I Disturbi di Dipendenza legati al Trauma

I Disturbi di Dipendenza legati al Trauma

“Siamo tutti dipendenti da qualcosa che tiene lontano il dolore”.

Dipendenza da Uso di Sostanze

Come riportato dalla World Health Organization (WHO), un adulto su quattro afferma di aver subito un abuso fisico da bambino. Le conseguenze del maltrattamento infantile includono compromissioni a lungo termine della salute fisica e mentale e un’alta probabilità di sviluppare comportamenti disfunzionali tra cui l’assunzione di sostanze d’abuso e comportamenti sessuali a rischio (WHO, 2014).

E’ ormai dimostrato come l’esposizione a eventi traumatici sia associata a un incremento del rischio di sviluppare comportamenti compulsivi patologici di abuso di sostanze (Walsh, Fortier, Dilillo, 2010; Simpson, Miller, 2002; Tonmyr et al., 2010; Banducci et al., 2014; Lisak, 1994; Kilpatrick & Acierno, 2003; Switzer et al., 1999; Rogosch et al., 2010) e altre forme di dipendenza patologica (Dion et al., 2010, 2015; Blaszczynski & Nower, 2002; Kuzma & Black, 2008; Black et al., 1997; Kafka & Prentky, 1992; Turner, 2008).

Studi sull’abuso sessuale infantile hanno descritto che:

  • l’80% delle vittime di stupro ha poi sviluppato in età adulta una storia di dipendenza da sostanze (Lisak, 1994);
  • la probabilità è 13,4 volte maggiore per le vittime di stupro di sviluppare problemi legati all’alcool (Kilpatrick & Acierno, 2003);
  • la probabilità è 26 volte maggiore per le vittime di stupro di  sviluppare problemi legati all’abuso di droghe rispetto alla popolazione normale (Kilpatrick & Acierno, 2003);
  • circa il 90% delle donne con dipendenza da alcool è stato abusato sessualmente o abbia subito gravi violenze da bambina (Switzer, 1999).

Studi recenti hanno poi mostrato come anche la dipendenza da cannabis sia maggiore nelle vittime di abuso (Rogosch et al., 2010). Questi dati indicano chiaramente come l’essere esposti a eventi traumatici risulti essere un fattore che facilita lo sviluppo di una successiva dipendenza da sostanze.

Dipendenza da Gioco d’Azzardo

Oltre all’assunzione di droga, è possibile che le vittime di abuso e trauma sviluppino delle dipendenze comportamentali non correlate all’uso di sostanze. Traumi infantili possono ad esempio facilitare lo sviluppo di una dipendenza da gioco d’azzardo. Sono stati riportati, in diversi campioni di giocatori d’azzardo patologici, tassi di abuso sessuale infantile cha vanno dal 22% al 56% per le femmine e tra il 6% e il 45% per i maschi (Dion et al., 2015).

Secondo alcuni autori, la vittima di abuso rientra nel gruppo dei “giocatori emozionalmente vulnerabili”, i quali, in aggiunta a fattori innati predisponenti, giocano d’azzardo motivati dal desiderio di modulare i propri stati affettivi e/o soddisfare specifici bisogni psicologici (Blaszczynski & Nower, 2002). Il gioco d’azzardo compulsivo può essere dunque inquadrato come una strategia disfunzionale per fuggire, prendere le distanze o ridurre lo stress derivante dal trauma infantile subito (Dion et al., 2010).

Dipendenza Sessuale: comportamenti sessuali compulsivi

L’abuso sessuale infantile sembra essere correlato anche allo sviluppo di comportamenti sessuali compulsivi patologici. Alcuni autori hanno riportato come l’80% delle persone con un comportamento sessuale compulsivo abbia affermato di aver subito un abuso sessuale infantile (Kuzma & Black, 2008), mentre altri studi hanno indicato tassi di co-occorrenza più bassi, del 31% (Black et al., 1997) e del 28% (Kafka & Prentky, 1992). La dipendenza sessuale (Hypersexual Disorder) è un fenomeno che inizialmente si pensava riguardasse esclusivamente il genere maschile. Studi recenti hanno, invece, dimostrato la presenza del fenomeno in entrambi i sessi e come, anche nel caso del genere femminile, esista un legame con una storia di cure infantili inadeguate, di trascuratezza, di violenza e abuso (Turner, 2008). Perera (2009), in uno studio su 539 giovani adulti, ha concluso come il comportamento sessuale compulsivo fosse un fenomeno presente sia nei maschi che nelle femmine vittime di abuso sessuale riportando, allo stesso tempo, un’incidenza significativamente più elevata nella popolazione maschile. Diversi studi sembrano indicare come, sebbene l’abuso sesuale infantile favorisca lo sviluppo di comportamenti sessuali compulsivi nei maschi e nelle femmine, in queste ultime sia più probabile la presenza di disfunzioni sessuali e ipoattività sessuale (Aaron, 2012). Il genere maschile sembra, dunque, essere più suscettibile allo sviluppo di comportamenti sessuali compulsivi (Vaillancourt-Morel, 2015).

Nonostante questo, il comportamento sessuale compulsivo è un fenomeno trasversale che persone vulnerabili possono apprendere per gestire emozioni intense e negative. Purtroppo l’acting-out sessuale porta, a sua volta, a vissuti negativi spingendo la persona a ricorrere nuovamente all’eccitazione sessuale, avviando così un ciclo di dipendenza che si autoalimenta (Carnes, 2001).

