Contatti Istituto A.T.Beck Roma

Il Disturbo Paranoide di Personalità

Il termine “paranoia”, dal greco paránoia, composto da “parà-nous”, significa letteralmente “prossimo alla mente” nel senso di “fuori dalla mente” e indica, nella sua forma più generale, un sistema di idee o convinzioni che si discostano dalla realtà così come viene comunemente percepita e, con questo senso, veniva usato fino all’ottocento per tutti i disturbi caratterizzati da deliri (Agnello et al.,2013). Il Disturbo Paranoide di Personalità è stato inserito, nel DSM-5, all'interno del GRUPPO A di cui fanno parte anche il Disturbo Schizoide di Personalità e il Disturbo Schizotipico di Personalità.

E' bene ricordare che tale disturbo non si manifesta solo in presenza di schizofrenia, disturbo bipolare o disturbo depressivo con caratteristiche psicotiche.

La persona che soffre di Disturbo Paranoide di Personalità è caratterizzata da sentimenti di sfiducia e sospettosità, tanto che le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole. In particolare la persona paranoide è caratterizzata da:

  • sospettosità nei confronti degli altri: pensa di essere sfruttata, danneggiata o ingannata;
  • dubbio rispetto alla realtà di amici e colleghi di lavoro;
  • tendenza a dare significati umilianti o minacciosi in osservazioni oggettivamente benevole;
  • tendenza a percepire attacchi al proprio ruolo o reputazione reagendo con rabbia;
  • sospettosità nei confronti del coniuge o partner sessuale (infedeltà).

Gli individui con Disturbo Paranoide di Personalità sono, quindi, molto riluttanti a confidarsi o a entrare in intimità con gli altri perché temono che le informazioni possano essere usare contro di loro. Possono anche rifiutarsi di rispondere a domande personali e interpretano tutto come una minaccia: per esempio un errore di un commesso di un negozio può essere letto come un deliberato tentativo di imbroglio o un'osservazione scherzosa di un collega come un gravissimo affronto personale. I complimenti non vengono mai presi come genuini ma mal interpretati: l'elogio a una cosa ben fatta viene visto come un tentativo subdolo di pretesa di prestazioni migliori e maggiori. Questi sentimenti di ostilità permangono anche per molto tempo dopo l'evento che li ha innescati.

Le tre caratteristiche fondamentali con cui la persona con Disturbo Paranoide di Personalità manifesta la sua ostilità e sospettosità sono:

  1. aperta polemica;
  2. lamentele ricorrenti;
  3. riserbo.

La loro mancanza di fiducia negli altri li porta a una eccessiva ricerca di un forte senso di autonomia e di autoefficacia: sono rigidi, critici e incapaci di lavorare insieme ad altre persone tanto da essere spesso coinvolti in litigi fino ad arrivare a vere e proprie dispute legali. Possono presentare, a volte, irrealistiche fantasie di grandiosità impegnandosi, per esempio, in questioni di potere e creando degli stereotipi negativi sugli altri, specialmente se non fanno parte del loro gruppo di elite. Le persone con Disturbo Paranoide di Personalità hanno un maggior rischio di insorgenza del disturbo di agorafobia e del disturbo ossessivo-compulsivo ed è alta la prevalenza di abuso di alcool o di altre sostanze tossiche.

L'epidemiologia del Disturbo Paranoide di Personalità è, però, ancora incerta, a causa dell'eterogeneità delle metodiche e dei criteri utilizzati. L’incidenza del disturbo sembra collocarsi tra il 2.3% e il 4.4% della popolazione generale e a essere più colpiti sembrano i soggetti di sesso maschile. E’ possibile l'insorgere del disturbo durante l'adolescenza ma il periodo più frequente di manifestazione dei sintomi è tra i 40 e i 50 anni.

Secondo Millon (1981), poi, il Disturbo Paranoide di Personalità, spesso co-varia con altri disturbi di personalità tanto da formare cinque sottotipi:

  1. PARANOIDE-NARCISISTICO: la persona è forte della propria importanza e ha un deficit nelle abilità sociali. Spesso si rinchiude in fantasie di onnipotenza piuttosto che riconoscere i proprio difetti;
  2. PARANOIDE-ANTISOCIALE: l'ipotesi è che queste caratteristiche siano presenti in persone che hanno ricevuto molestie dai genitori o che hanno vissuto delle situazioni di antagonismo familiare. Il mondo viene considerato duro ed è per questo che il comportamento è caratterizzato da ostilità e ribellione;
  3. PARANOIDE-COMPULSIVO: sono persone che hanno aderito completamente a una rigida educazione familiare e di conseguenza sono diventate super-controllanti, perfezioniste, scontrose e autocritiche;
  4. PARANOIDE-PASSIVO-AGGRESSIVO: la persona ha ricevuto un'educazione tale da sviluppare una tendenza all'irritabilità, alla negatività e una generale incapacità nel mantenere rapporti stabili;
  5. PARANOIDE-DECOMPENSATA: la persona è incline a stati psicotici in risposta allo stress.

Cause

La ricerca scientifica attualmente non ha dato una risposta netta sull'eziologia del Disturbo Paranoide di Personalità.  Secondo il Modello Biopsicosociale la causa del disturbo sembrerebbe risiedere in più fattori in relazione tra loro: biologici, genetici, sociali (le prime interazioni nella fase di sviluppo sia con i familiari che con i pari), psicologici (il temperamento, i tratti di personalità, le abilità di coping).

Trattamento

Le ricerche in questi anni hanno dimostrato che l'intervento sul Disturbo Paranoide di Personalità per essere efficace deve lavorare essenzialmente su tre fronti:

  1. sfidare le convinzioni che la persona ha rispetto la sua inadeguatezza;
  2. limitare la portata degli eventi che la persona usa come esempi della propria inadeguatezza;
  3. contrattaccare le attribuzioni esterne del paziente riguardanti le cause della sua sofferenza.

L'intervento ha inoltre lo scopo di ridurre l'ansia riguardo alla valutazione negativa da parte degli altri andando così a migliorare anche le abilità sociali. La Terapia Cognitivo Comportamentale mira innanzitutto a sviluppare il senso di auto-efficacia prima di modificare aspetti distorti del pensiero o i comportamenti interpersonali disfunzionali: la visione paranoide del paziente non rappresenta quindi il focus principale della terapia ma piuttosto la riduzione del bisogno di vigilanza. Si svilupperà così nella persona una percezione più realistica delle intenzioni e delle azioni degli altri e una maggiore consapevolezza del punto di vista delle altre persone.