I Disturbi di Personalità in età evolutiva

Il concetto di Disturbo di Personalità racchiude in sé un gruppo estremamente vasto di patologie che hanno in comune, secondo quanto riportato nel DSM-5 (2014):

un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è stabile nel tempo, è pervasivo e determina un disagio clinicamente significativo a livello di due o più delle seguenti aree di funzionamento: cognitività, affettività, funzionamento interpersonale e controllo degli impulsi”.

È, dunque, possibile prevedere come un quadro clinico di questo tipo abbia un potente effetto su tutte le aree di vita dell’individuo, destabilizzando la  capacità di:

  • percepire e interpretare se stesso, gli altri e ciò che accade intorno;
  • modulare la propria reazione emotiva;
  • relazionarsi con il prossimo;
  • autoregolare il proprio comportamento.

I disturbi di personalità in età evolutiva hanno rappresentato fin dall’inizio un grande motivo di controversia tra gli studiosi, alcuni dei quali ne negano l’esistenza. Nello specifico è emersa la difficoltà di individuare criteri specifici che descrivano la fase di sviluppo in questione, diversificandoli da quelli utilizzati nella diagnosi dell’età adulta. Inoltre, i professionisti si mostrano riluttanti a conferire un’etichetta che rimandi a un disturbo piscologico così pervasivo e stabile nel tempo, temendo la possibilità che questo possa avere un impatto negativo sul bambino/adolescente e, in particolare, sul processo di acquisizione del proprio concetto di sé.

Tuttavia, non identificare la presenza di un disturbo di personalità in età evolutiva, ignorando l’eventualità che esso possa scalfirla, preclude al bambino la possibilità di far fronte alla necessità di ricevere un trattamento adeguato ai fini di prevenire/ristabilire un funzionamento adeguato negli ambiti di vita in cui è coinvolto.

Quali sono i disturbi di personalità?

Considerando l’estrema eterogeneità dei disturbi di personalità si palesa la necessità di identificarli con precisione. Nel DSM-5 essi vengono classificati in base a tre gruppi:

Gruppo A:

  • Disturbo paranoide di personalità
  • Disturbo schizoide di personalità
  • Disturbo schizotipico di personalità

Gruppo B:

  • Disturbo antisociale di personalità
  • Disturbo borderline di personalità
  • Disturbo istrionico di personalità
  • Disturbo narcisistico di personalità

Gruppo C:

  • Disturbo evitante di personalità
  • Disturbo dipendente di personalità
  • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Disturbo di personalità a casa, a scuola e con i pari: come si manifesta?

Studiosi che ritengono possibile e auspicabile formulare quadri clinici di questo tipo in età evolutiva, individuano la presenza di tratti comportamentali a essi corrispondenti anche precocemente (prima dei 18 anni). In linea generale è possibile specificare che tra gli indicatori più significativi dello sviluppo di un disturbo di personalità in età evolutiva troviamo un funzionamento che:

  • presenta difficoltà ad adattarsi all’ambiente,
  • risulta poco flessibile
  • è persistente nel tempo.

Esso si manifesta per lo più durante periodi di vita stressanti, di cambiamento e frustrazione del bambino/adolescente.

Vediamo nel dettaglio alcuni degli aspetti, specificati a seconda del gruppo diagnostico, che potrebbero indicare la presenza di tratti riconducibili ad un disturbo di personalità in età evolutiva:

Disturbo borderline di personalità

Il bambino/adolescente cerca spesso l’occasione di instaurare litigi e discussioni, allo stesso tempo dichiara di soffrire molto la solitudine. È impulsivo; di rado, cioè, considera le conseguenze delle proprie azioni, le quali possono comprendere:

  • Atti di bullismo e crudeltà nei confronti di altre persone, verso le quali sferra attacchi di tipo fisico e verbale
  • Comportamenti cronici di autolesionismo (come la tendenza a tagliarsi o a bruciarsi)
  • Pensieri di tipo suicidario
  • Tendenza a distruggere le cose proprie e/o altrui
  • Mostra eccessiva ipersensibilità e suscettibilità al rifiuto, soprattutto quando percepisce di non essere “amato o benvoluto” dagli altri
  • Umore estremamente variabile
  • Reazioni non proporzionate all’evento vissuto (positivo o negativo) che si denotano per lo più con eccessivi scatti d’ira, ecc.

Disturbo narcisistico di personalità

Gli aspetti più evidenti in questo caso corrispondono alla tendenza del bambino/adolescente a vantarsi e lodarsi in modo spropositato. Presenta un atteggiamento teatrale, sceneggiante attraverso il quale esprime la propria sensazione di essere perfetto, anche quando, come spesso accade, trasgredisce alle regole che gli vengono imposte a casa e a scuola.

Disturbo antisociale di personalità

La prima cosa che salta all’occhio, in questo caso, è la manifestazione da parte del bambino di una significativa crudeltà nei confronti degli animali e degli altri. Compie atti di vandalismo anche a danno della propria famiglia, in seguito ai quali non sembra sentirsi in colpa. Agisce impulsivamente e si ritrova  in situazioni quali ad esempio azzuffate. Spesso, inoltre, mente, scappa da casa, appicca fuochi, ruba, minaccia e marina la scuola.

Disturbo Istrionico di personalità

Rientra in questa categoria il bambino che richiede molta attenzione da parte di coloro che si prendono cura di lui. Le relazioni che intrattiene, infatti, sono denotate dalla presenza di comportamenti inappropriati, sessualmente seduttivi o provocatori.

Disturbo paranoide di personalità

L’estrema suscettibilità agli stimoli del bambino/ragazzo che presenta tale problematica è ciò che più lo caratterizza. Nello specifico, egli si presenta come molto geloso, chiuso, sospettoso e con convinzioni riguardanti il fatto che qualcuno possa perseguitarlo o danneggiarlo volontariamente.

