Accettare la vecchiaia ci fa belli

Accettare la vecchiaia ci fa belli

Accettare la vecchiaia

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Accettare la vecchiaia ci fa belli: dall’ageismo alla gerontofobia, la paura di invecchiare

Ci sono paure che non sono le nostre: le sperimentiamo, si, ma molto risentono dell’influenza della società e della mentalità del tempo che l’accompagna. Una di queste è la paura d’invecchiare, associata e causata da tutta una serie di convinzioni, opinioni e regole socialmente condivise, assunte come verità ma spesso erronee, che noi terapeuti cognitivo comportamentali siamo soliti chiamare credenze intermedie[1] (ad esempio “È la vecchiaia!”, “Ormai non posso che attendere la morte”, “Non è adatto a una persona della mia età” e così via) da cui possono derivare pensieri e stati d’animo negativi, comportamenti come il ricorso compulsivo o sempre più precoce alla chirurgia plastica, nonché vere e proprie discriminazioni. E dire che, nel nostro paese, la popolazione over 65 ha raggiunto, all’inizio di quest’anno, la non indifferente cifra di 14 milioni e 46 mila individui, costituendo il 23,8% della popolazione totale, la cui “veneranda età” media – si perdoni la provocazione dell’autrice – è 46,2 anni[2].

Ageismo e pregiudizio verso l’anziano

Il sopracitato insieme di bias e stereotipi basati sull’età vanno sotto il nome di ageismo, espressione coniata dal gerontologo e psichiatra statunitense Robert Neil Butler nientepopodimeno che alla fine degli anni Sessanta, ma diventata d’uso comune e diffuso solo di recente. Secondo i risultati di una ricerca australiana[3], l’ageismo rappresenterebbe la forma di pregiudizio più pervasiva, accettata in misura maggiore rispetto al sessismo o al razzismo, ma riguarderebbe tutte le fasce di età e sarebbe trasversale a diversi contesti: ad esempio, è più probabile che i giovani adulti (la fascia d’età che va dai 18 ai 39 anni) vengano ignorati o trattati con accondiscendenza sul lavoro e che le persone anziane (con un’età superiore a 62 anni) vengano aiutate senza che venga loro richiesto in quanto considerate lente, incapaci, manchevoli. Per rendere l’idea, vi siete mai sentiti rispondere un “no” secco da un anziano signore cui avevate offerto di prendere il vostro posto a sedere su un autobus? Non sorprenderà, quindi, che per qualcuno il trascorrere del tempo e il passaggio alla seconda, terza età e quarta età (quella grande ma meno nota, che inizia a 75 anni) vengano vissuti come qualcosa di terribile e insopportabile.

Gerontofobia, la “sindrome di Dorian Gray”

Confido di non aver bisogno di spiegare nel dettaglio cosa accadeva al protagonista dell’opera più nota di Oscar Wilde – o, meglio, al suo ritratto – e perché il suo nome venga associato all’ansia di invecchiare, la preoccupazione per i disfacimenti fisici e mentali che caratterizzano il processo di invecchiamento[4] e che più prepotentemente si manifesta dopo i 50 anni. Da uno studio quantitativo interessante anche se, forse, “di parte” promosso lo scorso anno da un’azienda farmaceutica operante nel settore dello skincare d’eccellenza[5] negli Stati Uniti e in Francia su più di 600 donne, è emerso che per 9 donne su 10 l’invecchiamento è fonte d’ansia, anche tra le più giovani, cioè quelle di età compresa tra i 24 e i 35 anni; le intervistate ritenevano che le cause fossero riconducibili alla società, la cultura e i social media, intenti a veicolare del pessimismo legato all’avanzare dell’età. La stessa ricerca è stata replicata in Italia coinvolgendo 300 donne tra i 25 e i 65 anni, confermando i dati: si tende a non accettare il processo di invecchiamento, in primis per i cambiamenti fisici (nel 51,7% dei casi). Nella sua forma più estrema, la gerantofobia o gerascofobia (dal greco gerasko, invecchiare e phobos, paura), che rientra nelle cosiddette fobie specifiche[6] ma condivide molte caratteristiche con i disturbi da Dismorfismo Corporeo, Narcisistico e Istrionico di Personalità, l’ansia dell’invecchiamento diventa una paura persistente eccessiva e irrazionale, anche in presenza di buone forma fisica e condizioni di salute. Ma la paura di diventare vecchi non è una prerogativa femminile, parimenti gli uomini possono entrare in crisi e perdere stima in loro stessi con l’età avanzata, in alcuni casi portandoli anche a comportamenti di addiction sessuale: una vita sessuale iperattiva, soprattutto se con donne più giovani, può mantenere l’illusione di essere ancora prestanti e attraenti, ma essere motivo di ulteriore disagio psicologico, come per ogni altra attività compulsiva.

