Analisi del rapporto tra ritiro sociale patologico e solitudine

Analisi del rapporto tra ritiro sociale patologico e solitudine

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Il ritiro sociale patologico (PSW) comporta un distacco dalle relazioni sociali che induce a trascorrere la maggior parte del proprio tempo tra le mura domestiche, esso può essere la manifestazione di un disturbo psichiatrico o di un aspetto della personalità.

La solitudine è definita come uno stato spiacevole ma adattivo, al quale si può ricorrere quando c’è uno scollamento tra le relazioni sociali desiderate e quelle reali (Adams, Openshaw, Bennion, Mills, & Noble, 1988). Alla solitudine può avere seguito un ritiro sociale duraturo (Cacioppo et al., 2015). Ad alcuni individui può accadere di vivere l’esperienza della solitudine, senza percepirla, mentre altri possono essere inseriti in una ricca rete sociale e sentirsi soli.

Ricerche sul tema

Secondo alcuni studiosi la  PSW, può essere un’opzione scelta in maniera autonoma, non necessariamente associata alla solitudine. Una ricerca condotta nel 2019 ha approfondito il costrutto della PSW, cercando di rispondere a 3 quesiti:

Il ritiro sociale patologico porta i soggetti che lo vivono a esperire una minor vicinanza ad altri gruppi sociali, rispetto ai soggetti che non ne soffrono?

La percezione di solitudine è più marcata in persone che soffrono di PSW rispetto a chi non ne è affetto ?

Esiste un nesso tra solitudine e disturbi mentali?

La ricerca ha previsto il coinvolgimento di 343 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 45 anni, i membri del campione avevano anche affrontato un sondaggio online mirato ad approfondire la frequenza della PSW a Taiwan (Wu, Catmur, Wong, & Lau, 2019).

Ai soggetti sono state poste le seguenti domande (Koyama et al., 2010; Wong et al., 2015):

“Passi la maggior parte del tuo tempo a casa?”

“Ti rifiuti di interagire con gli altri?”

“Eviti di mantenere relazioni sociali?”.

In caso di risposte affermative, i soggetti dovevano anche specificare quanto tempo erano durati tali comportamenti. Una versione alternativa della Overlap Scale (Schubert & Otten, 2002) ha permesso di analizzare la connessione sociale percepita rispetto agli altri, specificando eventualmente i differenti partner sociali che potevano far parte di diversi gruppi (famiglia/amici/estranei). Successivamente ai partecipanti è stato chiesto di scegliere un grafico tra 7 che rappresentavano due cerchi su una linea: i vari grafici si distinguevano tra loro in base alla distanza tra i due cerchi, la quale simboleggiava la distanza/vicinanza esperita tra il soggetto e ciascun partner.

I partecipanti hanno poi compilato l’UCLA Loneliness Scale (Russell, 1996), un breve questionario che misura la percezione di essere socialmente isolanti ed il General Health Questionnaire (GHQ12; Chong & Wilkinson, 1989) strumento in grado di rilevare la presenza di disturbi psichiatrici.

Risultati

Dai risultati dello studio è emerso il 18.5% del campione era affetto da disturbi mentali; la media della durata del ritiro sociale variava dai 25 ai 33 mesi. I soggetti con PSW hanno manifestato di percepire una minore vicinanza agli amici (ma non i familiari e gli estranei) e una maggiore solitudine rispetto ai soggetti senza PSW. I disturbi psichiatrici sono risultati correlati in senso positivo alla solitudine. Quanto emerso dallo studio è allineato alle teorie psicologiche sulla solitudine (Cacioppo et al., 2015; Parkhurst & Hopmeyer, 1999), vista come una conseguenza del ritiro sociale ma anche come potenziale fattore precipitante che induce all’iniziale ritiro sociale. Nei casi in cui la solitudine funga da stato adattivo utile a scongiurare la minaccia di isolamento sociale, può portare all’elaborazione di strategie volte alla riconnessione all’interno dei gruppi ma nel caso in cui questo non fosse possibile,  il ritiro sociale può a lungo andare incrementare la solitudine.

La ricerca ha evidenziato come soggetti che manifestavano comportamenti di ritiro borderline rispetto ai cut-off, avevano dei livelli intermedi di solitudine, tale risultato si unisce a quello di  precedenti studi che hanno evidenziato come la solitudine sia un fattore di rischio di molti disturbi psichiatrici (Cacioppo, Hughes, Waite, Hawkley, & Thisted, 2006).

Riferimenti

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