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L’alternarsi degli stati mentali nel narcisismo

L’alternarsi degli stati mentali nel narcisismo

Photo by Miguel A. on Pexels

Nella precedente news ho delineato il funzionamento del Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), in questa andrò ad approfondire gli stati mentali ricorrenti in tale disturbo.

Andiamo quindi a vedere gli stati mentali che, tipicamente, si alternano e caratterizzano il disturbo narcisistico di personalità.

STATO GRANDIOSO

In questo stato mentale, la persona si sente superiore, di successo, di avere grandi qualità, speciale, ammirata, autosufficiente, è convinta di dominare il mondo. È forte il senso di diversità e non appartenenza. La massa mediocre che la circonda è tenuta a distanza, viene percepito o fantasticato un senso di appartenenza a gruppi elitari.

L’emozione caratteristica di questo stato è il disprezzo, a cui seguono senso di forza ed efficacia personale, il corpo è vigoroso, attivo, l’esperienza è di onnipotenza. L’arma del disprezzo, ovvero il guardare gli altri dall’alto in basso, sminuirli, stabilire la gerarchia, assicura alla persona il mantenimento della giusta distanza, una distanza indispensabile per nascondere le proprie vulnerabilità e i propri difetti.

Può presentarsi anche un senso di rivalsa: il riconoscimento tanto atteso è ora arrivato e va sbattuto in faccia a tutte quelle persone che non hanno creduto nelle sue capacità.

Sovente, l’atteggiamento verso gli altri è di altezzosa benevolenza, come un sovrano indulgente verso i propri sudditi.

Lo stato grandioso, però, si spegne facilmente di fronte al mancato riconoscimento del valore personale o di fronte alla percezione che gli altri abbandonino, rifiutino o critichino la persona.

A quel punto, minacciata nell’autostima e ferita nell’orgoglio, la persona sente scricchiolare sotto i suoi piedi le fragili fondamenta dello stato grandioso e scorge, sotto la soglia della coscienza, il baratro, l’abisso.

Estremamente spaventata all’idea di cadere nello stato depresso/terrifico tenta di proteggersi attaccando, la rabbia diventa un valido alleato: le cause dell’invalidazione o degli insuccessi sono attribuite agli altri.

Nel disperato tentativo di evitare l’abisso la persona, in questi casi, può cercare di ricostituire lo stato autocompiaciuto attraverso l’uso di sostanze (ad esempio la cocaina), può cercare di confermare la propria immagine e potenza tramite la seduzione compulsiva, può lavorare senza sosta al fine di rinsaldare o riconquistare la posizione che teme di perdere (Carcione, Semerari, 2017; Dimaggio, 2016; Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore, 2013; Dimaggio, Semerari, 2003).

STATO DEPRESSO/TERRIFICO

L’affannosa scalata verso la vetta per allontanarsi il più possibile dall’abisso e la rabbia e il disprezzo per proteggersi dalla caduta sono miseramente fallite, la persona è ormai sprofondata nel baratro.

In questo stato mentale vive un senso di fallimento, di sconfitta, di sottomissione, di autosvalutazione, di minaccia, di rifiuto ed espulsione dal gruppo, di inconsistenza dell’identità.

La persona si sente pervasa da emozioni di vergogna e paura, la tristezza ha un retrogusto amaro, di nostalgia per il paradiso perduto.

Lo stato depresso/terrifico può essere anche dissociato: l’estrema difficoltà delle persone narcisiste ad accedere alle emozioni negative può far sì che queste ultime si presentino in uno stato alterato di coscienza (Carcione, Semerari, 2017; Dimaggio, 2016; Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore, 2013; Dimaggio, Semerari, 2003).

STATO DI VUOTO DEVITALIZZATO

Dopo esser stata investita dal dolore pulsante che sgorga dall’abisso, la persona narcisista corre ai ripari, l’analgesico usato è il vuoto. La persona dimora a lungo in questo stato: si sente fredda, distaccata, lontana dagli altri, l’esperienza emotiva è completamente spenta, il mondo percepito quasi irreale, distante.

Spegnimento affettivo e isolamento relazionale sono automatismi che proteggono dalla sofferenza, tutto è attutito, ovattato, nulla ferisce.

La persona in questo stato mentale vive un’esperienza tutt’altro che sgradevole: intoccabile, chiusa nel proprio bozzolo, si lascia vivere. L’autostima non è più soggetta a fluttuazioni, niente pericoli, sfide, sconfitte.

Il vero problema del narcisismo è qui, nella passività, nell’anestesia dell’agency. A lungo andare, però, la persona inizia a sentirsi scomoda in questo bozzolo: la vita risulta vuota, noiosa, quella vera scorre altrove.

Il bisogno di relazione inizia a farsi strada nel soggetto come un filo d’erba nel ghiaccio della tundra siberiana (Carcione, Semerari, 2017; Dimaggio, 2016; Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore, 2013; Dimaggio, Semerari, 2003).

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Riferimenti

  • American Psychiatric Association (2014). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina, Milano.
  • Carcione, A., Semerari, A. (2017). Il narcisismo e i suoi disturbi. Eclipsi, Firenze.
  • Dimaggio, G. (2016). L’illusione del narcisista. Baldini&Castoldi, Milano.
  • Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore, G. (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia metacognitiva interpersonale. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Semerari, A. (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Editori Laterza, Bari-Roma.
  • Montano, A., Borzì, R. (2019). Manuale di intervento sul trauma. Comprendere, valutare e curare il PTSD semplice e complesso. Erickson, Trento.
  • https://www.istitutobeck.com/opuscoli/opuscolo-disturbi-di-personalita-e-trauma
  • https://www.istitutobeck.com/opuscoli/opuscolo-il-narcisismo

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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