Disturbo schizoide di personalità

Generalmente il bambino/adolescente predilige stare solo piuttosto che con altre persone della sua età, con le quali, al contrario, non va d’accordo. È descritto come strano, bizzarro, con idee insolite. Raramente si lascia coinvolgere in situazioni sociali o è interessato a esse.

Disturbo evitante di personalità

In questo quadro diagnostico emerge una timidezza quasi patologica che determina un’ipersensibilità nei confronti di tutto ciò che potrebbe creare imbarazzo. Il bambino ha paura di poter fare o pensare qualcosa di male, presenta una scarsa autostima soprattutto nei riguardi delle proprie prestazioni o della propria accettabilità sociale. Tendono a evitare la scuola e altre attività in quanto ritenute possibili fonti di disapprovazione e rifiuto. Spicca su tutto, dunque, una dimensione cronica di inadeguatezza e un profilo emotivo inibito e malinconico.

Disturbo dipendente di personalità

Il bambino/ragazzo che rientra in questa categoria manifesta una forte immaturità comportamentale ed emotiva, soprattutto se confrontato con l’età cronologica. Si sottomette, si aggrappa agli adulti cercando sostegno e continue rassicurazioni. Appare piagnucoloso, testardo, irritabile.

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Sono riscontrabili in questo caso pensieri e fantasie che vengono celate attraverso condotte eccessive di autocontrollo e inibizione dell’aggressività. Il bambino/ragazzo percepisce questi eventi interni come inaccettabili, incontrollabili a tal punto da reprimerne l’ansia a essi associata attraverso la necessità di manipolare gli altri e di prevederne le mosse. Si struttura una modalità relazionale caratterizzata da:

  • tendenza a utilizzare il “pensiero magico” nel tentativo di controllare gli altri;
  • ipersensibilità alle critiche;
  • scatti d’ira e/o attacchi d’ansia quando il suo scopo di mantenere il controllo sugli altri viene frustrato.

In cosa consiste il processo di assessment ?

È auspicabile, come prima cosa, effettuare una valutazione accurata del disturbo di personalità nel bambino e nell’adolescente. Questo richiede la necessità di una raccolta di informazione approfondita che aiuti il professionista a compiere un lavoro molto delicato: individuare e distinguere sintomi persistenti (tipici del disturbo di personalità) da quelli circoscritti a una particolare fase di sviluppo.

È inoltre necessario accertarsi che i tratti disadattivi individuati corrispondano a un reale malfunzionamento a carico della personalità. La diagnosi differenziale deve pertanto essere puntuale ed escludere qualsiasi altro tipo di quadro clinico possibile. Secondo l’approccio Cognitivo Comportamentale il processo di valutazione dei disturbi di personalità deve consistere in:

  • raccolta della storia dello sviluppo del bambino/ragazzo, mediante la quale è possibile o meno riscontrare indici di alto rischio per lo sviluppo di un disturbo di personalità (eventi traumatici ad esempio). A tale scopo è possibile prevedere la somministrazione di questionari validati per ricavare informazioni da coloro che circondano quotidianamente il ragazzo (genitori, insegnanti, ecc.);
  • assessment cognitivo, identificare i modi di pensare tipici dell’adolescente;
  • assessment emotivo, individuare, cioè, tutte quelle reazioni emotive che generalmente sperimenta l’adolescente;
  • assessment comportamentale, valutare i comportamenti problema dell’adolescente. Questo passaggio richiede la necessità di stabilire con precisione come, quando, dove e come si mantiene il comportamento problematico attraverso un’osservazione sistematica e l’analisi delle variabili che intervengono.

Nello specifico dei disturbi di personalità, è bene anche indagare circa la natura di questi processi:

  • esame di realtà, che coinvolge tutta una serie di aspetti quali la presenza di allucinazioni o deliri, la capacità di differenziare il sé dal non-sé, la capacità di empatizzare, ecc;
  • disturbi del pensiero;
  • percezione della propria identità, ecc.

In cosa consiste il trattamento?

Il trattamento del disturbo di personalità in età evolutiva deve differenziarsi a seconda della natura del disturbo stesso. Deve, inoltre, considerare la sua posizione all’interno del continuum vulnerabilità-disturbo di personalità che tenga conto delle caratteristiche personali del soggetto e del fatto che esso si trova all’interno di uno stadio di sviluppo, l’età evolutiva, connotato da un’estrema plasticità e da continui cambiamenti.

Il trattamento Cognitivo Comportamentale si pone l’obiettivo di stimolare nel bambino/ragazzo lo sviluppo di una nuova esperienza cognitiva, emotiva e comportamentale che lo conduca progressivamente ad adottare pattern relazionali e comportamentali più flessibili e adattivi.

Questo richiede un lavoro complesso in quanto si propone di modificare un’organizzazione globale, quella della personalità, che inficia molte delle aree della vita quotidiana del soggetto.

In via del tutto generale e sintetica indichiamo solo alcuni tra gli obiettivi che il trattamento Cognitivo Comportamentale si propone di raggiungere nell’ambito dei disturbi di personalità in età evolutiva:

  • operare una ristrutturazione cognitiva dei pensieri tipicamente rigidi, inflessibili e pervasivi del ragazzo;
  • incrementare il controllo degli impulsi;
  • sviluppare abilità sociali che permettano al ragazzo di intraprendere e mantenere relazioni significative;
  • incrementare l’autostima;
  • favorire l’autocontrollo e l’adeguamento alle norme sociali;
  • limitare intensità e frequenza delle riposte ansiose, ecc.
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