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L’omosessualità è un disturbo mentale?

La risposta è no. Tutte le principali organizzazioni di igiene mentale sono d’accordo nell’affermare che l’omosessualità non è una malattia. Nel 1973 l’American Psychiatric Association (APA) ha rimosso l’omosessualità dalla lista di patologie mentali incluse nel Manuale Diagnostico delle Malattie Mentali (DSM), e ha introdotto la definizione dell’omosessualità come “variante non patologica del comportamento sessuale”, riconoscendo la stessa suscettibilità alle patologie sia in persone omosessuali che eterosessuali. Nel 1993 anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha accettato e condiviso la definizione non patologica dell’omosessualità.

Cos’è l’orientamento sessuale?

Nelle parole dell’American Psychological Association, “l’orientamento sessuale si riferisce a un modello stabile di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale verso gli uomini, le donne, o entrambi i sessi”. La prima cosa da notare in questa definizione è che l’orientamento sessuale è un orientamento verso un sesso (maschile, femminile o entrambi), espresso in termini di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale. Nello specifico, una persona omosessuale è attratta affettivamente, romanticamente e sessualmente da un individuo dello stesso sesso.

Si evidenza questo aspetto perché talvolta la parola “omosessuale” trae in inganno, richiamando l’attenzione sul solo aspetto della sessualità e trascurando le componenti emotive, affettive, romantiche che sono, invece, parte integrante dell’orientamento. In effetti, l’orientamento sessuale non è sinonimo di attività sessuale, né di comportamento sessuale. Talvolta possono esserci individui che hanno comportamenti omosessuali (pensiamo al mondo della prostituzione maschile, ad esempio) ma che non si riconoscono come omosessuali. In altri casi, possiamo avere individui fortemente o esclusivamente attratti dal proprio sesso che, però, non hanno comportamenti omosessuali (ad esempio perché sono sposati) o alcuna attività sessuale (ad esempio, perché hanno forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità).

Perché alcune persone sono attratte da persone dello stesso sesso?

Per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto. Questa attrazione, emotiva, romantica e/o sessuale, viene chiamata “orientamento sessuale”. Non è noto cosa determini l’orientamento sessuale, sebbene la ricerca negli ultimi decenni abbia cercato delle spiegazioni sociali, genetiche, ormonali, culturali. I vecchi pregiudizi secondo cui l’omosessualità sarebbe il frutto di dinamiche familiari disturbate o di un errato sviluppo psicologico non sono più considerati validi. Quello su cui la maggior parte degli scienziati concorda in merito è che non si tratta di una scelta, né di una malattia e non è modificabile in alcun modo. In genere l’orientamento sessuale, sia etero che omosessuale, emerge tra la media infanzia e la prima adolescenza.

Come si diventa gay o lesbiche?

Non si diventa gay o lesbiche, allo stesso modo in cui non si diventa eterosessuali. L’identità sessuale è formata da diverse componenti. Una parte fondamentale di questa identità è costituita dall’orientamento sessuale, cioè dall’attrazione emotiva, romantica e/o sessuale, verso gli individui del proprio sesso o di quello opposto.Nel caso in cui si sia attratti da individui del proprio sesso, si può poi accettare tale orientamento e assumere una identità sessuale gay o lesbica o negare tale orientamento (per pregiudizi di ordine morale, sociale, religioso) e non assumere un’identità omosessuale, pur avendo desideri affettivi e sessuali di natura omosessuale.

L’omosessualità è una scelta?

Non è una scelta, come non è una scelta l’eterosessualità. Qualcuno ricorda di aver scelto a un certo punto di essere eterosessuale o omosessuale? Quello che le persone omosessuali possono scegliere è se accettare il proprio orientamento omosessuale e, quindi, sviluppare un’identità omosessuale serena e assertiva, in cui tutti i diversi aspetti della propria personalità possano convivere in maniera armonica e integrata, o rifiutarlo per pregiudizi di ordine morale, sociale, religioso.

C’è una cura per l’omosessualità?

