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ADHD: traiettorie di sviluppo

ADHD

Photo by Andrik Langfield on Unasplash

La sigla ADHD sta per Attention Deficit/Hyperactivity Disorder ed è l’etichetta diagnostica che raggruppa quei bambini che presentano difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività. Si è passati dal considerarlo un disturbo del comportamento dirompente, secondo il DSM IV, a definirlo come un disturbo del neurosviluppo nel DSM 5. Secondo le indicazioni attuali riportate nel DSM 5, l’età di insorgenza è da considerarsi entro i 12 anni ed esistono diverse forme di manifestazioni cliniche del medesimo disturbo: manifestazione con disattenzione predominante, manifestazione con iperattività/impulsività predominanti, manifestazione combinata dei sintomi. La disattenzione si manifesta attraverso un’incapacità nel mantenere, per un tempo prolungato, l’attenzione e la concentrazione sugli stessi compiti, un’incapacità di notare i dettagli e di organizzarsi nello svolgimento di attività quotidiane. Il bambino ADHD spesso mostra una vera e propria riluttanza verso compiti che richiedono un certo sforzo. L’impulsività, che influenza sia i comportamenti motori che verbali, sfocia in impazienza, agitazione ed eccessiva loquacità.

Di tale disturbo spesso non si percepisce subito la gravità o la sua connotazione patologica, in quanto le problematiche comportamentali ad essere associate possono spesso essere erroneamente confuse con scarsa motivazione e maleducazione. In realtà non è altro che la conseguenza di un deficit dovuto ad un alterato sviluppo dei circuiti cerebrali, un disequilibrio circoscritto del neurotrasmettitore dopamina a livello cerebrale che altera importanti funzioni cognitive. Non a caso sono molte le ricerche che dimostrano la differenza nella sfera emotiva e nelle capacità motivazionali tra chi è affetto da tale patologia e chi no. Una volta definito il quadro sintomatologico e il suo periodo di insorgenza, relegabile all’età infantile, è bene sapere che tale disturbo può persistere anche in età adulta, con la comparsa anche di nuovi sintomi. Solo nel 2014 per la prima volta è stata inserita la categoria diagnostica nell’adulto. Secondo studi epidemiologici l’ADHD colpisce tra il 3,5 e il 4% della popolazione adulta, che mostra avere problematiche psico-sociali. Le manifestazioni di tale patologia negli adulti possono assumere forme diverse a seconda dell’incidenza di vari fattori in gioco: possono essere stati bambini ADHD che non riconosciuti come tali e quindi non trattati, il che inevitabilmente ha avuto come conseguenza una compromissione del funzionamento sociale e scolastico. Spesso nelle storie di questi adulti si possono riscontrare periodi scolastici fallimentari, relazioni sociali di scarsa qualità o comunque con esito negativo, tenore di vita basso ecc. Negli adulti si riduce l’iperattività e aumenta a dismisura sia l’inattenzione che l’impulsività e l’ansia; spesso vi è una comorbilità con disturbi d’ansia, disturbi depressivi, dipendenza da droghe o alcool. In alcune ricerche si parla anche di un’aumentata probabilità di commettere reati di vario genere e, conseguentemente, di andare incontro a problemi giudiziari. Complessivamente i dati disponibili indicano che un uomo con ADHD ha il 37% di probabilità di commettere un reato rispetto al 9% di un maschio che non ha questo disturbo. Per le donne il rapporto è 15% contro 2%. Una delle più recenti ricerche condotta su oltre 230 detenuti del carcere di Rovigo confermerebbe il dato internazionale: un 30% di reclusi sarebbe ADHD. Sebbene l’attuale manuale diagnostico limiti i sintomi dell’ADHD a quelli di disattenzione e iperattività/impulsività, vi è una notevole quantità di ricerche a sostegno della presenza dei sintomi di disregolazione emotiva come parte del quadro sintomatologico dell’ADHD. Tali sintomi includono umore labile, impulsività, ed eccessiva emotività. Queste ricerche spingerebbero quindi nella direzione di inserimento della disregolazione emotiva nei criteri diagnostici.

 

Riferimenti:

  • ISFAR, “ADHD: PRINCIPALI DIFFERENZE FRA ICD-10, DSM-IV E DSM-5”; 2019
  • Diagnostic and statistical Manual of Mental Disorder, 5th Edition: DSM-5”, American Psychiatric Association, APA, Wiener; 2013
  • ProQuest, “Emoztional Dysregulation in Adult ADHD”; Adler, Lenard A, Silvertsein, Michael J; 2018

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Giulia Gabelli - Psicologa - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 17/09/2012 n. 19457. Esperta in psicopatologia dell’apprendimento e delle dipendenze. Negli anni ha maturato una esperienza clinica sia in ambito pubblico che in strutture private. Attualmente svolge attività clinica con pazienti adulti occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi depressivi e disturbi di personalità. Per l’età evolutiva il suo lavoro si concentra prevalentemente sugli aspetti di  valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi, dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e delle problematiche associate, quali difficoltà comportamentali, emotive e relazionali. Si è interessata a progetti di prevenzione di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza sia a carattere regionale che per il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). E’ inoltre Terapeuta EMDR di primo livello.
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