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Come riconoscere un’ottima App di sostegno psicologico

App di sostegno psicologico

Il mondo degli smartphone propone una vastissima quantità e qualità di app dedicate davvero a qualsiasi argomento, fra i quali anche la salute mentale, le cosiddette MHapp, dove MH sta per mental health, salute mentale. Queste app, infatti, si rivolgono a coloro che sentono di aver bisogno di un sostegno per il proprio benessere psicologico senza (o prima di) rivolgersi a uno specialista.

Tuttavia la salute, mentale o fisica che sia, è una cosa seria e interventi non professionali potrebbero creare problemi invece che aiutare a risolverli. Le domande che potrebbero sorgere sono: Come si fa sapere se l’app sta facendo quello che promette? Che sta avendo un impatto positivo sulla propria salute mentale? E, soprattutto, come si fa a essere sicuri che non stia, al contrario, avendo effetti negativi?

Alcuni ricercatori della Monash University in Australia hanno anche trovato app che non erano altro che adattamenti di programmi pensati per il PC o da libri di auto-aiuto. Tuttavia l’approccio allo smartphone è davvero differente da quello di altri strumenti di conoscenza: gli smartphone, infatti, sono diventati una specie di estensione del sé, molto più intimamente connessi a noi di quanto possa esserlo un libro o persino un portatile.
Le cosiddette “computerized therapy” sono create così che l’utente sia seduto leggendo le informazioni su uno schermo, in parte come se fosse un apprendimento online. L’uso dello smartphone è invece più dinamico, più veloce e interattivo: in pratica, la mezz’ora di una sessione di computerized therapy deve essere spezzettata in unità di pochi minuti, perché noi usiamo lo smartphone molto frequentemente ogni giorno ma per poco tempo alla volta.

L’app dovrebbe fornire psicoeducazione ma dovrebbe anche richiedere all’utente di mettersi in gioco, sperimentare, dando informazioni e suggerimenti. Le persone apprezzano strategie di coping per poter far fronte alle loro difficoltà e questo accresce la loro competenza.

L’utilità dello smartphone è anche quella di poter usare l’aiuto nel momento immediato del bisogno, come un attacco di panico sull’autobus: mettere in pratica delle strategie proprio quando vi è un’ “emergenza” in atto permette un apprendimento molto efficace.

L’app dovrebbe incoraggiare anche attività che non riguardano l’uso dello smartphone: per quanto la tecnologia sia utile, la vita reale è al di là dei device e la letteratura ci mostra che un uso eccessivo dello smartphone può peggiorare i sintomi ansiosi e depressivi e scollegarci dalla rete sociale non virtuale, passando dall’essere un utile aiuto al costituire un ostacolo al nostro benessere.

La terapia cognitivo-comportamentale è l’approccio maggiormente evidence-based per quanto riguarda i disturbi d’ansia e depressione ed è anche quella che più facilmente si adatta alle esigenze delle app per smartphone. Difatti è anche la più diffusa tra queste: richiede collaborazione con il paziente, quindi interazione, lo aiuta a identificare oggettivamente i propri pensieri ed emozioni e lo sfida a cambiarli in vari modi.

In molti videogiochi viene fatto un riassunto dei risultati ottenuti: percentuale completata, oggetti collezionati, informazioni raccolte, ecc. Questo principio della teoria dell’autodeterminazione è molto utile anche ad una MHapp: per mantenere la motivazione è necessario sentire di essere competenti e la app deve dare la possibilità all’utente di vedere i propri progressi.

Potrebbero sorgere timori a utilizzare o anche solo cercare MHapp per lo stigma che circonda le difficoltà e i disturbi psicologici come depressione e ansia nella popolazione generale. L’app dovrebbe, quindi, evitare di utilizzare una terminologia clinica, definire un disturbo o suggerire che l’utente abbia bisogno di usarla; al contrario, dovrebbe sottolineare come vissuti ansiosi o depressivi siano comuni e normali negli esseri umani. Questo aiuterebbe inoltre le persone con un’effettiva diagnosi di disturbo di ansia o dell’umore a “normalizzare” la propria situazione e a non “auto-stigmatizzarsi”.

Una delle ultime raccomandazioni dei ricercatori è che le MHapp devono essere adattabili agli aggiornamenti della ricerca, per poter essere sempre evidence-based.

 

Riferimenti:

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