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Il Disturbo Schizotipico di Personalità

Il Disturbo Schizotipico di Personalità (DStP) è un Disturbo di Personalità che si caratterizza per una serie di aspetti peculiari che interessano il comportamento, il linguaggio, i pensieri, la percezione. I soggetti che ne soffrono si comportano, infatti, in modo strano, bizzarro presentando un aspetto e, spesso, anche un modo di vestire altrettanto insoliti. Possono dire cose inappropriate e il linguaggio che utilizzano è così vago o troppo elaborato e ricco di metafore da risultare incomprensibile. Hanno pensieri dal contenuto magico, superstizioso e dubitano frequentemente della lealtà e bontà altrui, fino a provare sentimenti di persecuzione.

Riferiscono, inoltre, esperienze percettive insolite che possono interessare le diverse modalità sensoriali.

La sensazione del soggetto schizotipico di essere diverso, unitamente agli effetti che le caratteristiche sopra menzionate hanno sulle relazioni interpersonali, contribuiscono all’isolamento sociale o comunque alla difficoltà del paziente di interagire con gli altri.

Come si manifesta il disturbo?

Le caratteristiche essenziali attraverso le quali si manifesta il DStP possono essere comprese meglio alla luce della rappresentazione Sé/Altro, ovvero del modo in cui il soggetto schizotipico percepisce se stesso e gli altri:

  • L’immagine che prevale è di un Sé "inadeguato”, "inconsistente”, ma che desidera essere "adeguato”;
  • L’Altro, invece, viene rappresentato come "umiliante”, "criticante”, "non accettante”;
  • La risposta a tale rappresentazione è duplice: eccentricità e bizzarria da un lato, ritiro sociale dall’altro.

La prima modalità di risposta si concretizza attraverso la tendenza del paziente a mostrare credenze e abitudini di comportamento piuttosto strane e a ricorrere ad un linguaggio davvero singolare. Egli può credere di possedere poteri paranormali (ad esempio, leggere il pensiero, avere un controllo magico sugli altri, prevedere il futuro), a volte attribuiti anche agli altri, ed è superstizioso; tende ad essere suscettibile alle offese, sospettoso e diffidente e può arrivare a maturare la convinzione che ci sia un complotto contro di lui.

La persona affetta da Disturbo Schizotipico di Personalità spesso riporta percezioni insolite, come sentire la presenza di una  persona o di voci, in realtà assenti. Il suo aspetto e il modo di presentarsi non passano "inosservati”, per la scelta di un look e di un abbigliamento che vanno dallo stravagante al trasandato. Può comportarsi in modo inappropriato, maldestro o socialmente inaccettabile (ad esempio, non chiedere scusa quando ce ne sia bisogno). Il linguaggio che utilizza ha significato solo per lui e spesso richiede un’interpretazione per la presenza di caratteristiche quali l’astrattezza, la confusività e la complessità con la quale vengono espressi i concetti, l’uso eccessivo di metafore.

L’insieme di tali caratteristiche indurrebbe, nelle persone con le quali il soggetto schizotipico interagisce, una difficoltà a capire il suo modo di essere e di fare e a stabilire relazioni con lui. Ciò confermerebbe la sua percezione di essere inadatto e lo porterebbe ad isolarsi, o comunque ad intrattenere rapporti solo superficiali e a provare un forte senso di disagio e ansia quando è nella condizione di doversi relazionare all’altro.

In situazioni di stress elevato, possono comparire anche sintomi depressivi.

Quante e quali persone ne soffrono?

Il DStP si manifesta in circa il 3% della popolazione generale con una prevalenza maggiore tra i consanguinei di primo grado degli individui schizofrenici. Una percentuale di soggetti schizotipici (intorno al 12%) sviluppa schizofrenia, di solito in una forma meno grave e da cui spesso guarisce.

Non è noto quale sia il sesso maggiormente colpito. Il disturbo inizia in genere in età adulta ed i sintomi possono migliorare con l’età.