Chiariamo subito che non ci può essere una cura per l’omosessualità, perché l’omosessualità non è una malattia. Chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio privo di valore scientifico. La verità dal punto di vista scientifico è che l’omosessualità è considerata una “variante non patologica del comportamento sessuale”, sia secondo l’Associazione Psichiatrica Americana, sia secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vi sono delle terapie riparative, ad opera di centri di ispirazione religiosa, che cercano di “convertire” gli omosessuali. Non esistono prove scientifiche che supportino l’efficacia di un trattamento mirato a cambiare l’orientamento sessuale. Sono ben noti invece i rischi potenziali di tale trattamento: tra gli altri, depressione, ansia, comportamento auto-distruttivo. Un simile tipo di terapia parte, infatti, dalla tesi che l’omosessualità sia uno stato non desiderabile (o addirittura una malattia), rinforzando così il senso di odio per se stesso che il paziente omosessuale può già provare.

In teoria è possibile, per una persona fortemente motivata, sopprimere i propri comportamenti sessuali per un periodo, ma, siccome l’orientamento sessuale è un costrutto multi-dimensionale, non è possibile cambiare le emozioni e i desideri di base. Tali terapie riparative fanno leva sull’omofobia interiorizzata dei singoli individui gay e lesbiche e rischiano di provocare gravi danni alla loro salute mentale, impedendo lo sviluppo di una sana identità sessuale. Un giusto approccio terapeutico deve invece aiutare il paziente omosessuale ad accettare serenamente il proprio orientamento sessuale e a integrare pienamente tale orientamento nella propria personalità, sviluppando una positiva immagine di sé e superando i pregiudizi anti-gay instillati in lui dalla società.

I rapporti sessuali omosessuali sono naturali?

Sì. Il sesso tra le persone dello stesso sesso è presente in tutta la storia dell’umanità, sin dall’antica Grecia. Inoltre, molti eterosessuali possono avere sporadiche fantasie omosessuali, così come molti omosessuali possono avere sporadiche fantasie eterosessuali.Un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini. Di conseguenza tutte le altre forme di sesso, non finalizzate alla procreazione, sono da ritenersi sbagliate. Un altro pregiudizio è che con l’omosessualità si estinguerebbe la società. In realtà, come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la sessualità è un’espressione fondamentale dell’essere umano. L’unica cosa che conta è il rispetto reciproco dei partner coinvolti nel rapporto.

Come si capisce di essere gay o lesbica?

Guardando con sincerità ai propri sentimenti, a cosa si sogna, a chi si trova attraente. Come si capisce di essere eterosessuali? Lo si capisce perché si trovano attraenti le persone dell’altro sesso, si desidera condividere del tempo e delle esperienze, romantiche e sessuali, con qualcuno del sesso opposto. Tuttavia, mentre per gli adolescenti eterosessuali il percorso di scoperta della propria sessualità è incoraggiato dalla società, e quindi è in qualche modo più semplice, per gli adolescenti omosessuali questo è più difficile.>Durante l’adolescenza si cominciano a provare con maggiore intensità sensazioni di carattere sessuale. Gli amici e i compagni di scuola possono fare pressioni perché i ragazzi abbiano comportamenti da “macho” e chiedano di uscire alle ragazze. Allo stesso modo queste ultime possono essere spinte dalle proprie amiche a essere “femminili” e a sedurre i ragazzi. Con tutte queste pressioni, può essere pertanto molto difficile avere le idee chiare sui propri sentimenti e a esprimerli con sincerità, quando non sono conformi a quelli del gruppo. Alcuni individui sono molto sicuri dei propri sentimenti omosessuali già nell’adolescenza, mentre altri possono metterci più tempo a capire il proprio orientamento o semplicemente ad accettarlo ed esprimerlo. Per alcuni può, infatti, essere difficile accettarsi e dichiararsi come omosessuali, anche per molto tempo dopo aver capito di esserlo, proprio a causa delle pressioni a cui si sentono sottoposti da parte dei propri amici.

Da cosa si riconoscono i gay e le lesbiche?

