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Il Disturbo Antisociale di Personalità

Il Disturbo Antisociale di Personalità (DAP) è un Disturbo di Personalità caratterizzato principalmente da inosservanza e violazione dei diritti degli altri che si manifestano in un soggetto maggiorenne, almeno dall’età di 15 anni. L’infanzia è di solito caratterizzata da piccoli furti, menzogne e scontri con chi rappresenta l’autorità. L’adolescenza è segnata generalmente da episodi di abuso di sostanze (marjuana, cocaina, eroina), gesti violenti nei confronti di persone, animali. Una volta adulti questi soggetti sono incapaci di assumersi responsabilità, conservare un’occupazione e mantenere una relazione affettiva in maniera stabile. Il modo di rapportarsi agli altri è drasticamente connotato dalla superficialità e dalla mancanza di rispetto per i sentimenti e le preoccupazioni di chi li circonda.

Gli antisociali non conoscono sentimenti come la gratitudine e il rimorso, mentre frequentemente provano rabbia, noia, disprezzo e indifferenza. Sono tendenzialmente prepotenti, aggressivi, impulsivi, incapaci di amare e portati a sfruttare chiunque possa soddisfare i loro bisogni. Tendono a mostrare un comportamento irritabile e aggressivo verso gli altri e ad essere cinici e sprezzanti nei confronti dei sentimenti e delle sofferenze altrui. Questi individui mostrano anche comportamenti di non salvaguardia della propria salute personale (comportamenti sessuali non protetti, uso di sostanze stupefacenti, comportamenti di guida spericolati). Le decisioni vengono prese sotto l’impulso del momento, senza considerazione delle conseguenze per sé e per gli altri.

Come si manifesta il Disturbo Antisociale di Personalità?

Gli elementi caratteristici del DAP possono essere così riassunti:

  • senso grandioso di autostima;
  • incapacità di accettare le norme sociali come regole del comportamento sociale;
  • irresponsabilità nei rapporti interpersonali;
  • incapacità di provare emozioni come il senso di colpa e la vergogna;
  • assenza di gratitudine e di rimorso;
  • frequente sperimentazione della rabbia, della noia e del disprezzo;
  • bisogno di stimolazione e tendenza alla noia;
  • incapacità di apprendere dall’esperienza;
  • mancanza di coscienza morale e di umana simpatia;
  • egoismo, incapacità di lealtà, insensibilità verso gli altri;
  • tendenza ad essere indifferenti, cinici e sprezzanti nei confronti dei sentimenti altrui;
  • impulsività;
  • temperamento disinibito;
  • assenza di timore delle punizioni;
  • incapacità di imparare dall’esperienza e dalle punizioni;
  • tendenza a biasimare gli altri o ad offrire plausibili razionalizzazioni per il loro comportamento;
  • incapacità di provare empatia, cioè di comprendere i sentimenti degli altri, in particolare di come gli altri si sentono per le conseguenze delle loro azioni;
  • incapacità di identificarsi con la vittima;
  • incapacità di provare sentimenti di colpa per gli effetti che le proprie azioni lesive producono sulle altre persone;
  • sfruttamento degli altri per il proprio tornaconto personale;
  • stile relazionale sado-masochistico fondato sul potere piuttosto che sul legame affettivo;
  • bassa tolleranza alla frustrazione;
  • basso evitamento del pericolo; ed infine, bassa dipendenza dalla ricompensa.

Quante e quali persone ne soffrono?

La prevalenza del DAP è pari al 3% nei maschi e all'1% nelle femmine nella popolazione generale, e aumenta al 3-30% in ambiente clinico. Percentuali di prevalenza anche superiori si riscontrano in ambienti di trattamento per l’abuso di sostanze e in ambito carcerario o forense. Il DAP è molto più frequente negli strati socioeconomici più svantaggiati della popolazione. Ciò è dovuto a due fattori: da una parte i pazienti con DAP incontrano difficoltà in ambito lavorativo; dall’altra, spesso crescono in un ambiente la cui subcultura è già connotata in senso antisociale.

Quali sono le cause?

Lo sviluppo di una struttura di personalità antisociale sembra essere il frutto dell’interazione tra componente psicobiologica ereditaria, fattori organici e fattori ambientali. La componente psicobiologica è rappresentata dai seguenti elementi: elevata ‘Ricerca della Novità’, basso ‘Evitamento del Pericolo’ e bassa ‘Dipendenza dalla Ricompensa’. I soggetti con DNP vanno alla ricerca di situazioni e sensazioni nuove; sono avventurosi, facilmente annoiati dalla routine, impulsivi, irriflessivi e non amano assoggettarsi a regole. Il basso evitamento del pericolo li rende poco ansiosi, anche in condizioni che rendono ansiose la maggior parte delle persone, spingendoli ad assumersi rischi irragionevoli. La scarsa dipendenza dalla ricompensa li rende poco empatici e in genere poco sensibili ai sentimenti o ai diritti degli altri.

