Altri disturbi dell’alimentazione

Altri disturbi dell’alimentazione

Altri disturbi dell’alimentazione

Il Disturbo da Ruminazione

Il Disturbo da ruminazione è una condizione tale per cui la persona rigurgita ripetutamente cibo non digerito, o parzialmente digerito, che poi viene masticato di nuovo e inghiottito o sputato. La rimasticazione o lo sputo del cibo può durare fino a due ore dopo ogni pasto.

Il ritorno in bocca del cibo non digerito avviene senza alcuno sforzo e di solito accade poco dopo aver mangiato (entro i primi 15 minuti dal pasto). Generalmente non è preceduto da nausea e il cibo rigurgitato può avere un sapore piacevole in quanto si tratta di cibo non ancora del tutto digerito (differentemente da quanto avviene con il vomito).

Nella maggior parte dei casi questo disturbo non provoca danni fisici di rilievo sebbene possa causare problemi all’esofago e una leggera perdita di peso in casi rari. Tuttavia, le condotte messe in atto per mascherare il rigurgito come:

  • mettersi una mano davanti la bocca
  • tossire
  • evitare di mangiare in pubblico
  • evitare di assumere cibo prima di un’attività sociale
  • evitare la colazione (per paura di poter vomitare al lavoro)

possono arrivare a ledere in modo significativo la vita sociale e relazionale delle persone.

Non è chiaro quante persone soffrano di questa condizione, che può verificarsi in neonati, persone con disabilità intellettiva, bambini, adolescenti e adulti. È tuttavia più probabile in persone con ansia, depressione o altri disturbi psichiatrici.

Il trattamento avviene dopo aver escluso la presenza di altre condizioni fisiche (come il reflusso gastroesofageo o la stenosi pilorica) e mentali (come i disturbi alimentari, l’ansia, la depressione) e in funzione dell’età e delle capacità cognitive dell’individuo.

Il disturbo da ruminazione è considerato un’abitudine acquisita e pertanto reversibile. In quest’ottica la terapia cognitivo-comportamentale ha tra i suoi obiettivi:

  • riconoscere e prevedere l’inizio del rigurgito osservando gli impulsi premonitori a livello addominale
  • utilizzare la respirazione diaframmatica per prevenire le contrazioni addominali
  • riconoscere i fattori di mantenimento del disturbo (effetto calmante, stimolazione orale, senso di controllo, …)

Per i neonati, il trattamento di solito si concentra sul lavoro con i genitori o gli operatori sanitari per modificare l’ambiente e il comportamento del bambino.

Riferimenti

Il Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo

Le persone con Disturbo Evitante/Restrittivo dell’Assunzione di Cibo (ARFID) sono estremamente selettive riguardo al cibo. A differenza dell’anoressia nervosa e della bulimia, le persone con ARFID non evitano il cibo per un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, ma per una serie di motivi diversi. I più comuni sono:

  • Poco o nessun interesse per il cibo e/o il mangiare: la persona potrebbe non riconoscere di avere fame nel modo in cui lo fanno gli altri, o potrebbe generalmente avere uno scarso appetito (assunzione limitata a causa dello scarso interesse per il cibo)
  • Alta sensibilità al gusto, al colore, alla consistenza, all’odore, alla temperatura o all’aspetto di alcuni tipi di cibo (evitamento o restrizione dell’assunzione di cibo su base sensoriale)
  • Paura di conseguenze avverse associate all’assunzione di cibo come il soffocamento o il vomito: alcune persone possono sperimentare preoccupazioni più generali sulle conseguenze del mangiare che trovano difficili da esprimere a parole e limitare il consumo a quelli che considerano alimenti “sicuri” (evitamento basato sulla preoccupazione per le conseguenze del mangiare)

L’ARFID può essere presente da sola o può co-verificarsi con altre condizioni; quelle più comunemente concomitanti con l’ARFID sono i disturbi d’ansia, l’autismo, l’ADHD e una serie di condizioni mediche.

Le difficoltà alimentari di una persona con ARFID possono essere presenti da molto tempo, in alcuni casi da quando possono ricordare. In altre persone, potrebbero avere un esordio più recente. Si tratta, infatti, di un disturbo più comune durante l’infanzia e l’adolescenza, ma che può verificarsi in persone di qualsiasi età, sesso, background e orientamento sessuale.

L’ARFID, che dunque va oltre il semplice “mangiare schizzinoso”, può avere conseguenze sia sul piano fisico (con carenze nutrizionali, perdita di peso, blocco della crescita) sia sul piano psicosociale (difficoltà a casa, a scuola, al lavoro e nelle relazioni sociali).