Quali sono le cause?

Le cause del DStP possono essere ricondotte oltre che a fattori genetici anche alle caratteristiche dell’ambiente familiare. Di solito, i genitori della persona che soffre di DStP sono stati emotivamente distanti, poco accudenti, confusivi nella comunicazione, umilianti. Dal profilo evolutivo emergono esperienze di umiliazione anche da parte di fratelli o coetanei con conseguente difficoltà a fidarsi dell’altro nelle relazioni. Ciò avrebbe contribuito alla costruzione della rappresentazione di sé come incapace e dell’altro come trascurante, umiliante.

In cosa consiste il trattamento psicoterapeutico?

Sono stati proposti diversi tipi di interventi psicoterapeutici per il DStP, ma sono pochi gli studi volti a valutarne l’efficacia. Sembra, comunque, che un requisito fondamentale per il successo di qualsiasi terapia sia la capacità di instaurare una relazione terapeutica profonda e di fiducia, considerata la difficoltà del paziente schizotipico a stabilire rapporti con gli altri e la frequente presenza di sospettosità e paranoia.

Alla luce di questa riflessione, gli approcci psicoterapeutici più indicati risultano essere quelli di tipo cognitivo-comportamentale e di tipo supportivo.

La Terapia Cognitivo Comportamentale prevede generalmente un trattamento individuale che aiuti il paziente ad identificare e a modificare pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali.

Le categorie di pensieri automatici frequentemente presenti nel DStP sono:

1) sospettosità o pensieri paranoidei (ad esempio, "Quella persona sta guardando me?”);

2) idee di riferimento (ad esempio, "Lo so che non piacerò a quelle persone”);

3) pensiero magico (ad esempio, "So che cosa sta pensando”);

4) illusioni (ad esempio, "Sento come se quella persona avesse il diavolo dentro di sé”).

Le distorsioni cognitive tipiche sono quelle del ragionamento emotivo, per cui l’individuo crede che se prova un’emozione negativa, allora deve esserci una corrispondente situazione negativa esterna, e la personalizzazione, per cui egli crede di essere responsabile di situazioni esterne senza che ve ne sia motivo.

Un aspetto centrale del trattamento è insegnare al paziente a valutare i propri pensieri rispetto all’evidenza ambientale, ovvero all’esistenza di prove a favore o contro, e non rispetto alle sue sensazioni. Ad esempio, provare paura non vuol dire automaticamente che esista il pericolo. Questo riduce la tendenza a distorcere la realtà, o comunque a trarre conclusioni scorrette riguardo a situazioni interpersonali.

Inoltre, poiché è molto probabile che tali pensieri continuino a caratterizzare la vita del soggetto, è importante insegnargli a trattare i pensieri come sintomi e che non bisogna rispondere ad essi con comportamenti ed emozioni.

Un altro obiettivo della terapia è accrescere la capacità del paziente di sviluppare e mantenere una rete sociale, con conseguente aumento dell’adeguatezza sociale. Particolarmente utili a tale scopo sono il training delle abilità sociali ed il modellamento del comportamento appropriato e del modo di parlare.

Il trattamento farmacologico

Il trattamento farmacologico, abbinato a quello psicoterapeutico, consente la gestione della maggior parte dei sintomi del DStP.

Nello specifico:

  • gli antipsicotici risultano efficaci per i sintomi psicotici (ad esempio, eccentricità e bizzarria del comportamento, esperienze percettive insolite, idee di persecuzione), senza provocare, almeno a bassi dosaggi, gravi effetti collaterali;
  • gli ansiolitici, a dosaggi moderati, sono raccomandabili in presenza di sintomi ansiosi;
  • gli antidepressivi riducono i sintomi depressivi, l’ideazione paranoidea, la sensibilità interpersonale e migliorano alcune caratteristiche peculiari secondarie come le ossessioni e le compulsioni.