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Una App per diagnosticare e curare i disturbi psicologici

App per diagnosticare e curare i disturbi psicologici

Può un’app aiutare a individuare problemi e difficoltà di salute mentale raccogliendo dati sull’uso che facciamo dello smartphone?

In realtà non è la prima volta che si cerca di coniugare tecnologia e diagnosi e cura di disturbi quali quelli dell’umore e del comportamento: stiamo parlando di app come Headspace, di cui abbiamo già parlato, che aiutano con la gestione dell’ansia e della ruminazione, ma anche l’utilizzo di videogiochi e l’individuazione di segni di depressione nelle foto che pubblichiamo su Instagram.

L’app di cui parliamo è Mindstrong Health, sviluppata da una startup di medici di Palo Alto (California). Questa app analizza non tanto quello che facciamo con il nostro smartphone ma raccoglie dati su come lo facciamo: per esempio, la modalità di digitazione delle parole, le direzioni degli scorrimenti, la frequenza dei tocchi e l’intensità della pressione sullo schermo, quanto a lungo utilizziamo il telefono e determinate applicazioni installate su di esso.

Per arrivare a questo software, è stata realizzata una ricerca della durata di cinque anni che ha coinvolto 150 persone: ai partecipanti sono stati sottoposti alcuni strumenti diagnostici classici per analizzare la memoria episodica (ovvero i ricordi degli eventi) e la funzione esecutiva (che includono abilità mentali come il controllo degli impulsi, l’attenzione su un compito, ecc.). Gli specialisti si sono concentrati su di esse poiché sono stati osservati deficit in queste competenze nelle persone con disturbi del comportamento.

Mindstrong Health promette quindi di confrontare l’uso dello smartphone con un modello “normale” e registrare variazioni sia in soggetti senza disturbi sia di peggioramento del quadro diagnostico. Per esempio, l’app dovrebbe poter individuare un cambiamento di sette punti nella scala di Hamilton, che valuta la gravità dei sintomi depressivi.

Al di là delle belle promesse, i problemi sono qui almeno due. Per primo, la startup non ha (ancora) fornito alcuna evidenza scientifica delle sue promesse, seppure vengano sbandierate sul sito ben cinque sperimentazioni cliniche.
Ma, anche se verranno forniti i dati necessari a poter replicare indipendentemente i loro esperimenti e venissero quindi confermati i risultati, rimane il fatto che sembriamo andare sempre più verso un universo virtuale di autodiagnosi. Vero è che questi dati potrebbero essere raccolti da un professionista della salute ed essere utilizzati per la sua valutazione, ma abbiamo bisogno di essere cauti e lungimiranti su come il grande pubblico possa usare app di questo genere, in un’epoca in cui i motori di ricerca sembrano aver sostituito il medico di base e gli altri specialisti della salute.

 

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