Depressione post-partum e pandemia

Depressione post-partum e pandemia

Depressione post-partum e pandemia

Photo by hansskuy on Pexels

Secondo uno studio pubblicato quest’anno su BMC Research Notes, le donne che sono diventate madri durante la prima fase della pandemia di Covid-19 hanno manifestato sintomi di depressione post-partum tre volte superiori ai livelli pre-pandemici. Il campione è costituito da 670 madri statunitensi, in maggioranza bianche e sposate, che tra febbraio e luglio 2020 hanno completato un’indagine online comprensiva della somministrazione della Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) e della raccolta di altri dati (es: età gestazionale, metodo di nutrimento del neonato, ricovero in terapia intensiva neonatale, preoccupazione per il covid-19).

I risultati

La ricerca ha rilevato che un terzo del campione di donne ha manifestato sintomatologia depressiva post-partum, un dato ben al di sopra del 12% prepandemico, ed un quinto ha avuto sintomi di depressione maggiore. Inoltre le madri che hanno scelto di nutrire i neonati con il latte artificiale avevano il 92% in più di probabilità di essere positive allo screening per la depressione post partum e il 73% in più di probabilità di essere positive allo screening per sintomi depressivi maggiori rispetto a coloro che allattavano al seno o usavano il proprio latte materno. Le donne i cui figli erano ricoverati in terapia intensiva neonatale avevano il 74% in più di probabilità di essere positivi allo screening e le partecipanti preoccupate di contrarre il Covid-19 per se stesse e per i loro bambini avevano il 71% in più di probabilità di essere positive allo screening. ll 7,6% delle donne ha riferito inoltre di aver pensato di farsi del male e in particolare tra coloro che sono risultate positive allo screening per depressione post partum o sintomi depressivi maggiori, il 18,75% ha riferito di avere pensieri autolesionistici.

Il tasso relativamente alto di depressione post partum identificato in questo studio può essere associato a eventi correlati alla pandemia, che hanno portato a cambiamenti significativi nella vita dei pazienti e nelle esperienze peri partum. Tra i fattori che possono aver contribuito ad aumentare il livello di sofferenza delle donne si possono includere l’impatto emotivo ed economico del distanziamento sociale, l’interruzione delle visite dopo il parto e il confinamento in casa, i corsi online per l’allattamento al seno e per i genitori, il passaggio alla telemedicina e la preoccupazione per l’infezione da COVID-19.

Conclusioni

La salute mentale post partum è stato un tema relativamente trascurato nel corso della pandemia di COVID-19.  Da un lato l’obbligo di mascherine, la paura delle infezioni, le restrizioni per i visitatori in terapia intensiva neonatale e l’isolamento sociale hanno contribuito a rallentare i tassi di infezione, ma dall’altro hanno peggiorato la salute mentale post partum. Il sistema sanitario dovrebbe sempre garantire infrastrutture adeguate per supportare le diverse esigenze delle pazienti durante il peri partum, compresi i servizi educativo-formativi (es. corsi preparto, su allattamento al seno, genitorialità) e gli interventi psicosociali (es. screening psicopatologici e gestione delle condizioni che determinano la salute mentale), soprattutto durante eventi stressanti come una pandemia.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Marco Stefanelli
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  

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