Anziani e giovani, simili nel modo di percepire i segnali sociali

Anziani e giovani, simili nel modo di percepire i segnali sociali

Anziani e giovani

Photo by Rob Long on Unsplash

L’essere umano è calato in un mondo fatto di relazioni che lo inducono a decodificare costantemente segnali sociali come l’espressione facciale, il tono di voce, la gestualità. Tale abilità è la base imprescindibile per poterci sentire connessi agli altri, percepire i loro stati d’animo, le loro intenzioni, empatizzare. Vivere delle serene relazioni sociali è uno degli ingredienti che concorrono a costruire il benessere psicologico.

In Gran Bretagna un gruppo di studiosi ha mostrato interesse nell’analizzare il modo in cui anziani e giovani leggono i segnali delle relazioni interpersonali, i risultati emersi da questo approfondimento sono apparsi particolarmente interessanti.

Lo studio

La ricerca è stata condotta dalla dottoranda Martina De Lillo, la professoressa Heather Ferguson e ad altri colleghi della School of  Psychology dell’Università del Kent.

Durante l’esperimento i ricercatori hanno osservato i partecipanti nel corso di due differenti situazioni di interazione sociale, facendo uso di occhiali mobili per monitorare gli occhi dei soggetti ed osservare il loro grado di attenzione rivolta alle informazioni sociali e non. Il campione era composto da 3 gruppi: ragazzi tra i 10 e i 19 anni; giovani tra i 20 e i 40 anni ed adulti più anziani tra i 60 e gli 80 anni.

Il primo esperimento ha consistito in un una conversazione con lo sperimentatore, in questo caso adolescenti ed anziani hanno focalizzato l’attenzione meno tempo sul volto dell’interlocutore, rispetto ai giovani adulti.

Il secondo esperimento ha previsto l’osservazione, da parte dei membri del campione, di persone che si muovevano in un ambiente universitario in modo rapido e caotico; in questo caso gli adolescenti e gli anziani hanno trascorso meno tempo a guardare i volti dei soggetti in movimento. L’ipotesi dei ricercatori è che gli adolescenti e gli anziani abbiano trovato tale situazione sociale impegnativa, al punto da preferire evitare l’osservazione dei volti delle persone che si muovevano freneticamente nello spazio.

Gli ideatori della ricerca hanno specificato come il ricorso alla tecnologia di tracciamento oculare mobile abbia fornito informazioni utili circa i meccanismi dell’interazione sociale e l’uso quotidiano della cognizione sociale.

La dottoressa Ferguson ha sottolineato come adolescenti e anziani abbiano più difficoltà ad acquisire dettagli importanti rispetto alle interazioni sociali e questo risulterebbe essere per loro limitante. Per quanto riguarda i giovani tra i 10 e i 19 anni, essi in questa fase di vita non hanno ancora terminato il loro processo di sviluppo mentale e sono in una fase evolutiva e di sperimentazione. Per quanto riguarda gli anziani, invece, la scarsa partecipazione sociale può indurre all’isolamento ed incidere di conseguenza negativamente sulla salute.

Conclusioni

I fisiologici mutamenti connessi al trascorrere degli anni influiscono in modo significativo sulla capacità di comprensione delle interazioni sociali e l’aspetto interessante emerso dallo studio condotto dai ricercatori dell’Università del Kent, consiste nell’aver rilevato come anziani e adolescenti abbiano in comune il modo in cui leggono i segnali sociali.

 

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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