Parlamento Europeo: verso l’abolizione dell’ora legale?

Abolizione ora legale

La notte tra il 24 e il 25 marzo 2018 è scattata l’ora legale: abbiamo spostato le lancette un’ora in avanti, “perdendo” così un’ora della nostra domenica. In Italia facciamo così dal 1966, eppure già nel 1916 si è provato a introdurre questa pratica ma senza continuità, tra conflitti mondiali e mancanza di comunicazione a livello nazionale.

Se non vi siete ancora abituati al cambio d’orario, non siete i soli, anzi: il numero di persone che lamentano problemi con l’introduzione dell’ora legale è così alto che l’Unione Europea ha richiesto un’approfondita valutazione di vantaggi e svantaggi del cambio dell’ora tra marzo e ottobre per decidere, infine, se mantenerla o interromperla.

Prima di tutto, quali sono le motivazioni che hanno spinto numerosi Paesi del pianeta ad adottare questa pratica? Principalmente il risparmio energetico: soprattutto nel mese di aprile, quando le giornate sono ancora piuttosto corte, vi è un incremento artificiale delle ore di luce per le attività diurne, dunque si ha meno bisogno di illuminazione artificiale. Inoltre, si registra un aumento degli acquisti, dato che le persone sono invogliate dalla presenza della luce solare a passeggiare lungo le vie dei negozi. Per lo stesso motivo si nota un aumento delle attività all’aperto, le quali hanno un’influenza positiva sulla salute generale, sull’umore e sul controllo del peso corporeo. Più tempo al sole significa anche più vitamina D sintetizzata attraverso la pelle, con un effetto positivo sull’assorbimento del calcio.

In realtà la letteratura scientifica ha finora prodotto molti studi sugli effetti dell’introduzione dell’ora legale sulla salute e sul comportamento sociale, effetti sia a breve che a lungo termine, sia positivi che negativi. La Commissione Europea, per esempio, nel 2000 e nel 2007 ha affermato come gli effetti negativi fossero a breve termine e non rappresentassero un rischio per la salute umana. Tuttavia l’Ufficio per la Valutazione della Tecnologia (Büro für Technikfolgen-Abschätzung beim Deutschen Bundestag (TAB)) ha giudicato deboli le condizioni degli studi su cui si era basata la decisione europea. Il TAB, un’istituzione scientifica indipendente creata per consigliare il Parlamento Federale Tedesco sulle questioni relative a ricerca e tecnologia, ha quindi condotto un lavoro di review su qualità del sonno, ritmo circadiano, rischio di infarto, incidenti sul lavoro ed effetti psicologici come soddisfazione di vita e numero di suicidi: le nuove ricerche sembrano indicare che il periodo di adattamento al nuovo orario durerebbe non alcuni giorni, bensì numerose settimane, mentre alcune persone non si adatterebbero affatto.

La ragione sarebbe da trovare nel nostro orologio biologico interno, il cosiddetto ritmo circadiano, il quale è sincronizzato con la rotazione terrestre e, quindi, l’alternanza tra giorno e notte. Questo orologio regola numerose funzioni fisiologiche, come il ciclo sonno-veglia, la produzione ormonale e il metabolismo. Condividiamo questo orologio, con le dovute differenze, con gli altri animali e anche le piante, per il semplice motivo che tutti noi ci siamo evoluti sullo stesso pianeta. La discussione sul ritmo circadiano e l’ora legale è stata sicuramente intensificata per l’assegnazione del premio Nobel 2017 allo studio di alcuni ricercatori statunitensi proprio sui meccanismi molecolari che stanno dietro all’orologio biologico.

Alla fine di questo periodo di osservazione e studio, il Parlamento Europeo ci saprà dire con più accuratezza se conviene oppure no passare ogni primavera all’ora legale o, addirittura, se sarebbe più conveniente mantenerla per tutto l’anno. Possiamo salutare con gioia il fatto che il Parlamento Europeo si affidi agli scienziati, e non solo agli economisti, per una decisione di questo tipo che sembra avere un serio impatto sulla vita di molte persone.

Riferimenti: