Alterazioni della memoria autobiografica nei pazienti schizofrenici

Alterazioni della memoria autobiografica nei pazienti schizofrenici

Alterazioni della memoria autobiografica nei pazienti schizofrenici

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La memoria autobiografica può essere considerata come un insieme di ricordi legati a eventi di vita che, uniti, vanno a costituire la storia coerente del proprio sé (Fivush et al., 2017). Un recente studio evidenzierebbe il nesso esistente tra schizofrenia e deficit relativo alla memoria autobiografica.

Schizofrenia e memoria autobiografica

Secondo Sir Francis Galton (1879) i contenuti della memoria autobiografica strutturano il bagaglio di conoscenza che ogni individuo ha di sé.  I soggetti affetti da schizofrenia mostrano importanti compromissioni delle funzioni cognitive in generale, in particolare per quanto riguarda la memoria autobiografica ma anche la memoria di lavoro, la velocità di elaborazione dell’informazione e la teoria della mente (Forbes et al., 2009; Barch, & Ceaser, 2012; Hoe et al., 2012).

Nel 2019 Zhang, Kuhn, & Jobson hanno condotto una riview che ha previsto la raccolta dell’analisi qualitativa dei risultati di 57 articoli che approfondivano il nesso tra deficit nella memoria autobiografica e schizofrenia. In più studi è emerso come i soggetti affetti da schizofrenia tendessero a recuperare delle memorie autobiografiche meno specifiche e meno numerose, a differenza dei gruppi di controllo (e.g. Danion et al., 2005; Mehl et al., 2010; Potheegadoo et al., 2012). L’accuratezza del ricordo reperito, appariva  decisamente maggiore nei casi in cui esso riguardasse l’infanzia e gli ultimi anni di vita, mentre era meno nitido qualora fosse appartenuto alla prima età adulta (Boeker et al., 2006; McLeod, Wood, & Brewin, 2006).

Le persone con schizofrenia mostrerebbero marcate difficoltà nel rievocare ricordi relativi alla propria adolescenza o la prima età adulta (Cuervo-Lombard et al., 2007), periodi molto importanti per la costruzione dell’identità e dunque la narrativa personale  (Erikson, 1950). Quando l’esordio schizofrenico ha luogo proprio durante l’età dello sviluppo e la prima età adulta, gli eventi relativi a queste fasi di vita, probabilmente non hanno modo di essere integrati all’interno della storia personale del soggetto (Zhang et al., 2019) .

Conway & Pleydell-Pearce (2000) hanno elaborato il Self-Memory-System (SMS) il quale prevede che il recupero di memorie autobiografiche vaghe e generali, tipiche dei soggetti affetti da schizofrenia, dipenderebbe da un malfunzionamento del cosiddetto Working Self, ovvero dall’alterazione degli obiettivi rilevanti del sé, nel momento in cui avviene il recupero del ricordo (Conway, Singer, & Tagini, 2004). Questo deficit, ostacolerebbe lo strutturarsi di memorie precise e dettagliate (Conway, Singer, & Tagini, 2004).

Secondo gli autori, nella fase di manifestazione sintomatica del disturbo psicotico, avrebbe luogo uno scollamento tra il sé attuale e quello ideale della persona, aspetto che andrebbe a compromettere la naturale formazione dell’identità.

Alcuni ricerche ipotizzano che il recupero di memorie autobiografiche vaghe ed aspecifiche da parte delle persone affette da schizofrenia, rappresenti un tentativo disperato di ridurre la discrepanza interiore percepita (Schoofs, Hermans, & Raes, 2012). Tale concetto presenterebbe analogie con i meccanismi protettivi descritti all’interno del modello CaR-FA-X, introdotto da J. Mark Williams (2006), in base al quale i deficit cognitivi tipici degli individui schizofrenici potrebbero essere legati ad una compromissione delle funzioni esecutive, indispensabili per il recupero dell’Autobiographical Knowledge Base (Williams et al., 2007; Conway, 2000). I meccanismi protettivi del modello di Mark Williams, mitigherebbero la sofferenza emotiva attraverso la soppressione delle memorie autobiografiche indesiderate (Hu et al., 2015).

Non è da trascurare il fatto che le persone con  schizofrenia sono soggette a rimuginìo ansioso, ruminazione depressiva,  il quale può arrivare ad occupare una parte massiccia del magazzino della memoria di lavoro, generando una riduzione delle risorse cognitive utili a creare memorie autobiografiche (Williams et al., 2007).

Sono stati ideati programmi di intervento finalizzati ad ottenere un miglioramento della qualità delle memorie autobiografiche in pazienti schizofrenici, come per esempio la Cognitive Remediation Therapy (CRT; Blairy et al., 2008), che consente di allenare la capacità di accedere alle memorie autobiografiche, invitando alla scrittura di un diario personale. Ad oggi purtroppo mancano studi che possano valutare l’efficacia di tali trattamenti poiché non è ancora chiaro se il miglioramento mnestico sia connesso al cambiamento di percezione che l’individuo ha di sé (Zhang et al., 2019), o alla diminuzione della discrepanza tra sé ideale e quello attuale.

Considerazioni conclusive

Per tanto tempo le alterazioni di tipo cognitivo nei pazienti schizofrenici sono state sottovalutate per dare la precedenza ai sintomi più eclatanti, come i deliri e le allucinazioni. Appare evidente in realtà come i deficit cognitivi siano da considerarsi  criticità rilevanti, dal momento in cui sono presenti anche una volta cessata la fase acuta della malattia (Medalia, & Revheim, 2002).

Sarebbero utili ulteriori approfondimenti per poter un giorno incidere in maniera significativa  sulle compromissioni che un disturbo grave come la schizofrenia genera dal punto di vista delle funzioni cognitive.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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