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“SE MI RILASSO STO PEGGIO”: l’ansia indotta dal rilassamento

ansia indotta dal rilassamento

Photo by Velizar Ivanov on Unspash

Il rilassamento dovrebbe aiutare le persone a sentirsi meglio, ma vale davvero per tutti?

Le persone che soffrono di disturbo d’ansia generalizzata (DAG) o di disturbo depressivo maggiore (DDM) potrebbero non beneficare degli effetti terapeutici di un training di rilassamento, come accade alle altre persone e i risultati di una ricerca della Penn University sembrano confermare questa ipotesi.

Una delle componenti del trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi d’ansia è spesso l’insegnamento di tecniche di rilassamento, da utilizzare come strategie di coping degli stati ansiosi. Le persone apprendono così tramite degli esercizi a riconoscere le differenze tra le sensazioni fisiche della tensione muscolare e del rilassamento e, grazie anche alla respirazione diaframmatica, gradualmente acquisiscono la capacità di generare attivamente uno stato di rilassamento in risposta all’ansia. Non sempre però questo è il risultato; paradossalmente, sembra infatti che le persone con DAG o DDM, in seguito ad un training di rilassamento, tendano a percepire uno stato ansioso maggiore. Come mai accade questo fenomeno, conosciuto nella letteratura scientifica dagli anni ’80 come “ansia indotta dal rilassamento”?

Il modello del contrasto emotivo di Newman afferma che chi soffre di DAG non abbia semplicemente paura di provare le emozioni negative, che tenderebbe quindi ad evitare (Borkovec et al., 2004), ma il timore sarebbe specificatamente quello di esperire dei cambiamenti dello stato emotivo, a causa di eventi incontrollabili. Il rimuginio, che caratterizza il DAG, sarebbe perciò funzionale a “contrastare” tali cambiamenti, garantendo alla persona di permanere in uno stato emotivo, che seppur negativo, risulterebbe meno terrorizzante di una sua modifica imprevista. Secondo Newman, “il modello ruota attorno all’idea che le persone possano utilizzare il rimuginio come strategia per evitare la delusione che proverebbero se dovesse accadere qualcosa di brutto…ciò è effettivamente poco utile e rende le persone solo più infelici. D’altronde, poiché la maggior parte delle cose di cui ci si preoccupa finisce per non accadere, ciò rinforza il rimuginio e la persona arriva a pensare: “Ero preoccupato e non è successo, quindi dovrei continuare a preoccuparmi “.

Un recente studio di Kim e Newman (2019) conferma l’ipotesi, secondo la quale le persone più sensibili ai cambiamenti emotivi negativi, ad esempio ciò che succede passando rapidamente da uno stato di rilassamento a uno di paura, hanno maggiori probabilità di sentirsi ansiose mentre vengono guidate attraverso esercizi di rilassamento. “Le persone potrebbero preoccuparsi per prevenire un peggioramento dell’ansia, ma in realtà è più salutare lasciarsi andare e sperimentare questo cambiamento”, sostiene Newman. Lo studio aiuta quindi a comprendere perché i training di rilassamento, progettati per aiutare le persone a sentirsi meglio, possono invece potenzialmente causare più ansia.

Per questo studio, i ricercatori hanno reclutato 96 studenti universitari, di cui 32 con disturbo d’ansia generalizzato (DAG), 34 con disturbo depressivo maggiore (DDM) e 30 controlli, senza alcun disturbo. Il campione della ricerca ha partecipato ad un training di rilassamento prima di guardare dei video, che avrebbero potuto suscitare paura o tristezza. I partecipanti hanno successivamente risposto a un elenco di domande, progettate per misurare quanto fossero sensibili ai cambiamenti nel loro stato emotivo, ad esempio, alcune persone hanno avuto difficoltà a gestire le emozioni negative attivate dalla visione dei video subito dopo gli esercizi di rilassamento, mentre altre hanno considerato utile il training per regolare  tali emozioni. Infine, i ricercatori hanno coinvolto i partecipanti in ulteriori esercizi di rilassamento e in seguito hanno somministrato un altro questionario per misurare l’ansia dei soggetti durante la seconda sessione di rilassamento. Dall’analisi dei dati, risulta che le persone con DAG hanno maggiori probabilità di essere sensibili ai cambiamenti emotivi e che tale sensibilità correla con un livello maggiore di ansia durante il rilassamento. I ricercatori hanno riscontrato esiti simili nelle persone con disturbo depressivo maggiore, sebbene l’effetto non sembra essere così forte.

I risultati ottenuti possono quindi aiutare i clinici a fornire un trattamento migliore alle persone con DAG. Misurare l’ansia indotta dal rilassamento e utilizzare tecniche di esposizione mirate alla riduzione della sensibilità al contrasto emotivo (negative contrast sensitivity) potrebbero aiutare i pazienti a ridurre i loro sintomi ansiosi. Infine resta ancora da indagare l’ansia indotta dal rilassamento in altri disturbi, come il disturbo di panico e la depressione lieve persistente.

  • Borkovec T. D., Alcaine O., Behar E.S.,(2004), “Avoidance theory of worry and generalized anxiety disorder”. in Heimberg, Mennin, & Turk (Eds.), Generalized anxiety disorder: Advances in research and practice (pp. 77−108). New York: Guilford;
  • Kim H., Newman, M. G. (2019), “The paradox of relaxation training: Relaxation induced anxiety and mediation effects of negative contrast sensitivity in generalized anxiety disorder and major depressive disorder. Journal of Affective Disorders, 259, 271–278.

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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