In considerazione di ciò, la terapia cognitivo-comportamentale per l’ARFID ha tra i suoi obiettivi la riduzione dello squilibrio nutrizionale, l’aumento della varietà di alimenti consumati e la gestione degli impatti negativi sul funzionamento psicosociale anche attraverso le esposizioni ripetute per affrontare i meccanismi di mantenimento del disturbo.

Riferimenti

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Pica

La Pica è un disturbo alimentare in cui le persone mangiano oggetti non considerati cibo ed è definito come il consumo, per almeno un mese, di sostanze senza contenuto alimentare che possono comprendere: terra, argilla, gesso, carta, stoffa, sapone, capelli, lana, talco in polvere, vernice, gomma, ciottoli, carbone, metallo, vetro, amido o ghiaccio.

Ai fini del trattamento è importante considerare i fattori culturali e svolgere una diagnosi differenziale con altre condizioni di salute mentale perché il consumo di tali oggetti non deve essere valutato come normale o accettabile culturalmente per l’età dello sviluppo della persona che ne è affetta. In generale si tratta di un comportamento comune nei bambini piccoli ma considerato un disturbo se continua dopo i 2 anni di età.

Conseguentemente, la prognosi per la pica è generalmente benigna se a breve termine, ma a lungo termine può portare a complicazioni serie. Può essere una condotta innocua o pericolosa a seconda degli oggetti ingeriti, con rischi che includono danni ai denti, blocchi intestinali, infezioni parassitarie o intossicazioni.

Non è possibile individuare una causa diretta in quanto i fattori che possono contribuire alla pica sono diversi e vari. I più comuni sono:

  • Malnutrizione: la pica può essere associata a una dieta carente di nutrienti essenziali (un’anemia da carenza di ferro può portare a comportamenti di pica rispetto ad oggetti come il ghiaccio e l’argilla)
  • Gravidanza: le donne incinte possono sviluppare pica desiderando sostanze insolite come gesso o terra
  • Condizioni di trascuratezza: la pica può essere un meccanismo che consente ai bambini di affrontare situazioni di abuso o abbandono. Potrebbe anche trattarsi di un comportamento di ricerca di attenzione, soprattutto quando uno o entrambi i genitori sono assenti per qualsiasi motivo
  • Norme culturali: in alcune culture, mangiare certi oggetti non alimentari (per esempio l’argilla bianca) è considerato normale o addirittura benefico
  • Presenza di altri disturbi mentali: persone con disturbi come l’autismo, la schizofrenia o disabilità intellettive potrebbero manifestare pica

Il trattamento include la prevenzione primaria con l’identificazione dei pazienti a rischio, la riduzione dell’esposizione alle sostanze desiderate e l’integrazione di nutrienti come ferro e zinco quando se ne riscontra la carenza. Dal punto di vista psicologico, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale le persone imparano a gestire e modificare il comportamento controllando l’impulso di mangiare gli oggetti non commestibili e affrontando i correlati emotivi di tale condotta.

In casi specifici, i farmaci antipsicotici possono essere utilizzati, ma con cautela a causa degli effetti collaterali.

Riferimenti

  • Coniglio, K. A., & Farris, S. G. (2021). Treatment of comorbid pica and generalized anxiety disorder: A case study. Cognitive and Behavioral Practice, 28(3), 410–421. https://doi.org/10.1016/j.cbpra.2020.11.005

Night eating syndrome

Le persone che soffrono della Sindrome da Alimentazione Notturna, in inglese Night Eating Syndrome (NES), consumano una quantità eccessiva di cibo dopo il pasto serale (almeno il 25% del fabbisogno calorico giornaliero) e/o si svegliano durante la notte per mangiare (almeno 2 volte a settimana).

In queste persone l’apporto energetico è molto limitato nella prima metà della giornata mentre aumenta notevolmente nella seconda metà con impatto sul sonno che viene interrotto per consumare cibo.

Sono persone convinte che mangiare sia necessario per poter dormire e si sentono come se non potessero tornare a dormire senza averlo fatto. Provano, quindi, un forte impulso a mangiare tra la cena e l’inizio del sonno o durante i risvegli notturni (iperfagia serale), spesso associato a insonnia e a mancanza di appetito al mattino (anoressia mattutina).

La NES può essere distinta dalla Bulimia nervosa e dal Disturbo da binge-eating per:

  • la mancanza di comportamenti compensatori associati
  • la tempistica dell’assunzione di cibo (dopo aver cenato) e
  • il fatto che le quantità di cibo consumate sono piccole, pari a spuntini ripetuti piuttosto che a vere abbuffate

A differenza del Disturbo Alimentare Correlato al Sonno, chi soffre di NES è completamente sveglio mentre mangia e ricorda di aver mangiato durante la notte. Di fatto, questi episodi di alimentazione notturna causano notevole disagio e sono da molti tenuti nascosti per la vergogna o il senso di colpa, il che può creare un circolo vizioso che perpetua il disturbo.

