Adolescenti e social media: le conseguenze psicologiche di TikTok

Adolescenti e social media

Photo by Kon Karampelas on Pixabay

Introduzione

TikTok è una delle applicazioni di social media più diffuse attualmente nel mondo tra gli adolescenti e i giovani adulti, contando circa 800 milioni di utenti al mese. Creata nel 2016 con il nome musical.ly, l’app cinese è diventata ufficialmente TikTok nel 2017, e solo nel 2019 sono state registrate 738 milioni di prime installazioni. L’età minima per iscriversi è stata fissata a 13 anni, mentre lo scambio di messaggi tra gli utenti è riservato ai maggiori di 16 anni. Ma cosa si fa su TikTok? Una delle attività principali consiste nella creazione dei “LipSync-Videos”, ovvero brevi filmati in cui l’utente canta in playback canzoni popolari del momento; questi possono poi essere condivisi tra più utenti e vengono spesso replicati. Vista la grande diffusione dell’applicazione, e considerando che la maggior parte degli utenti sono giovani e giovanissimi (in Cina l’81,68% degli iscritti ha meno di 35 anni, e negli Stati Uniti il 32,5% ha 19 anni o meno), è stata spesso sollevata la questione della privacy e della sicurezza (ad esempio rispetto al fatto che spesso i ragazzi che creano i video lo fanno nelle loro camere, che vengono quindi rese visibili al pubblico); è stato inoltre segnalato il rischio che l’app diventi il mezzo di diffusione di episodi di cyber-bullismo. TikTok diventa spesso anche il mezzo di trasmissione di informazioni sulla politica, contenuti educativi e promozioni di vendita, assumendo un ruolo ancora più rilevante nel panorama dei social media. Un ampio uso di TikTok viene fatto anche allo scopo di diffondere contenuti riguardanti la salute pubblica: durante la pandemia di COVID-19, per esempio, sono stati realizzati numerosi video con questo tema nelle sue diverse declinazioni (dalla diffusione di informazioni relative alla protezione e alla sicurezza fino alla condivisione di paure e timori), ottenendo centinaia di migliaia di visualizzazioni (Li et al., 2021).

Quali sono dunque le motivazioni dietro all’utilizzo così intenso di TikTok? Montag e colleghi (2021) hanno realizzato uno studio con l’obiettivo di individuare queste motivazioni, e di chiarire chi siano di preciso le persone che utilizzano l’app e in che modo questa venga usata.

Lo studio

Montag e collaboratori (2021) hanno segnalato che, nonostante TikTok sia una delle applicazioni più utilizzate al momento, in particolare da giovani e giovanissimi, mancano studi e ricerche sulle dinamiche psicologiche correlate al suo utilizzo.

Una cornice teorica proposta in precedenza attinge ai principi della teoria della gratificazione, la quale afferma che, se i bisogni più significativi dell’utente vengono soddisfatti, questo ha maggiori probabilità di riutilizzare l’app in futuro. È stato rilevato in particolare che i bisogni alla base dell’uso esteso di TikTok sono di tipo affettivo e di intrattenimento, manifestandosi soprattutto nell’obiettivo di espandere la propria rete sociale, ottenere fama ed esprimersi dal punto di vista artistico. Gli autori, tuttavia, sottolineano la necessità di indagare in modo più approfondito le motivazioni che spingono gli adolescenti ad avvicinarsi all’applicazione, e in particolare il costrutto dell’autostima, anche alla luce del fatto che gli utenti più giovani sono spesso anche quelli più vulnerabili alle conseguenze psicologiche dell’uso di TikTok.

Il fatto che la maggior parte degli utenti sia molto giovane comporta anche che questi non siano pienamente consapevoli delle conseguenze di condividere informazioni e materiale personale: ciò porta alla necessità di proteggere in modo più efficace questa parte più vulnerabile della popolazione, e al tempo stesso gli autori della ricerca affermano l’importanza di analizzare più a fondo i tratti di personalità propri degli iscritti, distinguendo anche, alla luce di queste conoscenze, tra utenti attivi (che creano contenuti e li condividono) e passivi (che fruiscono esclusivamente del materiale creato da altri). Ci sono molti studi sull’uso dei social media (primo fra tutti Facebook) e il loro impatto sul benessere degli individui che negano un’influenza negativa significativa, ma che non tengono conto di aspetti sottostanti più complessi, che sembrano aumentare o diminuire il benessere della persona in base alla modalità con cui i social vengono utilizzati (Kross et al., 2020). Gli autori della presente ricerca segnalano che nonostante questi studi siano numerosi, nessuno di essi è specifico per TikTok, e dato che ogni app ha caratteristiche peculiari, non è appropriato estendere i risultati di studi su altri social media a questa applicazione.

Conclusioni

Ciò che si può dedurre da questa panoramica è che TikTok è al momento uno dei fenomeni più significativi nel campo dei social media, che interessa soprattutto la popolazione degli adolescenti, e che il suo impatto a livello psicologico, sebbene in parte intuito, non è ancora del tutto conosciuto: per questo sono necessari ulteriori studi che vadano ad approfondire il significato dell’utilizzo dell’app nei giovanissimi, considerando le nuove modalità comunicative che caratterizzano la loro generazione, e verificandone la sicurezza in termini di condivisione di informazioni personali ed eventuale esposizione ad atti di cyber-bullismo.

 

Riferimenti

  • Kross, E., Verduyn, P., Sheppes, G., Costello, C.K., Jonides, J., Ybarra, O. (2020). Social Media and Well-Being: Pitfalls, Progress, and Next Steps. Trends in Cognitive Sciences, 25 (1), 55-66.
  • Li, Y., Guan, M., Hammond P., Berrey, L.E. (2021). Communicating COVID-19 information on TikTok: a content analysis of TikTok videos from official accounts featured in the COVID-19 information hub. Helath Education Research, doi: 10.1093/her/cyab010.
  • Montag, C., Yang, H., Elhai, J.D. (2021). On the Psychology of TikTok Use: A First Glimpse From Empirical Findings. Frontiers in Public Health, 9: 641673.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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