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Che cos’è l’acrofobia? La paura delle altezze

acrofobia

Photo by Tim Trad on Unsplash

Hai paura delle altezze? Chiudi gli occhi o ti senti a disagio quando in auto percorri un ponte elevato? Provi una sensazione di stordimento o nervosismo mentre guardi giù dall’ultimo piano di un edificio? In tali circostanze, quando l’angoscia esperita è abbastanza forte da influire negativamente sulla tua vita, allora potremmo trovarci dinanzi ad una acrofobia.

L’acrofobia è definita una paura delle altezze (Coelho & Wallis, 2010). A differenza dell’aerofobia, intesa come la paura di volare, l’acrofobia concerne una paura o un’ansia marcata, legata ad una varietà di situazioni in cui si è lontani o si perde il contatto con il suolo.  A seconda della sua gravità, le persone potrebbero avere timore di partecipare ad una riunione posta all’ultimo piano di un edificio, o potrebbero essere riluttanti a salire su un ascensore, una scala mobile, una ruota panoramica, ecc. Tale fobia può innescare una serie di sintomi spiacevoli che portano in maniera sistematica ad evitare tutto ciò che sembra essere “sospeso in aria”.

Quali sono i sintomi

Il sintomo principale, come già sottolineato in precedenza, riguarda un’intensa paura dei posti elevati a cui si associano risposte di ansia o panico. Per alcune persone, il fattore scatenante sembra essere rappresentato da altezze estreme, altri invece temono qualsiasi tipo di altezza. L’esposizione alla situazione temuta scatena, solitamente, diversi sintomi emotivi, fisiologici, comportamentali e psicologici.

I sintomi emotivi e fisiologici includono:

  • sentire un senso di panico, terrore, angoscia, paura, frustrazione quando si è esposti alla situazione temuta;
  • aumento della sudorazione, dolore al torace (senso di oppressione) e aumento del battito cardiaco alla vista o al pensiero di luoghi alti;
  • sensazione di malessere, stordimento, tremore, mal di testa, di fronte alle altezze;
  • sensazione di vertigine, di cadere o perdere l’equilibrio quando si guarda da un luogo alto.

I sintomi psicologici e comportamentali includono:

  • paura di perdere il controllo o di andare incontro a un attacco di panico nella situazione temuta o al pensiero di dover salire in un luogo alto;
  • terrore di rimanere intrappolato in un posto elevato;
  • provare estrema ansia e paura nel salire le scale, guardare fuori da una finestra, attraversare un ponte, ecc., associata ad una preoccupazione eccessiva di incontrare altezze in futuro;
  • risposte comportamentali come aggrapparsi a qualsiasi oggetto pur di sorreggersi, gattonare, inginocchiarsi o stendersi a terra, piangere, urlare;
  • mettere in atto qualsiasi azione pur di evitare le altezze.

La terapia cognitivo-comportamentale costituisce uno dei principali trattamenti indicati per l’acrofobia. In particolare, le tecniche comportamentali di esposizione, realizzate in immaginativo o mediante esposizione diretta all’evento, consentono un vero e proprio controcondizionamento alla paura. È interessante notare, come negli ultimi anni, la ricerca in questo campo si sia soffermata principalmente ad indagare l’uso della realtà virtuale (VR) come potenziale strumento per il trattamento delle fobie. Un’esperienza VR immersiva permette infatti un’esposizione, in questo caso alle altezze in un ambiente sicuro. L’uso del software VR dà la possibilità, oltre che di abbattere i costi in termini di tempo e di spesa, anche di terminare repentinamente il programma nel momento in cui la persona avverte un’estrema sensazione di disagio.

In un recente studio a singolo cieco, in cui i partecipanti, suddivisi in due gruppi, non erano a conoscenza della condizione di trattamento assegnata, Donker e colleghi (2019) hanno voluto testare l’efficacia di una terapia cognitivo comportamentale basata sulla realtà virtuale (VR CBT) attraverso l’uso di un’app denominata ZeroPhobia.

Allo studio hanno preso parte 193 soggetti, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, con sintomi di acrofobia, suddivisi in maniera casuale in due gruppi: un gruppo sperimentale assegnato al trattamento VR CBT ed un gruppo di controllo in assenza di trattamento. I partecipanti del primo gruppo erano esortati a completare l’intervento previsto dall’app entro 3 settimane. L’app ZeroPhobia a sua volta era suddivisa in 6 moduli VR CBT ed includeva al suo interno ambienti di realtà virtuale immersivi. I risultati mostrano una significativa riduzione della sintomatologia acrofobica nel gruppo sperimentale non solo al termine del trattamento ma anche in seguito ad un follow-up di 3 mesi rispetto al gruppo di controllo. Gli autori concludono lo studio promuovendo il carattere intuitivo ed efficace del loro programma VR CBT e sostenendo come la realtà virtuale possa essere un’opzione di trattamento facilmente accessibile e conveniente da eseguire anche a casa.

 

Riferimenti

  • Coelho, C. M., & Wallis, G. (2010). Deconstructing acrophobia: physiological and psychological precursors to developing a fear of heights. Depression and anxiety27(9), 864-870.
  • Donker, T., Cornelisz, I., Van Klaveren, C., Van Straten, A., Carlbring, P., Cuijpers, P., & van Gelder, J. L. (2019). Effectiveness of self-guided app-based virtual reality cognitive behavior therapy for acrophobia: a randomized clinical trial. JAMA psychiatry.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Giulia Gabelli - Psicologa - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 17/09/2012 n. 19457. Esperta in psicopatologia dell’apprendimento e delle dipendenze. Negli anni ha maturato una esperienza clinica sia in ambito pubblico che in strutture private. Attualmente svolge attività clinica con pazienti adulti occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi depressivi e disturbi di personalità. Per l’età evolutiva il suo lavoro si concentra prevalentemente sugli aspetti di  valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi, dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e delle problematiche associate, quali difficoltà comportamentali, emotive e relazionali. Si è interessata a progetti di prevenzione di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza sia a carattere regionale che per il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). E’ inoltre Terapeuta EMDR di primo livello.
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