In questo senso spesso la NES è associata a umore depresso o ad abbassamento dell’umore la sera e la notte per la mancanza di controllo e al senso di impotenza provato durante la notte in cui si mangia.

A livello corporeo, la NES può portare a un aumento di peso e incrementare il rischio di problemi di salute come il diabete e l’ipertensione.

L’origine della NES è sconosciuta, ma studi suggeriscono una componente ereditaria e correlazioni con lo stress accumulato e altri disturbi mentali (disturbi dell’umore, alimentari, del sonno, da uso di sostanze).

La Terapia Cognitivo-Comportamentale può aiutare le persone che soffrono di NES ad adottare stili di vita sani attraverso un’alimentazione equilibrata, l’igiene del sonno e l’attività fisica arrivando a regolare il ritmo circadiano. Si concentra sul correggere la credenza errata di non essere in grado di dormire a meno che non si mangi e mira a ridurre i sintomi ansiosi e depressivi attraverso specifiche tecniche e strumenti come la Mindfulness e il Rilassamento muscolare progressivo.

Riferimenti

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Ortoressia

Anche se non è formalmente riconosciuta nel Manuale diagnostico e statistico (DSM-5), si ritiene che la diffusione dell’ortoressia sia in aumento. Il termine è stato coniato nel 1997 e deriva dalla parola greca orthos (dritto, proprio) e orexis (appetito, desiderio). L’ortoressia è caratterizzata, infatti, dalla preoccupazione eccessiva per la purezza del cibo che si assume e dal timore per le conseguenze di un’alimentazione scorretta (disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali, paura di contaminare il corpo, desiderio continuo di depurarsi).

Anche se essere consapevoli e preoccupati della qualità nutrizionale del cibo che si mangia non è di per sé patologico, le persone con ortoressia diventano così fissate con il cibo sano che, in realtà, finiscono con il danneggiare il proprio benessere. Inizialmente desiderano migliorare la propria salute, curare una malattia o perdere peso. Poi, la dieta diventa la parte più importante della loro vita con conseguente grave disagio o compromissione delle relazioni e difficoltà a scuola o in ambito lavorativo.

Le persone con tendenza all’ortoressia sono caratterizzate da:

  • eccessiva attenzione alla salubrità e alle proprietà nutrizionali piuttosto che al gusto e al piacere degli alimenti
  • eliminazione di un numero crescente di gruppi di alimenti (tutti gli zuccheri, tutti i carboidrati, tutti i latticini, tutta la carne, tutti i prodotti animali)
  • in alcuni casi, rigida adesione a vegetarianismo, veganismo o crudismo
  • preoccupazione per l’imballaggio e la lavorazione del cibo
  • bisogno di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti
  • preoccupazione per i danni causati dal cibo alla salute
  • alti livelli di angoscia quando alimenti “sicuri” o “sani” non sono disponibili
  • partecipazione ossessiva a blog sul cibo e sullo “stile di vita sano” sui social
  • disgusto per le persone che mangiano in modo normale
  • senso di colpa quando trasgrediscono la dieta

La ricerca e la preparazione di cibi puri, inoltre, sono molto dispendiose in termini di tempo e questo porta a una significativa compromissione del funzionamento sociale e lavorativo (ad esempio, difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee sul cibo).

Attualmente non ci sono trattamenti clinici sviluppati specificamente per l’ortoressia, ma molti esperti di disturbi alimentari trattano l’ortoressia come una varietà di anoressia e/o disturbo ossessivo-compulsivo. Il trattamento include la Terapia-cognitivo-comportamentale, che ha tra i suoi obiettivi quello di aumentare la varietà di cibi mangiati, l’esposizione a cibi ansiogeni o temuti, e, se opportuno, anche il ripristino del peso corporeo.

Riferimenti

  • Brytek-Matera A. Vegetarian diet and orthorexia nervosa: a review of the literature. Eat Weight Disord. 2021 Feb;26(1):1-11. doi: 10.1007/s40519-019-00816-3. Epub 2019 Nov 29. PMID: 31784944.
  • Dell’Osso L, Abelli M, Carpita B, Pini S, Castellini G, Carmassi C, Ricca V. Historical evolution of the concept of anorexia nervosa and relationships with orthorexia nervosa, autism, and obsessive-compulsive spectrum. Neuropsychiatr Dis Treat. 2016 Jul 7;12:1651-60. doi: 10.2147/NDT.S108912. PMID: 27462158; PMCID: PMC4939998.
  • Hyrnik J, Zasada I, Wilczyński KM, Jelonek I, Janas-Kozik M. Orthorexia – current approach. A review. Psychiatr Pol. 2021 Apr 30;55(2):405-420. English, Polish. doi: 10.12740/PP/115149. Epub 2021 Apr 30. PMID: 34365488.
  • Kalra S, Kapoor N, Jacob J. Orthorexia nervosa. J Pak Med Assoc. 2020 Jul;70(7):1282-1284. PMID: 32799294.
  • nationaleatingdisorders.org

Vigoressia

La vigoressia, o bigoressia, conosciuta anche come dismorfia muscolare, è una condizione di salute caratterizzata dall’ossessione per la muscolatura del proprio corpo e la compulsione all’esercizio fisico. Nel Manuale diagnostico e statistico (DSM-5) è definita come un disturbo dismorfico del corpo che scatena una preoccupazione per l’idea che il proprio corpo sia troppo piccolo o non abbastanza muscoloso.

