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120 battiti al minuto, quelli del vostro cuore

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120 battiti al minuto, quelli del vostro cuore Un film di Robin Campillo Con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel
120 battiti al minuto, quelli del vostro cuore Un film di Robin CampilloCon Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel

120 battiti al minuto, quelli del vostro cuore

Un film di Robin Campillo

Con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel

“L’associazione Act Up-Paris è nata il 26 giugno del 1989 in occasione dell’allora imminente parata del Gay Pride, durante la quale 15 attivisti misero in scena il primo die-in, restando distesi per la strada senza dire una parola. Sulle loro magliette c’era l’equazione: Silenzio=Morte. Un triangolo rosa – il marchio che veniva imposto agli omosessuali deportati nei campi durante la Seconda Guerra Mondiale, ma usato capovolto, con la punta in su – simboleggiava la loro determinazione a opporsi con tutte le forze all’epidemia che stava decimando migliaia di omosessuali. Act Up-Paris replicava il modello di Act Up-New York, nata solo due anni prima. […] Una delle particolarità di un gruppo come Act Up-Paris è quella di occupare degli spazi pubblici non solo con le parole, con le immagini o i cartelli, ma appunto con i propri corpi, che diventano vere e proprie armi soprattutto nei die-in, le manifestazioni in cui i militanti si sdraiavano a terra per rappresentare le persone morte di AIDS. La violenza simbolica di queste dimostrazioni, così come l’uso di falso sangue o sperma, o addirittura delle ceneri dei membri uccisi dalla malattia, è stata la risposta di Act Up alla violenza quotidiana del potere dell’establishment.”

Robin Campillo nel 1989 c’era, a fare del proprio corpo un’arma, a renderlo risposta a cecità e ignoranza di una classe politica forse già troppo coinvolta dagli interessi economici delle case farmaceutiche e soprattutto indifferente al diffondersi di una malattia considerata la “peste degli omosessuali”, un flagello dal quale gli eterosessuali si ritenevano immuni. Errore, grave errore. L’AIDS fece milioni e milioni di morti in tutto il mondo, piuttosto incurante dell’orientamento sessuale delle sue vittime.

Robin Campillo c’era e ha combattuto molte battaglie in una guerra che non prevedeva vittorie, non era pronta ad accettare sconfitte e soprattutto contava solo tantissimi morti. Si capisce da ogni fotogramma di questo film che c’è una storia personale, dentro, c’è la verità vera di chi quegli anni li ha vissuti sulla propria pelle, in un’epoca di battaglie private che diventavano necessariamente pubbliche, di corpi privati che diventavano manifesti di un’urgenza atrocemente disattesa da autorità, establishment, informazione.

Campillo c’era e costruisce un film potente, potentissimo, per raccontare di un movimento, di quegli anni e della comunità che ne fece la storia. 120 Battiti al Minuto è un film di trincea, pubblica e privata.

Nathan arriva a Parigi e decide di unirsi al gruppo Act Up-Paris. Qui incontra Sean, sieropositivo, e s’innamora di lui. Il pubblico e il privato si incrociano e diventano due facce della stessa moneta, due punti di vista della stessa trincea. Non è casuale il riferimento che il regista fa alle barricate parigine del 1848, ai cadaveri che riempivano le strade e non è casuale che scelga di farlo proprio in un momento privatissimo, come testamento spirituale di un amico, un militante, un figlio, un amante, un uomo, in una sequenza centrale indimenticabile, emotivamente e cinematograficamente.

In questo film di guerra e d’amore la grande protagonista è la comunità omosessuale il cui ritratto ha molto, ha tutto, da insegnare su tematiche di solidarietà e resistenza sempre meno popolari in questo millennio. E Campillo lo sa e non a caso ha scelto oggi di raccontare quei giorni. Lo fa ben conscio della necessità di farlo adesso, in giorni in cui si parla molto poco di quegli anni e di una malattia che – ahinoi – è lontano dall’essere debellata ma della quale ci si preoccupa troppo poco. Particolarmente importante in un paese, il nostro più che la Francia patria del movimento e del film,  che ha tutto da imparare sull’educazione civica e sessuale.

I dati sulla diffusione dell’AIDS sono ancora preoccupanti. Riporta Help AIDS – il sito di informazione del Servizio Sanitario dell’Emilia Romagna – in un approfondimento molto ben fatto che “fra il 1983 e il 2013 in Italia i decessi sono stati oltre 43mila. Il decremento dalla seconda metà degli anni novanta è stato molto più marcato per merito dell’introduzione della terapia antiretrovirale. […] L’AIDS è attualmente una malattia prevalentemente a trasmissione sessuale (MST). In passato, sia in Italia che in Europa, l’HIV si trasmetteva prevalentemente mediante lo scambio di siringhe infette. Attualmente però la modalità principale di trasmissione è quella sessuale, in particolare quella eterosessuale. Le notifiche di infezione di HIV associate a trasmissione sessuale sono aumentati dal 8,0% del 1985 al 85,5% del 2015. Questi cambiamenti impongono il superamento del concetto di categoria a rischio, è necessario pertanto ragionare in termini di comportamenti a rischio, cioè rapporti sessuali non protetti, elevato numero di partner, non conoscenza dello stato di eventuale sieropositività del partner, scambio di siringhe.”

L’AIDS non è “la peste degli omosessuali”, ma è stata quella comunità a combattere, per tutti, una battaglia di sensibilizzazione che, col tempo, ha portato a salvare molte vite. E questa battaglia merita e necessita di essere ricordata, mai dimenticata e combattuta ogni giorno, da tutti.

120 Battiti al Minuto –  un film che dovrebbe essere mostrato nelle scuole – ci ricorda che oggi è ancora ieri e che domani non sarà diverso, senza consapevolezza e senza informazione. E ce lo ricorda raccontandoci una storia d’amore, quella fra due persone, quella fra i membri di una comunità unita, solidale e piena di vita, che non si arrende mai e, non ultima, quella fra Robin Campillo e il cinema. Qui alla sua seconda prova da regista dopo il bellissimo (mai distribuito in Italia) Eastern Boys, Campillo si conferma grande sceneggiatore padrone di una mise-en-scène raffinata e potente al tempo stesso.

120 Battiti al Minuto ha trionfato a Cannes, Grand Prix e vincitore morale dell’edizione, osannato da Pedro Almodòvar:  due ore che non pesano mai, flusso ininterrotto di dramma, gioia, dolore, bellezza, paura e coraggio. Non c’è un momento di “morte” che non sia pervaso di “vita”.

E’ arrivato in Italia il 5 Ottobre e saranno davvero “120 BPM”: quelli della frequenza della musica House, la colonna sonora di un’epoca magistralmente inserita nel film e quelli del vostro cuore, che non potrà non accelerare.

Margherita Chiti

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