Tra i fattori organici che sembrano essere alla base di una personalità antisociale ci sono:

  • squilibri ormonali e neurochimici;
  • iperattività del sistema nervoso autonomo;
  • alterazioni neuropsicologiche misurate attraverso la presenza di anomalie dell’EEG (onde lente, in particolare theta, localizzate talvolta al lobo temporale o scariche di punte positive).

Per quanto concerne i fattori ambientali si è visto che il disturbo ha alla base:

  • una separazione familiare nel 25% dei casi;
  • alcolismo in almeno uno dei membri della famiglia nel 31% dei casi;
  • precedenti medico-legali nella famiglia nell’11% dei casi;
  • precedenti psichiatrici nel padre nel 24% dei casi;
  • precedenti psichiatrici nella madre nel 15% dei casi;
  • precedenti psichiatrici nei fratelli nel 7% dei casi.

Le acquisizioni scientifiche permettono, inoltre, di affermare che chi è affetto da DAP abbia difficoltà ad entrare in contatto profondo con le emozioni e le sensazioni degli altri. Tale difficoltà potrebbe essere causata da un danneggiamento a carico dei neuroni specchio, un set di cellule cerebrali che consentono agli esseri umani di sintonizzarsi con i sentimenti altrui.

In cosa consiste il trattamento psicoterapeutico?

I pazienti con DAP raramente richiedono la terapia volontariamente perché non sono consapevoli di avere un disturbo. Di solito, l’inizio di un percorso psicoterapico è successivo alla diagnosi di "psicopatia" fatta in tribunale a seguito di procedimenti penali in cui sono stati imputati. Il ricovero in ambienti come, ad esempio, gli ospedali psichiatrici, è il prerequisito essenziale per la pianificazione di trattamenti farmacologici e psicoterapici, i cui eventuali risultati possono comunque svanire con il tempo o una volta che il soggetto cambia ambiente.

La Terapia Cognitivo Comportamentale si basa sul presupposto che il cambiamento degli stati emotivi e dei comportamenti possa avvenire attraverso la ristrutturazione delle distorsioni cognitive specifiche del DAP. Alcuni degli errori di ragionamento più frequenti nei soggetti che soffrono di tale disturbo sono, ad esempio, le giustificazioni "Volere qualcosa o voler evitare qualcosa giustifica le mie azioni”; l’infallibilità personale "Faccio sempre la scelta giusta”; i sentimenti fanno i fatti "So che ho ragione perché mi sento apposto rispetto a quello che ho fatto’; l’impotenza degli altri " I punti di vista degli altri sono irrilevanti per le mie decisioni”.

Nelle fasi avanzate del trattamento gli sforzi sono diretti a individuare quelle situazioni di vita che tendono a scatenare nel paziente cattive condotte ed errori di ragionamento e per promuovere lo sviluppo di strategie di fronteggiamento funzionali innanzi alle inevitabili ed imprevedibili pressioni della vita.

Il trattamento farmacologico

Le terapie farmacologiche di solito prescritte per il trattamento dei sintomi secondari alla struttura personologica (ad esempio, ansia, panico, vergogna, umore basso) non sono di grande efficacia in presenza di un DAP, dato che in questi soggetti tali sintomi risultano rari, oppure pressochè momentanei o addirittura assenti.

Importante sembra essere l’assunzione degli SSRI e degli stabilizzatori dell’umore (carbonato di litio) per la riduzione della frequenza e dell’intensità sia dei comportamenti impulsivi che delle esplosioni di aggressività.

Altri farmaci che mostrano efficacia sono le sostanze volte alla soppressione degli ormoni sessuali, che sono legati alla manifestazione dell’aggressività.

Nonostante il DAP abbia un decorso cronico, alcuni comportamenti antisociali come gli acting-out (passaggio impulsivo all’azione senza riflessione) e gli atteggiamenti aggressivi tendono a diminuire man mano che l’individuo diventa più adulto (in particolare dai 40 anni di età), proprio per il decremento degli ormoni e della forza fisica. Di solito questi pazienti si oppongono al trattamento farmacologico a causa della perdita della propria potenza sessuale e della riduzione dell’impulsività che vengono interpretate come incremento della propria vulnerabilità personale.