Quando si ha la vigoressia, si è fissati sul pensiero che ci sia qualcosa di sbagliato nel modo in cui appare il nostro fisico e questo comporta l’adozione di condotte dannose per la salute come allenamenti estenuanti, diete proteiche, consumo di steroidi al fine di aumentare la massa muscolare.

Negli ultimi anni la vigoressia sembra essere in aumento, soprattutto tra i giovani adulti. Può colpire chiunque, maschi e femmine. Le esperienze negative durante l’infanzia, come il bullismo o le prese in giro per le dimensioni corporee, possono giocare un ruolo importante nello sviluppo di questa condizione. La prevalenza tra gli atleti deve ancora essere accertata attraverso studi clinici formali; tuttavia, questa condizione è spesso presentata da soggetti fisicamente attivi come sollevatori di pesi e culturisti, appassionati di bodybuilding.

La vigoressia è stata inizialmente descritta come una forma di anoressia nervosa (anoressia inversa); successivamente il cambiamento della denominazione è dipeso dall’osservazione che le disfunzioni non erano legate a una ipoalimentazione, ma all’immagine della composizione muscolare.

Tra i sintomi che accomunano le persone con tendenza alla vigoressia vi sono:

  • passare molte ore in palestra spingendo il proprio corpo ben oltre i suoi limiti, per poi sentirsi obbligati a tornare e a rifarlo il giorno dopo
  • seguire un regime alimentare ad alto contenuto proteico per la diminuzione del peso e l’aggiunta di massa muscolare che sembra non finire mai
  • trascurare importanti attività sociali o lavorative perché si prova vergogna per i difetti percepiti del proprio aspetto o per il bisogno di seguire meticolosamente una dieta o di dover seguire il programma di allenamento
  • fare uso di farmaci e steroidi anabolizzanti per migliorare la forma fisica
  • essere insoddisfatti per il proprio aspetto con conseguenti stati emotivi depressivi o di rabbia

L’ostacolo più grande al trattamento è convincere la persona con vigoressia che ha bisogno di aiuto. A differenza delle persone che soffrono di anoressia nervosa che cercano un trattamento a causa delle conseguenze della sindrome da malnutrizione associata, le persone con vigoressia di solito si presentano in buona salute, almeno a breve termine. Le importanti conseguenze psicologiche e sociali spesso non vengono riconosciute e, quindi, non vengono trattate.

Attualmente, non sono stati sviluppati programmi specifici per aiutare le persone con vigoressia, anche se diversi approcci generali hanno fatto progressi. Risultati efficaci sono stati ottenuti attraverso la combinazione di psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale e la somministrazione di farmaci antidepressivi.

Riferimenti

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  • Leone JE, Sedory EJ, Gray KA. Recognition and treatment of muscle dysmorphia and related body image disorders. J Athl Train. 2005;40(4):352-359.
  • Longobardi C, Prino LE, Fabris MA, Settanni M. Muscle dysmorphia and psychopathology: Findings from an Italian sample of male bodybuilders. Psychiatry Res. 2017 Oct;256:231-236. doi: 10.1016/j.psychres.2017.06.065. Epub 2017 Jun 17. PMID: 28646788.
  • Pope CG, Pope HG, Menard W, Fay C, Olivardia R, Phillips KA. Clinical features of muscle dysmorphia among males with body dysmorphic disorder. Body Image. 2005;2(4):395-400. doi:10.1016/j.bodyim.2005.09.001
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  • Dalle Grave, Massimiliano Sartirana e Simona Calugi. Terapia cognitivo comportamentale del disturbo da binge-eating associato all’obesità (CBT-BO). Verona: Positive Press, 2020.
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  • Fairburn C., La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Firenze: Erickson, 2018.
  • Fairburn C., Vincere le abbuffate. Milano: Raffaelo Cortina Editore, 2014.
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  • Iqbal A, Rehman A. Binge Eating Disorder. 2022 Oct 31. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2024 Jan–.
  • Safer, D. L., Adler, S., & Masson, P. C. L’alimentazione emotiva. La soluzione DBT per rompere il cerchio delle abbuffate. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2019.

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