È impossibile riconoscere i gay e le lesbiche, se non per una piccola parte di individui che presentano caratteristiche e manierismi tipici dell’altro sesso. Questo può verificarsi perché alcuni ritengono, avendo un orientamento omosessuale, di dover assumere caratteristiche del sesso opposto. Nella gran parte dei casi, tuttavia, è impossibile distinguere l’orientamento sessuale di qualcuno semplicemente guardandolo.Da cosa si riconoscono gli eterosessuali? Certo non da caratteristiche fisiche o comportamentali. Non tutti gli uomini sono “macho”, né tutte le donne sono femminili e seduttive. Questo è quello che chiamiamo uno stereotipo. Alcuni uomini eterosessuali sono macho, altri no. Allo stesso modo alcuni uomini gay sono macho e altri no. E questo vale anche per le donne.

Che cos’è il coming out?

L’espressione coming out si riferisce alla rivelazione agli altri da parte delle persone gay, lesbiche e bisessuali del proprio orientamento sessuale. È un processo che presenta diversi stadi, dalla rivelazione a uno o pochi intimi, all’apertura totale rispetto al proprio orientamento. Molte persone faticano a identificarsi come omosessuali, prima di tutto con se stesse, per i pregiudizi omofobici della società. E, una volta che questa auto-identificazione è avvenuta, molti tendono a non dirlo all’esterno, o almeno a tenerlo riservato in certi ambiti, per paura di venire danneggiati da questa rivelazione.È il caso di adolescenti appartenenti a famiglie molto rigide, che possono temere di venire controllati dai genitori o essere puniti, ad esempio, o di individui che lavorano in ambienti molto conservatori, che possono aver paura di essere licenziati o di subire atti di mobbing. Alcuni scelgono di non dirlo agli amici, per paura dell’isolamento sociale.Il coming out, tuttavia, costituisce un passo molto importante nella vita delle persone omo e bisessuali. L’accettazione e l’integrazione dell’identità omosessuale all’interno della propria vita favorisce il benessere personale e la salute mentale e fisica. Esattamente come gli eterosessuali, anche gay, lesbiche e bisessuali traggono beneficio dal condividere apertamente le proprie vite e ricevere sostegno da parte di parenti, amici e conoscenti.

Come reagiscono i genitori al coming out dei propri figli?

Le reazioni possono essere molto diverse da famiglia a famiglia. In genere all’inizio i genitori sono preoccupati per il benessere del figlio, in quanto membro di una minoranza fortemente stigmatizzata. Inoltre possono avere paura di diventare a loro volta oggetto di quello stesso stigma e tendono perciò a nascondere l’omosessualità del figlio ad amici e parenti. In Italia l’AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) si occupa di questa materia da diversi anni. Spesso una psicoterapia cognitivo-comportamentale che coinvolga la famiglia può essere di grande aiuto per superare questo momento di forte impatto psicologico ed emotivo, trasformandolo in un’occasione di arricchimento e di crescita per tutti i suoi membri.

Quali sono i principali problemi che gay e lesbiche devono affrontare?

Come per gli altri individui, anche per i gay e le lesbiche i problemi possono essere molteplici dal momento che dipendono da fattori quali: età, sesso, stadio di sviluppo personale, grado di scolarizzazione, livello economico e culturale, ecc. Tuttavia, la maggioranza delle persone omosessuali si trova ad affrontare in primo luogo il medesimo problema: quell’insieme di atteggiamenti, pensieri e comportamenti discriminatori a cui diamo il nome di omofobia.

Com’è noto, nonostante i notevoli progressi degli ultimi anni, l’omofobia è ancora molto forte in Italia, a tutti i livelli sociali. Tutto questo si traduce in una grande difficoltà per l’adolescente omosessuale che non trova modelli positivi di riferimento, per l’adulto omosessuale che affronta ogni giorni i diversi problemi professionali, sociali e personali dovuti all’omofobia. Inoltre avviene di frequente che parte di questi messaggi negativi vengano interiorizzati dall’individuo omosessuale, causandogli delle ulteriori difficoltà nel vivere serenamente la propria vita.

Che cosa vuol dire LGBT (o GLBT)?

Con l’espressione LGBT si intende Lesbiche/Gay/ Bisessuali/Transessuali. LGBT è, quindi, un acronimo per indicare gli individui omosessuali (gay e lesbiche), bisessuali e transessuali, e le tematiche attinenti (possiamo parlare di mondo LGBT, diritti LGBT, lotte del movimento LGBT ecc.).

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