La vita non finisce con la terza età

È innegabile che, invecchiando, si vada incontro a innumerevoli cambiamenti fisici, cognitivi e psico-sociali, con le relative sfide che questi comportano: la memoria diminuisce, così come l’intelligenza per acquisire e manipolare le nuove informazioni; possono insorgere problemi di udito e varie forme di ipovisione, come la cataratta o il glaucoma; cresce, al contrario, l’incidenza di malattie e disabilità quali il morbo di Parkinson o l’artrite; la minore produttività e l’uscita dal mondo del lavoro potrebbero sfociare in sentimenti di esclusione, tristezza, inutilità e vuoto, stati emotivi difficili da gestire in assenza di una solida rete di sostegno sociale o di un aiuto professionistico. Anche gli interventi basati sulla mindfulness come il Mindfulness-Based Cognitive Approach for Seniors[7] possono, con piccole accortezze in termini di frequenza e durata degli incontri, consentire a chi sperimenta i processi di invecchiamento e le relative paure, ansie e preoccupazioni di migliorare l’autostima e le competenze sociali e verbali, riducendo al contempo invecchiamento del cervello, stress e sintomi ansiosi e depressivi. Per guardare in maniera distaccata, consapevole e non giudicante sia i nostri pensieri che gli imperativi sociali che ci vorrebbero eternamente giovani, perfetti ed efficienti e chiedersi in relazione agli sforzi profusi per perpetrare il mito, come Ernest in La morte ti fa bella (Zemeckis, 1992): “e poi? E se alla fine mi annoio?” quando le due donne che ama tentano di convincerlo ad assumere un elisir di lunga vita. E se il vero antidoto all’invecchiamento fosse vivere nel presente?

 

Riferimenti sito-bibliografici

 

  • Bodner, Ehud et al. Anxieties about aging and death and psychological distress: The protective role of emotional complexity. Personality and Individual Differences 83 (2015): 91-96.
  • B. Doncel-García, A. Mosquera-Lajas, N. Fernandez-Gutiérrez, A. Fernandez-Atutxa, I. Lizaso, J. Irazusta, Relationship between negative stereotypes toward aging and multidimensional variables in older people living in two different social environments. Archives of Gerontology and Geriatrics, 2022 (98) 104567.
  • Becca R Levy, PhD, Martin D Slade, MPH, E-Shien Chang, MA, Sneha Kannoth, MPH, Shi-Yi Wang, MD, PhD, Ageism Amplifies Cost and Prevalence of Health Conditions, The Gerontologist, Volume 60, Issue 1, February 2020, Pages 174–181.
  • Luders Eileen, Cherbuin Nicolas, Kurth Florian (2015), Forever Young(er): potential age-defying effects of long-term meditation on gray matter atrophy, Frontiers in Psychology 5, no. 1551.
  • Marques, S.; Mariano, J.; Mendonça, J.; De Tavernier, W.; Hess, M.; Naegele, L.; Peixeiro, F.; Martins, D. Determinants of Ageism against Older Adults: A Systematic Review. Int. J. Environ. Res. Public Health 2020, 17, 2560.
  • Plagg, B. and Zerbe, S. 2020. How does the environment affect human ageing? An interdisciplinary review. Journal of Gerontology and Geriatrics. 69, 1 (Oct. 2020), 53-67.

 

 

[1] Per un approfondimento: https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale?sm-p=978663996.

[2] Per gli Indicatori demografici Istat, al link: https://www.istat.it/it/archivio/indicatori+demografici#:~:text=Al%201%C2%B0%20gennaio%202022,in%20meno%20in%20un%20anno&text=08%20aprile%202022-,Tipo%20di,Comunicato%20stampa.

[3] Il link al rapporto: https://humanrights.gov.au/our-work/age-discrimination/publications/whats-age-got-do-it-2021.

[4] Quali sono e come può aiutare la Terapia Cognitivo Comportamentale? Puoi trovare risposta a queste domande ai link https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale-anziani?sm-p=2079480119 e https://www.istitutobeck.com/beck-news/cervello-anziano?sm-p=312968835.

[5] Per saperne di più: https://rocskincare.it/pages/lookforward.

[6] Puoi approfondire al link: https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/ansia-disturbi-ansia/fobie-specifiche?sm-p=1304632988.

[7] Puoi approfondire ai link: https://www.istitutobeck.com/beck-news/mindfulness-un-mondo-invecchia?sm-p=927431370 e https://www.istitutobeck.com/beck-news/meditazione-e-invecchiamento?sm-p=363595192.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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