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La scienza spiega: l’altruismo si apprende e si contagia

Altruismo

La situazione sociopolitica del Medio Oriente e dell’Africa, che include guerre, povertà e persecuzioni, sta spingendo molte persone a spostarsi, in cerca di un futuro migliore o perché costrette a lasciare la patria, la casa, la vita di un tempo e spesso anche pezzi della propria famiglia. Questi ultimi anni si configurano come uno dei periodi con il più alto numero di rifugiati nel mondo, circa 65 milioni: è come se l’intera popolazione italiana fosse forzata ad abbandonare la nostra amata penisola. Migrare in una nazione lontana nello spazio e per cultura significa mettere alla prova le capacità di integrazione dei rifugiati, già piegati da condizioni spesso disumane, e quelle della popolazione ospitante di fare i conti con una situazione di “invasione” molto più spesso paventata e alimentata dai media che effettiva.

È una capacità evolutiva degli esseri viventi quella di essere bendisposti verso le persone che sentiamo appartenere al nostro gruppo piuttosto che verso gli estranei: grazie alle capacità di cooperazione sviluppate nel tempo, possiamo far affidamento sul gruppo di appartenenza per provare ad assicurarci la sopravvivenza e, allo stesso tempo, offriamo il nostro aiuto e contributo agli altri membri del gruppo, sia questo la famiglia, il vicinato, i concittadini, i connazionali, ecc.
Numerosi studi neuroscientifici hanno identificato nell’ossitocina l’ormone che fa la differenza nell’atteggiamento altruistico. L’ossitocina è secreta dall’ipotalamo ed è coinvolta in molte situazioni relazionali, come la formazione di legami sociali, di quello tra madre e bambino e nella fase dell’innamoramento.

Uno studio in tre parti pubblicato sul “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America” (Marsch & al., 2017) ha voluto approfondire il ruolo dell’ossitocina nell’atteggiamento verso gli immigrati e i rifugiati.
Nella prima parte ai partecipanti è stata proposta la possibilità di decidere quanto donare ai poveri e quanto tenere per sé di 50 euro messi a disposizione: è stata evidenziata la tendenza a donare ai rifugiati il 20% in più di quanto si donerebbe ai poveri della propria nazione.
Nella seconda parte i partecipanti hanno compilato un questionario di valutazione dell’atteggiamento verso i rifugiati e poi, come nella prima parte dello studio, è stato chiesto loro di scegliere quanto donare dei 50 euro a disposizione. A metà del gruppo di partecipanti è stato, però, chiesto di inalare dell’ossitocina da uno spray nasale, all’altra metà è stato invece somministrato un placebo. I risultati mostrano che i partecipanti che avevano mostrato nel questionario un atteggiamento positivo verso i rifugiati tendevano a donare il doppio sia ai poveri locali che i rifugiati; invece non si è osservato alcun cambiamento di donazione in coloro il cui questionario evidenziava un atteggiamento negativo verso i rifugiati.
La terza parte ha replicato le modalità della seconda ma, in aggiunta, è stato comunicato ai partecipanti qual era la media della donazione raccolta nella prima parte dell’esperimento: con l’aggiunta di questa informazione, anche le persone con atteggiamenti negativi hanno aumentato l’importo della donazione.

Questi risultati mostrano che l’altruismo sembra essere un fattore in parte dipendente dal contesto e che l’ossitocina sembra amplificare gli effetti di un atteggiamento già di base altruistico, mentre non evidenzia un’influenza significativa nelle persone che hanno un atteggiamento negativo verso i rifugiati a meno di mostrare loro qual è il comportamento tipico del resto della popolazione. I ricercatori affermano, quindi, che questo studio fornisce la prova che il rifiuto xenofobico dei rifugiati può subire un cambiamento nel momento in cui intervengono contemporaneamente ossitocina e l’esempio dei pari. Ecco perché è importante che le persone con una certa responsabilità (siano essi insegnanti, politici, genitori, ecc.) possano fornire un modello positivo così da non renderci assuefatti alle notizie di tragedie che coinvolgono gli altri e rimanere sensibili alle necessità di chi si trova in un una situazione meno fortunata della nostra.

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