Trauma e Addiction: modelli esplicativi

Sono state proposte differenti teorie per spiegare la correlazione tra traumi infantili e addiction:

MODELLO DEL SELF MEDICATION (Khantzian, 1997): i comportamenti di dipendenza possono rappresentare delle strategie disfunzionali di coping, ossia un insieme di diverse cognizioni o comportamenti utilizzati per gestire la richiesta interna ed esterna derivante da situazioni stressanti o minacciose (Lazarus & Folkman, 1984). Questi comportamenti, sebbene a lungo andare disfunzionali, possono dunque essere messi in atto per fronteggiare i vissuti emotivi negativi derivanti dal trauma.

MODELLO DEL RINFORZO NEGATIVO (Baker 2004), i comportamenti compulsivi messi in atto dalle vittime di trauma possono, invece, essere ricondotti a un meccanismo motivazionale che non riflette un controllo cognitivo. Secondo l’autore, l’organismo dei dipendenti apprenderebbe a individuare, prima che la persona ne sia consapevole, la presenza di sentimenti negativi e questo rappresenterebbe il processo motivazionale alla base della riproposizione del comportamento problematico.

MODELLO DELLA DISREGOLAZIONE EMOTIVA (Weiss et al., 2013): un costrutto multifattoriale caratterizzato da mancanza di consapevolezza, mancanza di comprensione e difficoltà nell’accettazione delle emozioni, deficit nel controllo del comportamento quando si esperisce un’emozione negativa e incapacità di accedere a strategie efficaci di regolazione emotiva (Gratz & Roemer, 2004). Secondo l’autore, la disregolazione emotiva presente nelle vittime di trauma infantile può portare a comportamenti impulsivi, che possono manifestarsi in risposta allo stress emozionale e risultare nell’uso di droghe o in altri meccanismi di coping disadattivi.

MODELLO NEUROFISIOLOGICO (Enman et al., 2013): pone l’accento sui tratti psicopatologici e sui meccanismi neurofisiologici comuni al Disturbo Post Traumatico da Stress e al Disturbo da Uso di Sostanze (SUD). L’autore afferma come gli elevati tassi di comorbidità tra PTSD e SUD possano essere spiegati dalla presenza, in entrambi i disturbi, di elevati livelli d’impulsività, di disfunzioni nei circuiti cerebrali della gratificazione e di alti livelli di arousal. Viene inoltre sottolineata l’implicazione di sistemi neurotrasmettitoriali comuni, quali i sistemi delle monoamine, e il ruolo del fattore di rilascio della corticotropina (CRF) e del neuropeptide Y (NPY).

Trattamenti

Trattamento per il Disturbo da Uso di Sostanze

Allo stato attuale, il trattamento d’elezione del Disturbo da Uso di Sostanze è un approccio combinato di farmacoterapia e psicoterapia individuale o di gruppo e la frequentazione di gruppi di auto mutuo aiuto (American Psychiatric Association,2015).

Esistono diversi trattamenti efficaci evidence-based per il Disturbo da Uso da Sostanze (American Psychological Association, Div12, 2013).

Anche gli interventi Mindfulness-based (MBI) sono risultati efficaci nel produrre miglioramenti agendo sulla regolazione cognitiva di numerosi processi chiave (Garland et al., 2014) che includono:

  • la valutazione cognitiva;
  • la modulazione delle emozioni negative;
  • la consapevolezza metacognitiva;
  • i bias attentivi, favorendo così l’estinzione di risposte cognitive condizionate, riducendo la reattività a stimoli associati al comportamento problematico (cue) e incrementando il controllo cognitivo sul craving;
  • la riduzione della reattività psicologica allo stress ed effetti sui processi motivazionali.

Recentemente sono stati sviluppati protocolli di intervento che mirano ad affrontare la sintomatologia derivante da traumi complessi e la dipendenza da sostanze in maniera integrata.

In un recente lavoro sono stati passati in rassegna i trattamenti integrati disponibili (Najavits & Hien, 2013); gli interventi terapeutici che sono risultati significativamente efficaci sia per quanto riguarda il trauma che la dipendenza da sostanze sono risultati essere:

SEEKING SAFETY (Najavits et al., 1998), un modello psicoeducazionale  in 25 sedute basato sull’utilizzo di tecniche cognitivo comportamentali. Il Seeking Safety non prevede l’elaborazione del ricordo traumatico e ha come obiettivo l’acquisizione di competenze per la gestione dei ricordi traumatici e della dipendenza.

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE INTEGRATA (ICBT) per PTSD e SUD.


Trattemento per il Disturbo da Gioco d ‘Azzardo

Per il Disturbo da Gioco d’Azzardo, nonostante siano stati condotti diversi studi sull’efficacia dell’approccio farmacologico, non sono ancora disponibili trattamenti farmacologici ad hoc (Marazziti et al., 2015). Dalla letteratura emerge l’importanza dei gruppi di auto mutuo aiuto e l’efficacia di trattamenti psicoterapeutici di matrice cognitivo comportamentale e motivazionale (Rash & Petry, 2014).


Trattamento per le Dipendeze Sessuali

Per il trattamento delle dipendenze sessuali esistono a oggi diverse modalità di trattamento, anche se sono necessari ulteriori studi controllati sull’efficacia (Weiss & Schneider, 2015; Rosenberg et al., 2014; Twohig & Crosby, 2010).


Riferimenti

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Baker, T.B., Piper, M.E., McCarthy, D.E., Majeskie, M.R., Fiore, M.C. (2004). Addiction motivation reformulated: an affective processing model of negative reinforcement. Psychol. Rev. 111, 33–51.

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Sitografia

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