Allucinogeni e sindromi psichiatriche

Allucinogeni e sindromi psichiatriche

Allucinogeni e sindromi psichiatriche

Photo by Johannes Plenio in Pexels

Da qualche tempo si assiste ad un rinnovato interesse per le applicazioni cliniche delle sostanze allucinogene nel trattamento di alcuni sindromi psichiatriche (“psicoterapia psichedelica”). Gli allucinogeni, tra cui la dietilamide dell’acido lisergico (LSD), la 3,4-metilendiossimetamfetamina (MDMA), la ketamina e la N,N-dimetiltriptamina (DMT) (un componente psicoattivo naturale dell’ayahuasca) si sono dimostrati efficaci nel trattamento del PTSD, della depressione e della suicidalità (Mitchell et al., 2021; Murrough et al., 2013; Palhano-Fontes et al., 2019; Zeifman et al., 2019) . Tuttavia, al di fuori dei contesti clinici, queste sostanze possono essere usate in modo improprio e contribuire all’esordio o al peggioramento di alcuni sintomi psichiatrici.

Lo studio

In una ricerca recente (Yang et al, 2022) sono stati esaminati i dati di un campione rappresentativo non clinico di 241675 adulti statunitensi, ricavati dal National Survey on Drug Use and Health 2015-2020 (N=241.675). Nello specifico, si è valutato se l’uso nell’ultimo anno di allucinogeni specifici (ad es. LSD, DMT/AMT/Foxy, salvia divinorum, ecstasy MDMA/Molly, ketamina) fosse associato alla comparsa nello stesso periodo di grave stress psicologico (SPD), episodio depressivo maggiore (MDE) e suicidalità.

Cosa è risultato?

L’uso di LSD risulta associato a una maggiore probabilità di MDE e pensiero suicidario e similmente è stata osservata una correlazione tra l’uso di salvia divinorum e pensiero suicidario e tra uso di DMT/AMT/Foxy e pianificazione suicidaria. Al contrario, l’uso di ecstasy è stato associato a una ridotta probabilità di SPD e pensieri suicidari.

I risultati suggeriscono che ci sono differenze tra specifici allucinogeni rispetto alla depressione e al suicidio. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere le conseguenze e i fattori di rischio per l’uso di allucinogeni al di fuori dei contesti terapeutici (nei Paesi in cui è legale) nella popolazione adulta che soffre di depressione o presenta suicidalità. Comprendere perché l’uso nell’ultimo anno di determinati allucinogeni sia associato al miglioramento o al peggioramento della salute mentale è necessario per ridurre i danni conseguenti all’uso, orientare la futura ricerca clinica e le politiche sul tema.

 

Riferimenti

  • Mitchell et al. (2021), “MDMA-assisted therapy for severe PTSD: a randomized, double-blind, placebo-controlled phase 3 study” in Nature Medicine, 27, pp. 1025-1033
  • Murrough JW, et al. (2013), “Rapid and longer-term antidepressant effects of repeated ketamine infusions in treatment-resistant major depression” in Biological Psychiatry 74:250–256.
  • Palhano-Fontes F, et al. (2019), “Rapid antidepressant effects of the psychedelic ayahuasca in treatment-resistant depression: a randomized placebo-controlled trial” in Psychological. Medicine, 49 (2019), pp. 655-663,
  • Yang K. et al. (2022), “Past-year hallucinogen use in relation to psychological distress, depression, and suicidality among US adults” in Addictive Behaviors, 132
  • Zeifman et al., (2019), “The Impact of Ayahuasca on Suicidality: Results From a Randomized Controlled Trial” in Frontiers on Pharmacology, 10:1325

Autore/i dell’articolo

Marco Stefanelli
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  

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