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Aggressività ed Empatia nello Sport: Il Ruolo Moderatore del Genere

Aggressività ed Empatia nello Sport: Il Ruolo Moderatore del Genere
Aggressività ed Empatia nello Sport: Il Ruolo Moderatore del Genere

Aggressività ed Empatia nello Sport: Il Ruolo Moderatore del Genere

I contesti sportivi sono ambienti in cui le persone hanno numerose opportunità di mettere in atto comportamenti che hanno conseguenze positive per gli altri. Pensiamo, ad esempio, alla sensazione di benessere o alla soddisfazione del bisogno di appartenenza generati dallo spirito di squadra, oppure alle emozioni positive provate a seguito di una vittoria. Allo stesso tempo le persone possono anche mettere in atto azioni con conseguenze negative sugli altri, volontariamente o meno. Tra questi comportamenti rientrano, ad esempio, le offese verbali, gli scontri fisici, comportamenti di esclusione dal gioco, ecc. Quando questi comportamenti sono intenzionali, spesso sono caratterizzati come aggressivi. L’aggressività viene definita come l’accettazione o il desiderio di usare, o l’uso vero e proprio, di una forza eccessiva o illegale, diretta verso un’altra persona (Maxwell & Moores, 2007).

Per quanto riguarda l’empatia, in letteratura c’è abbastanza accordo sul fatto che essa possieda sia una componente cognitiva che affettiva. L’empatia richiede la comprensione dello stato emotivo dell’altro ed è una risposta che porta alla sperimentazione di quello stato emotivo, rimanendo consapevoli che quello stato emotivo non è tuttavia il proprio (Eisenberg, 2000). Due aspetti chiave dell’empatia sono il perspective taking (componente cognitiva) e l’empathic concern (componente affettiva). La prima si riferisce alla tendenza a capire il punto di vista e i sentimenti dell’altro, mentre il secondo fa riferimento alle emozioni provate e orientate all’altro, come ad esempio la compassione. Diversi studi hanno messo in evidenza che l’empatia è correlata negativamente all’aggressività sia fisica che verbale (Vachon et al., 2014).

Negli sport competitivi, le persone potrebbero essere maggiormente focalizzate sui propri bisogni, e quindi essere più inclini a mettere in atto comportamenti aggressivi (Kilduff et al., 2010; Kavussanu & Ring, 2016). L’empatia potrebbe ridurre l’aggressività nello sport aiutando a mantenere la risonanza emotiva e cognitiva con gli avversari e con la propria squadra durante la competizione (Kavussanu et al., 2013). Tuttavia, la relazione tra empatia e aggressività nello sport potrebbe differire tra uomini e donne. Il comportamento di uomini e donne, infatti, secondo le teorie biosociali sui ruoli sociali (Eagly & Steffen, 1986; Wood & Eagly, 2002), è governato da aspettative sociali e culturali apprese. L’orientamento degli uomini, maggiormente orientato alla competenza e alla superiorità, potrebbe renderli più inclini a mettere in atto comportamenti aggressivi nelle competizioni sportive, rispetto alle donne che hanno un orientamento appreso maggiormente orientato all’espressività e all’empatia.

Un recente studio di Stanger et al. (2017), pubblicato su Journal of Applied Sport Psychology, ha voluto indagare se la relazione tra le due componenti dell’empatia e l’aggressività fosse diversa per uomini e donne. L’ipotesi degli studiosi era che il genere dei partecipanti moderasse questa relazione. Nello specifico si aspettavano che questo effetto fosse più debole negli uomini, rispetto alle donne. I partecipanti allo studio sono stati 486 studenti atleti universitari, che praticavano diversi sport a livello competitivo come il calcio, il rugby, l’hockey, il basket, ecc.

I risultati dello studio hanno innanzitutto confermato quanto già evidenziato dalla letteratura, ovvero che gli uomini, rispetto alle donne, tendono a mettere maggiormente in atto comportamenti considerati aggressivi nei contesti sportivi e che i partecipanti con maggiori abilità di perspective taking e di empathic concern sono invece meno inclini a mettere in atto tali comportamenti. In aggiunta, i ricercatori hanno confermato la loro ipotesi circa l’effetto moderatore del genere, evidenziando che la relazione negativa tra empatia e aggressività nello sport è più accentuata nelle donne, rispetto agli uomini. Questo sembra suggerire che per gli uomini avere alti livelli di capacità empatica ha un effetto minore sul ridurre i comportamenti aggressivi nello sport, rispetto alle donne, che di per sé già mettono in atto minori condotte aggressive.

Questi risultati suggeriscono che dei training per migliorare le capacità empatiche degli atleti e delle atlete sono senz’altro utili per ridurre i comportamenti aggressivi nei contesti sportivi, specialmente per le donne. Per quanto riguarda gli uomini, potrebbe essere utile affiancare anche dei programmi di ristrutturazione cognitiva per modificare le aspettative sociali sui ruoli di genere. Future ricerche dovrebbero approfondire tali aspetti provando a manipolare sperimentalmente le condizioni di empatia, invece che rilevarla semplicemente come costrutto disposizionale, in modo tale da supportare maggiormente possibili nessi di causa-effetto e offrire così una più solida evidenza scientifica a futuri programmi di training per atleti e atlete.

Marco Salvati

Bibliografia

  • Eagly, A. H., & Steffen, V. J. (1986). Gender and aggressive behavior: A meta-analytic review of social psychological literature. Psychological Bulletin, 100, 309–330.
  • Eisenberg, N. (2000). Emotion, regulation, and moral development. Annual Review of Psychology, 51, 665–697.
  • Kavussanu, M., & Ring, C. (2016). Moral thought and action in sport and student life: A study of bracketed morality. Ethics & Behavior, 26, 267–276.
  • Kavussanu, M., Boardley, I. D., Sagar, S. S., & Ring, C. (2013). Bracketed morality revisited: How do athletes behave in two contexts? Journal of Sport & Exercise Psychology, 35, 449–463.
  • Kilduff, G. J., Elfenbein, H. A., Staw, B. M. (2010). The psychology of rivalry: A relationally dependent analysis of competition. Academy Management Journal, 53, 943–969.
  • Maxwell, J. P., & Moores, E. (2007). The development of a short scale measuring aggres- siveness and anger in competitive athletes. Psychology of Sport & Exercise, 8, 179–193.
  • Stanger, N., Kavussanu, M., & Ring, C. (2017). Gender moderates the relationship between empathy and aggressiveness in sport: The mediating role of anger. Journal of Applied Sport Psychology29(1), 44-58.
  • Vachon, D. D., Lynam, D. R., & Johnson, J. A. (2014). The (non) relation between empathy and aggression: Surprising results from a meta-analysis. Psychological Bulletin, 140, 751–773.
  • Wood, W., & Eagly, A. (2002). A cross-cultural analysis of the behavior of women and men: Implica- tions for the origins of sex differences. Psychological Bulletin, 128, 699–727.
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