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IL Disturbo Schizoide di Personalità

Il termine Schizoide è composto dalle parole schizo che deriva dal greco e significa "separazione" e dal suffisso oid che significa "simile". Siever fu uno dei primi a utilizzare questa definizione (Siever, 1981) intendendo la "divisione, separazione o scissione della personalità". Il Disturbo Schizoide di Personalità fa parte del GRUPPO A dei Disturbi di Personalità del DSM-5 insieme  al Disturbo Paranoide di Personalità  e il Disturbo Schizotipico di Personalità. Sono principalmente due le caratteristiche del  Disturbo Schizoide di Personalità:

  1. mancanza di relazioni interpersonali;
  2. assenza di desiderio di instaurare dei rapporti con gli altri.

 

Le persone che soffrono di Disturbo Schizoide di Personalità considerano gli altri come intrusivi e poco gratificanti e le relazioni come instabili e indesiderate. Di conseguenza queste persone sono descritte come distaccate, appartate e isolate. Gli schizoidi hanno un'affettività ristretta non mostrando emozioni né positive, né negative: l'ipotesi è che non siano in grado di riconoscere le emozioni che provano loro e, di conseguenza, neanche quelle che provano gli altri. Nonostante le persone con Disturbo Schizoide di Personalità organizzino la loro vita in modo da limitare quanto più possibile le interazioni con gli altri e scelgano tutte attività tendenzialmente solitarie, risultano comunque persone produttive e creative. Il loro eloquio tuttavia è poco fluente, monòtono e caratterizzato da lentezza, con un lessico povero e semplicistico.

Secondo il DSM-5  i soggetti affetti da Disturbo Schizoide di Personalità si caratterizzano per una tendenza all'isolamento sociale e una generale indifferenza verso le relazioni interpersonali. Hanno inoltre una marcata difficoltà nell'espressione delle emozioni in contesti sociali e una ridotta gamma di espressioni emotive conosciute. Gli schizoidi non appaiono comunque turbati dalla mancanza di relazioni interpersonali; sembrano piuttosto stressati dalle pressioni dei familiari che li esortano a creare dei legami stabili. La difficoltà dei familiari nel capire la patologia è dovuta al fatto che con loro il soggetto ha una relazione strutturata e normale.

Le persone affette da Disturbo Schizoide di Personalità hanno una vita sessuale scarsa o assente: appagandosi di fantasie puramente ideali, gli schizoidi possono anche posporre completamente la sessualità. L'individuo schizoide è poco attratto dal costruire relazioni affettive intense e può mostrare, quindi, insofferenza  verso l’intimità inter-personale. Appare, infatti, riluttante a parlare dei suoi aspetti intimi con gli altri.

E' bene sottolineare che Il paziente schizoide si distingue dallo schizofrenico per il fatto che il Disturbo Schizoide di Personalità non intacca le capacità logico-cognitive: il soggetto è pienamente consapevole della realtà benché non vi partecipi emotivamente.

Diagnosi Differenziale con i Disturbi dello Spettro Autistico

L'esperienza clinica dimostra come può essere molto difficile differenziare il Disturbo Schizoide di Personalità nel gruppo eterogeneo di persone considerate come solitarie, strane e la cui diagnosi includerebbe le forme più lievi di Disturbo dello Spettro Autistico o Disturbo della Comunicazione e del Linguaggio (disturbo del neurosviluppo). L'indice importante da tenere in considerazione per la diagnosi differenziale  riguarda gli aspetti emotivi:  le forme più lievi del Disturbo dello Spettro Autistico, infatti,  si caratterizzano per una mancanza ancora maggiore di consapevolezza sociale e reciprocità emotiva e per la presenza di comportamenti/interessi stereotipati.

Trattamento

Poiché la terapia è per antonomasia un evento interpersonale, i pazienti con Disturbo Schizoide di Personalità avranno molte difficoltà a instaurare una buona alleanza terapeutica, ecco perché negli interventi cognitivo comportamentali all'inizio si lavora per far capire ai pazienti i vantaggi dell'intraprendere un percorso terapeutico (lista dei vantaggi e degli svantaggi). Quando si ha a che fare con questo tipo di disturbo bisognerà quindi rispettare il bisogno di solitudine del paziente, senza costringerlo a socializzare ma allo stesso tempo evitare che si isoli troppo. Proprio per questo gli interventi con questi pazienti sono per lo più di breve durata e si limitano alla gestione del distress nei contesti di vita quotidiani. Anche la scelta degli obiettivi è un momento che può rappresentare delle difficoltà: ecco perché si preferisce concordare obiettivi semplici e a breve termine che riguardino, per esempio, gli aspetti di ansia e di evitamento tipici dei contesti interpersonali come per esempio:

  • chiedere scusa;
  • fare un complimento;
  • migliorare la pragmatica della comunicazione;
  • diminuire gli aspetti ansiosi (rimuginio).

Successivamente potranno anche essere concordate delle sedute con tecniche comportamentali in vivo per esercitarsi sulle abilità sociali e comunicative. A volte può essere presa in considerazione anche una terapia di gruppo con il principale scopo di creare un'occasione di contatto sociale per il paziente. Gli interventi farmacologici, invece, non  sembrano essere utili per lo specifico disturbo di personalità; se usati hanno il solo scopo di attenuare l'ansia eccessiva.