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Alessitimia nella malattia di Parkinson

Alessitimia nel Parkinson

Photo by Camellia on Unspash

L’alessitimia è un disturbo della sfera emotiva degli individui che ha ricadute notevoli sia fisiche che piscologiche in quanto impedisce l’identificazione, il riconoscimento e la regolazione delle emozioni con conseguente malessere generale ed indifferenziato e con la messa in atto di comportamenti, eventualmente, poco adeguati. Esso è presente in molti funzionamenti psicologici: è frequente, ad esempio, in alcuni disturbi di personalità ed in sindromi come i disturbi dell’umore. Studi funzionali e di neuroimaging hanno dimostrato che l’alessitimia è associata a disfunzioni del lobo frontale e di alcuni circuiti sottocorticali che coinvolgono aree del cervello più profonde (Larsen et al., 2003).

La Malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo accompagnato da problemi di movimento come tremore e rigidità posturale unitamente a disordini neuropsicologici, come deterioramento cognitivo di alcune funzioni, spesso accompagnati da sintomi psicotici o depressivi che aumentano il peso socioeconomico e personale della malattia, impattando notevolmente sulla qualità di vita del paziente e dei familiari. Alla base della Malattia di Parkinson vi è un deficit specifico del neurotrasmettitore che regola il movimento, la dopamina la quale, come è ormai noto, svolge anche funzioni di regolazione emotiva a causa della sovrapposizione di determinati circuiti neuronali, quelli addetti al movimento e quelli della percezione della gratificazione. Le difficoltà di regolazione delle emozioni nella Malattia di Parkinson non solo correlano con il danno cognitivo, ma anche con la qualità deteriorata della vita, con il peso sul caregiver e sui familiari e con una mancata aderenza alla terapia farmacologica (Butterfield et al., 2010).

A tal proposito, gli studi dimostrano che la prevalenza di alessitimia nei pazienti affetti da Malattia di Parkinson è doppia rispetto agli individui sani (Assogna et al., 2016) e che deficit di regolazione delle emozioni è un significativo predittore del declino cognitivo (Dujardin et al., 2009). Questo dato dimostra che vi è una chiara sovrapposizione tra i correlati neurali deputati ai processi cognitivi e quelli deputati alla regolazione affettiva. I lobi frontali, infatti, sono attivi nel cervello durante le prestazioni di compiti cognitivi semplici e complessi. Ad esempio, ci sono pazienti che hanno difficoltà ad adempiere alle responsabilità della vita personale o professionale dopo l’ablazione bilaterale del lobo frontale. Diversi compiti cognitivi utilizzano le regioni del lobo frontale in quanto funzioni esecutive: problem solving, programmazione, valutazione del rischio, regolazione delle emozioni e risoluzione dei conflitti.

Se è vero che i dati di neuroimaging hanno dimostrato una riduzione dell’attivazione della corteccia frontale nei pazienti alessitimici rispetto agli individui sani (Wingbermühle et al., 2012) allora è possibile concludere che nella Malattia di Parkinson, oltre al danno cognitivo, è spiegabile anche la presenza dell’alessitimia.

Nello studio di Gul & Yousaf (2019), 60 pazienti con diagnosi di Malattia di Parkinson idiopatica hanno partecipato ad una valutazione approfondita di aspetti cognitivi attraverso la somministrazione del Montreal cognitive assessment (MOCA), un test di screening ampiamente utilizzato per la rilevazione del danno neuropsicologico, unitamente al Bermond-Vorst Alexithymia Questionnaire (BVAQ) e al questionario neuropsichiatrico per valutare l’alessitimia e gli aspetti psichiatrici specifici come la presenza di deliri e allucinazioni. Il gruppo di pazienti è stato confrontato con un gruppo di controllo sano. I risultati hanno confermato l’ipotesi di partenza perché solo i pazienti con Malattia di Parkinson mostravano punteggi deficitari circa i domini cognitivi e affettivi mostrando una correlazione inversa tra alessitimia e performance cognitive.

In particolare i domini cognitivi particolarmente deficitari e associati all’alessitimia sono quelli deputati alle funzioni esecutive. Inoltre anche la presenza di sintomi neuropsichiatrici è comune nella Malattia di Parkinson e recenti di studi neuropsicologici hanno rivelato che i deficit cognitivi e i sintomi neuropsichiatrici sono correlati all’atrofia del lobo frontale. L’alessitimia nei disturbi neurodegenerativi è associata all’atrofia della sostanza grigia nelle regioni frontali, per esempio la corteccia cingolata anteriore mentre la degenerazione nelle regioni subcorticali frontali porta cambiamenti nel comportamento, nell’emozione e nella cognizione.

L’utilità di evidenze scientifiche di questo tipo risiede nella esigenza di rendere la qualità della vita del paziente e quella dei familiari la più gestibile possibile. A tal proposito, conoscere che cognizione e sfera affettiva sono entrambe deficitarie nella Malattia di Parkinson rende più chiaro l’obiettivo terapeutico che sarà sì direzionato verso il controllo dei sintomi motori della malattia ma anche verso quelli non motori agendo attraverso training specifici di riabilitazione cognitiva e con tecniche specifiche per migliorare le capacità di accesso al proprio mondo interno emotivo, rendendo il paziente capace di definire, nominare e gestire al meglio le emozioni che vive in determinate situazioni della vita. La ricaduta sulla comunicazione con gli altri sarà, quindi, notevole perché un individuo consapevole di quello che prova potrà interfacciarsi con l’altro in modo meno problematico, minimizzando problemi interpersonali.

Riferimenti

  • Assogna F, Cravello L, Orfei MD, Cellupica N, Caltagirone C, Spalletta G. Alexithymia in Parkinson’s disease: A systematic review of the literature. Parkinsonism Relat Disord 2016;28:1–11.
  • Butterfield LC, Cimino CR, Oelke LE, Hauser RA, SanchezRamos J. The independent influence of apathy and depression on cognitive functioning in Parkinson’s disease. Neuropsychology 2010;24(6):721–30. 11
  • Dujardin K, Sockeel P, Deliaux M, Destee A, Defebvre L. Apathy may herald cognitive decline and dementia in Parkinson’s disease. Mov Disord 2009;24(16):2391–7.
  • Gul A, Yousaf J. Alexithymia predicts cognitive deficits in patients with Idiopathic Parkinson’s Disease. J Ayub Med Coll Abbottabad 2019;31(1):21–5.
  • Larsen JK, Brand N, Bermond B, Hijman R. Cognitive and emotional characteristics of alexithymia: a review of neurobiological studies. J Psychosom Res 2003;54(6):533– 41.
  • Wingbermühle E, Theunissen H, Verhoeven WMA, Kessels RP, Egger JI. The neurocognition of alexithymia: evidence from neuropsychological and neuroimaging studies. Acta Neuropsychiatr 2012;24(2):67–80.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Virginia Valentino

Psicoterapeuta. Tratta disturbi d’ansia, depressione, disturbi sessuali e disturbi della personalità applicando la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) e si occupa di neuropsicologia dell’adulto, occupandosi di valutazione e riabilitazione cognitiva in pazienti con malattie neurodegenerative.È autrice di lavori divulgativi di carattere scientifico su riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti la neuropsicologia e la psicologia clinica.


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