Nella morsa dell’ansia

Nella morsa dell’ansia

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Photo by BRRT on Pixabay

Quante volte ci capita di sentirci ansiosi? E quando succede, quali sono le sensazioni che proviamo? Spesso ci si sente dire che si viene “mangiati dall’ansia” o, addirittura, “rapiti” da questo stato emotivo così subdolo nella sua manifestazione. Nella maggior parte dei casi proviamo ansia in risposta a circostanze stressanti, quindi quando ci sono dei fattori detti “stressor” interni o esterni che ci fanno avvertire quelle sensazioni sul corpo di ansia come aumento del battito cardiaco, aumento della sudorazione, respiro affannoso, muscoli rigidi perché il corpo è preparato per la reazione attacco fuga. Ma qual è la sua funzione? Che cosa vuole realmente comunicarci? Proviamo a conoscerla più da vicino…vedremo che non morde!

L’ansia è una normale risposta del nostro organismo ad una possibile minaccia reale e/o immaginaria sperimentata come pericolosa e dannosa per la propria esistenza; è una condizione innata e comune a tutti gli esseri umani. Come tutte le emozioni, anche l’ansia non è di per sé negativa o dannosa, al contrario, questo stato emotivo è indispensabile per la sopravvivenza. Le cause scatenanti sono la percezione di una minaccia per la nostra incolumità, i nostri cari, la salute, la sicurezza economica o lavorativa, l’autostima, l’immagine che diamo agli altri e le nostre relazioni. La sua origine possiamo rintracciarla in caratteri di tipo ereditario/familiare (se hai un genitore ansioso, è probabile che anche tu lo sia), chimico (sufficiente equilibrio di particolari neurotrasmettitori presenti nel nostro cervello, in particolare la serotonina, conosciuta come “l’ormone del buon umore”) ed esperienziale (associazioni e memorie tipicamente traumatiche). È, inoltre, rappresentata da quattro facce che ne definiscono i sintomi fisiologici (cosa sente il nostro corpo), cognitivi (cosa pensiamo), emotivi (cosa proviamo) e comportamentali (cosa facciamo). Il nostro corpo si prepara ad agire in qualche modo così come farebbe un facocero alla vista di un leone che spunta fuori da un cespuglio. Siamo impauriti, angosciati, ansiosi e il corpo si adatta in modo perfetto, inviando energia ai muscoli per metterci in salvo. Certo, non possiamo lottare con le tasse o le bollette da pagare come un facocero potrebbe fare con un leone, ma la reazione è più o meno la stessa.

Tutti noi nasciamo con un livello d’ansia di base che non può essere eliminato. In alcune persone, aventi una maggiore predisposizione all’ansia, questo livello potrebbe essere un po’ più alto. Se siamo esposti a fattori stressanti, nel corso del tempo, il nostro livello di ansia di base cresce e questo prende il nome di “livello d’ansia alterato dallo stress”. Se siamo continuamente esposti a questi fattori stressanti, questo livello d’ansia di base, che magari all’inizio era basso, continua a crescere fino a quando supera una certa soglia, ovvero la soglia del panico e una volta superata culmina nell’attacco di panico.

Ma quando bisogna davvero preoccuparsene?

L’ansia diventa eccessiva quando iniziano a palesarsi pensieri disfunzionali, come un’errata valutazione di pericolo, che vanno a compromettere, di conseguenza, il generale funzionamento quotidiano della persona accompagnato da una persistenza continua di minaccia, falsi allarmi ed ipersensibilità agli stimoli. In qualsiasi paese del mondo le persone hanno sofferto e soffrono tutt’ora di disturbi d’ansia. Grandi cambiamenti causano nuovi fattori scatenanti, infatti a differenza dei facoceri, abbiamo sempre nuove ragioni per essere ansiosi, ragioni a cui non possiamo sfuggire. Ogni generazione ha cercato, con vari risultati, di capire cosa fare a riguardo. Secondo il modello cognitivo non è la situazione in sé a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma è piuttosto il modo in cui le persone interpretano tale situazione. Le persone, soprattutto durante episodi d’ansia, fanno fatica a comprendere che è il pensiero che crea l’emozione con la conseguente reazione fisiologica, ed è il pensiero che crea il comportamento. Il vero problema è il modo in cui interpretiamo l’ansia, o cosa ci ripetiamo quando siamo in ansia. Probabilmente ci passeranno per la mente pensieri come “se provo l’ansia c’è qualcosa che non va”. È importante sapere che l’ansia aumenta se ci concentriamo sulle nostre sensazioni fisiche e sui pensieri catastrofici, ma con la psicoterapia e l’introduzione della Mindfulness nella nostra vita, possiamo imparare ad affrontare e gestire la nostra ansia e a diventarne più consapevoli.

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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