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Abuso di sostanze in gravidanza e aumento dei neonati in crisi d’astinenza

Abuso di sostanze in gravidanza e aumento dei neonati in crisi d’astinenza.

Photo by Bich Ngoc Le on Unspash

Le donne con alle spalle una storia di disturbo da uso di sostanze durante la gravidanza, influenzano in modo significativo anche la salute dei propri figli, favorendo nel nascituro lo sviluppo della Sindrome di Astinenza Neonatale (SAN) ovvero una particolare sofferenza patologica del neonato dopo il parto che può provocare ritardi psicomotori, disturbi dell’alimentazione e dell’apprendimento e basso quoziente intellettivo (Paolillo, 2019).

Come in un circolo vizioso patologico le madri di figli con SAN hanno, a loro volta, un’alta probabilità di sviluppare disturbi psichiatrici e dell’umore che si aggravano nel periodo del post-partum (Cor, Schaefert, Hollenbeak, Leslie, 2020).

La Sindrome di Astinenza Neonatale (SAN) è causata dalla brusca interruzione di sostanze tra cui cocaina, metadone, oppiacei, benzodiazepine, barbiturici, assunti dalla madre durante il periodo di gestazione e trasferite al feto attraverso la placenta. I sintomi che i neonati presentano a poche ore dalla nascita (24-48 h) o nei successivi giorni (5-10) sono: irritabilità, problemi del sonno, pianto inconsolabile, agitazione, difficoltà di alimentazione, vomito, diarrea, tachipnea (Bocci, 2019).

La Sindrome di astinenza neonatale porta il sistema nervoso del neonato ad uno stato di ipereccitazione che provoca i segni e i sintomi dell’astinenza e coinvolge molti organi e in particolare il sistema nervoso centrale e autonomo e l’apparato digerente (Jole Rechichi 2019).

Questo disturbo esiste da tempo, ma sta diventando un fenomeno in crescita tanto da causare molti ricoveri in terapia intensiva neonatale (Bocci, 2019). 

Lo studio

Uno studio di coorte retrospettivo del 2020, condotto da un gruppo di ricercatori americani, si è posto l’obiettivo di determinare l’incidenza dei disturbi mentali delle neomamme mettendo a confronto madri di neonati con SAN e madri con neonati senza SAN, durante il periodo post-partum utilizzando un follow-up a 12 mesi (Cor, Schaefert, Hollenbeak, Leslie, 2020).

Il campione è di 338 coppie madre-bambino che hanno soddisfatto i criteri di inclusione ed esclusione utilizzando i codici ICD-9.

Ogni madre di un neonato SAN è stata abbinata a una madre di un neonato senza SAN in base all’ età, al parto, all’anno di nascita, all’età gestazionale, alla degenza in terapia intensiva neonatale e alla diagnosi di salute mentale materna nei 9 mesi precedenti il ​​parto. 

Risultati

Dai risultati emerge che il 72,5% dei neonati diagnosticati con SAN è stato ricoverato in terapia intensiva neonatale con una durata media di 10 giorni e ha avuto una maggiore possibilità di essere trasferito in un altro ospedale nel periodo del ricovero: l’8% SAN contro 1,5% senza SAN.

Inoltre, le madri di neonati con SAN hanno maggiori probabilità di sviluppare diagnosi di Depressione Maggiore (32,8% contro 14,5%), Depressione post partum (6,8% contro 3,3%) e disturbi d’Ansia (26,6% contro 12,7%) mentre non si rileva una differenza significativa nei due gruppi per quanto riguarda il disturbo d’Adattamento (8.6% contro 7,1), il disturbo Post-Traumatico da Stress (3,3 % contro 4,1) e il rischio suicidario (0,6 in entrambi in gruppi).

Conclusioni

Le madri di bambini con SAN hanno una maggiore probabilità di sviluppare determinati disturbi mentali nei primi 12 mesi del post-partum rispetto alle madri di bambini senza NAS. Questa incidenza cresce nel tempo.

Per le neomamme con disturbo da uso di sostanze è fondamentale, dopo la dimissione ospedaliera, continuare per oltre un anno un Follow-up mirato al fine di garantire un supporto psicosociale, un monitoraggio dei disturbi psicologici, un supporto alla genitorialità e una tutela del bambino per ridurre gli eventuali rischi di danno, soprattutto neurologici (Rechici, 2019).

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.
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