ADHD e alimentazione

ADHD e alimentazione

ADHD e alimentazione

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Trattare il deficit di attenzione con una dieta sana

Chi non ha mai sentito parlare di ADHD?

Quello da Deficit di Attenzione e Iperattività, meglio conosciuto con il suo acronimo ADHD, è un disturbo neuro-psicologico caratterizzato da disattenzione, impulsività e iperattività motoria, pattern comportamentali che interferiscono con il sano funzionamento e sviluppo dei bambini: è tra questi ultimi, infatti, che l’ADHD risulta maggiormente diffuso, sebbene i sintomi possano permanere – e la diagnosi avvenire – anche in età adolescenziale e adulta[1], con l’insorgenza concomitante di altri disturbi psichiatrici, se non adeguatamente riconosciuto e trattato.

Lo studio

Secondo un recente studio della Ohio State University, che ha visto tra i ricercatori anche la partecipazione di una professoressa di nutrizione, una dieta ricca di frutta e verdura sarebbe in grado di ridurre alcuni dei sintomi dell’ADHD. Le analisi effettuate nell’ambito della ricerca, relative a uno studio pubblicato l’anno precedente[2], hanno riguardato un campione di più di 130 bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni ed erano finalizzare ad indagare gli effetti di un integratore di vitamine E di minerali e di 36 ingredienti vari sui sintomi dell’ADHD nonché sul carente controllo emotivo. I ricercatori hanno chiesto ai genitori dei bambini di completare un questionario dettagliato sui cibi tipicamente consumati dai loro figli, incluse le porzioni, nell’arco di un periodo di 90 giorni; un altro questionario chiedeva ai genitori di valutare i sintomi inattentivi.

I risultati

Il team di ricerca ha riscontrato che i bambini che assumevano i micronutrienti avevano una probabilità tre volte più grande di ottenere un miglioramento della sintomatologia ADHD e della disregolazione emotiva in confronto al gruppo placebo. Quelli che mangiano meno frutta e verdura, in altre parole, potrebbero presentare sintomi di disattenzione più gravi, che ad esempio si manifestano come difficoltà a seguire le istruzioni, facile e frequente distraibilità, ripetuti errori nei compiti, problemi a ricordare le cose, tenere in ordine i materiali o nell’organizzare le attività nel tempo a disposizione. L’analisi trasversale non ha tuttavia stabilito una relazione di causalità. Lo studio più ampio[3] ha inoltre dimostrato che i bambini le cui famiglie avevano livelli più elevati di insicurezza alimentare – cioè che non erano in grado di rispondere in maniera adeguata e coerente alle proprie esigenze dietetiche – mostravano livelli più alti di irritabilità cronica, stati d’animo arrabbiati ed esplosioni di rabbia, a dimostrazione del fatto che una dieta sana che fornisce tutti i nutrienti di cui i bambini hanno bisogno può aiutare a ridurre negli stessi i sintomi dell’ADHD.

 

Riferimenti sito-bibliografici

  • Hatsu, I.E.; Eiterman, L.; Stern, M.; Lu, S.; Johnstone, J.M.; Leung, B.M.Y.; Srikanth, P.; Robinette, L.; Tost, G.; Odei, J.B.; Gracious, B.L.; Arnold, L.E. Household Food Insecurity Is Associated with Symptoms of Emotional Dysregulation in Children with Attention Deficit Hyperactivity Disorder: The MADDY Study. Nutrients 2022, 14, 1306. https://doi.org/10.3390/nu14061306.
  • Lisa M. Robinette, Irene E. Hatsu, Jeanette M. Johnstone, Gabriella Tost, Alisha M. Bruton, Brenda M. Y. Leung, James B. Odei, Tonya Orchard, Barbara L. Gracious & L. Eugene Arnold (2022) Fruit and vegetable intake is inversely associated with severity of inattention in a pediatric population with ADHD symptoms: the MADDY Study, Nutritional Neuroscience, DOI: 10.1080/1028415X.2022.2071805.
  • https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere.
  • https://www.mentaldaily.com/article/2022/05/study-finds-diet-may-be-a-factor-in-adhd-symptoms-associated-in-children.
  • https://notiziescientifiche.it/bambini-con-disturbo-da-deficit-di-attenzione-e-iperattivita-dieta-e-importante-secondo-studio/.
  • https://news.osu.edu/diet-plays-key-role-in-adhd-symptoms-in-children/.
  • https://sinpf.it/.

[1] Per saperne di più sull’ADHD in età adulta: https://www.istitutobeck.com/beck-news/adhd-3.

[2] Per un approfondimento: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03252522.

[3] Per saperne di più: https://www.mdpi.com/2072-6643/14/6/1306#cite.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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