli.

In cosa consiste il trattamento?

L’intervento in caso di bullismo, prevede un trattamento non solo per il bullo, ma anche per la vittima.

Il trattamento cognitivo comportamentale mira nella vittima a:

  • favorire l’acquisizione e lo sviluppo di un maggior senso di sicurezza, di autostima e autoefficacia
  • migliorare il proprio senso di adeguatezza e favorire l’accettazione di sé come persona gradita e accettata dai compagni
  • migliorare il proprio modo di relazionarsi e apprendere uno stile di comunicazione assertiva attraverso il training per le abilità sociali

Il trattamento cognitivo comportamentale mira nel bullo a:

  • far acquisire la capacità di mettere in atto comportamenti prosociali e socialmente accettabili, riducendo le risposte aggressive e utilizzando un modello comunicativo assertivo
  • favorire il riconoscimento degli stati emotivi dell’altro
  • sviluppare un senso di empatia e compassione

 

L’intervento a livello scolastico prevede 3 livelli:

  1. a livello di scuola – raccolta di dati, formulazione di un piano condiviso e impegno collettivo, predisposizione di spazi controllabili per prevenire azioni di bullismo, comunicazione efficace scuola/famiglia.
  2. a livello di classe – definizione di regole e sanzioni condivise sul bullismo, incontri di discussione, sviluppo dell’apprendimento cooperativo attraverso la costituzione di gruppi di lavoro, stimolazione di attività positive in comune, incontri scuola/genitori/alunni.
  3. a livello individuale – colloqui sia con le vittime, sia con i bulli e promozione di comportamenti adeguati, colloqui con i genitori delle persone designate per favorire la collaborazione, gruppi misti di discussione guidata tra genitori di vittime e bulli.

 

 

Focus sul cyberbullismo

Dalla lingua inglese “cyber bullying”, questo termine indica il “bullismo elettronico” o “bullismo in internet”, caratterizzato da azioni moleste e diffamatorie messe in atto utilizzando la posta elettronica, i siti web, la messaggistica istantanea, i blogs, SMS, MMS e telefoni cellulari.
Come il bullismo, è volto a ferire e danneggiare un singolo o un gruppo, è intenzionale, può anche costituire un crimine informatico.
I dati emersi dalle ultime ricerche rilevano un utilizzo sempre crescente dei mezzi multimediali per offendere e prevaricare gli altri (mezzi, che tra l’altro garantiscono l’anonimato del bullo). Nelle scuole elementari, il 20% degli alunni vittima di bullismo ha confessato di ricevere telefonate anonime, il 10% sms di insulti e minacce. Il 6% dei carnefici ha ammesso di aver usato il telefonino per i propri soprusi e il 5% ha detto di aver usato anche la videocamera del cellulare.
La scelta del bullismo elettronico, come tecnica di vittimizzazione rispetto al bullismo “tradizionale” (dove offese e soprusi sono perpetrati verbalmente o fisicamente), aumenta con il passaggio alle scuole medie e al liceo. Con l’aumento dell’età, infatti, i ragazzi hanno più libero accesso ad una serie di mezzi di comunicazione, come telefono cellulare, Internet e video-camere.

 

Focus sul Bullismo omofobico

Il bullismo si configura sempre di più come l’espressione della scarsa tolleranza per la diversità, dell’assenza di accettazione di chi è dissimile per appartenenza etnica, per caratteristiche fisiche e psicologiche o semplicemente per scelte di vita.
Recenti evoluzioni del fenomeno, infatti, seguono nuove tendenze sociali e culturali, come, ad esempio l’omofobia.  In questo caso, è dunque l’orientamento sessuale dell’individuo a scatenare il bullo o i bulli, i quali esprimono la loro ostilità a livello verbale (minacce e ingiurie), a livello fisico (aggressioni e violenze) o in modo indiretto (calunnie, pettegolezzi, isolamento sociale). Il bullismo omofobico nasce dal pregiudizio, dalla disinformazione, dall’isolamento e dalla scarsa tolleranza per tutto ciò che è “altro”, “diverso da sé”.
A tal proposito, scuola e famiglia possono fare molto per promuovere una cultura che consideri la diversità come una ricchezza e che educhi all’accettazione e alla consapevolezza dell’altro.

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