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Nuove App per moderare i sintomi nel disturbo ossessivo compulsivo

App per moderare i sintomi nel disturbo ossessivo compulsivo

Photo by Benjamin Sow on Unsplah

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni, ovvero idee, pensieri ed impulsi che sorgono improvvisamente nella mente del soggetto e vengono percepiti come intrusivi, fastidiosi e irrazionali. Ai pensieri intrusivi seguono le compulsioni: azioni mentali e comportamenti messi in atto come un tentativo di soluzione, seppur temporanea, per fronteggiare l’ansia generata dai pensieri ossessivi.

La presenza di ossessioni e compulsioni comporta una marcata sofferenza nel soggetto e può divenire una condizione altamente invalidante quando i riti messi in atto vengono eseguiti per un tempo significativamente lungo della giornata e possono interferire con le normali attività quotidiane come il lavoro, lo studio, le relazioni sociali e di coppia.

Uno dei tipi più comuni di DOC, che colpisce fino al 46% dei pazienti, è caratterizzato da gravi paure di contaminazione e comportamenti di lavaggio eccessivi. Questi pazienti si sentono ansiosi dopo episodi di “contaminazione”, come il toccare una maniglia di una porta, e possono impiegare anche diverse ore per lavarsi accuratamente le mani, fino ad arrivate talvolta al sanguinamento della pelle (Markarian, Y. et al. 2010).

Il trattamento che risulta essere più efficace per il DOC consiste nella psicoterapia cognitivo-comportamentale,  congiunto ad una terapia farmacologica se necessaria, e in particolare nell’utilizzo della tecnica denominata ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta): si richiede ai soggetti un grande sforzo emotivo, in quanto essi vengono sottoposti progressivamente ad un oggetto “contaminato”, senza poter mettere in atto comportamenti compulsivi (prevenzione della risposta), generando nell’individuo forte angoscia e stress nell’immediato, ma diminuzione dell’ansia e della paura associata al mancato compimento del gesto rituale, nel lungo termine.

Jalal, Bruhl e O’ Callanghan (2018), ricercatori dell’Università di Cambridge, hanno recentemente rivelato l’impatto dell’esposizione vicaria, piuttosto che diretta, sui pazienti DOC: i pazienti hanno riferito di provare disgusto non solo toccando oggetti ritenuti contaminati, ma anche osservando qualcuno eseguire l’azione, così come ottenevano sollievo semplicemente guardando altri lavarsi le mani. Questa esposizione indiretta, rilevata dagli autori, è supportata da studi di natura neurologica che mostrano come le regioni cerebrali coinvolte nell’elaborazione del disgusto, come l’insula, si attivano non solo quando le persone provano questa emozione, ma anche quando guardano qualcun altro provare disgusto. Questa risposta empatica si ritiene che sia mediata dall’attività del sistema di neuroni specchio (Jalal B., Ramachandran., 2017)

Per testare l’ipotesi secondo cui l’osservazione indiretta di comportamenti ripetitivi possa svolgere un ruolo funzionale per i pazienti simile a quello reale, i ricercatori di Cambridge hanno coinvolto 93 partecipanti. I soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi: i primi, grazie all’utilizzo di uno smartphone, hanno guardato video in cui venivano ripresi durante il rituale di lavarsi le mani; il secondo gruppo ha guardato video in cui toccavano delle superfici contaminate e il gruppo di controllo ha guardato video in cui venivano messi in atto movimenti neutrali con le mani.

Dopo solo una settimana, per i partecipanti del primo e del secondo gruppo, sono stati riscontrati miglioramenti, mostrando una riduzione dei sintomi rispetto al gruppo di controllo. Alcuni dei soggetti inoltre, grazie all’utilizzo dei video riuscivano a ritardare la compulsione di lavarsi le mani anche per più di due ore (Jalal et al., 2018).

In Italia, negli ultimi anni, sono nate delle app al fine di aiutare i soggetti con DOC nella gestione dei loro sintomi. In particolare, si tratta di strumenti progettati per aiutare a tenere sempre a mente i consigli ricevuti nelle sedute col terapeuta e monitorare la frequenza con cui si presentano pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi, ma anche applicazioni che, grazie alla realtà virtuale, permettono di simulare situazioni stressanti per le persone con DOC. L’impiego della realtà virtuale prevede, in questi casi, l’esposizione vicaria a stimoli legati al contagio, alla contaminazione e al pericolo, con prevenzione del rituale compulsivo. Nello specifico, attraverso un’applicazione installata nei nostri smartphone che permette la riproduzione di spazi tramite immagini a 360 gradi, è possibile entrare virtualmente negli ambienti ritenuti fonte di pericolo come: un bagno pubblico, un balcone, la stanza di una casa caratterizzata da diverse quantità e livelli di macchie di sangue, etc.

Lo scopo finale di questo tipo di intervento sarebbe analogo all’ ERP e potrebbe, se utilizzato in parallelo con la psicoterapia e la terapia farmacologia se necessaria, accelerare la generalizzazione dello stimolo, aumentando l’efficacia della terapia stessa e aiutando i soggetti con DOC a riprendere il controllo della propria quotidianità.

Riferimenti:

  • Baland JalalAnnette BrühlClaire O’CallaghanThomas PiercyRudolf N. CardinalVilayanur S. RamachandranBarbara J. Sahakian: “Novel Smartphone Interventions Improve Cognitive Flexibility and Obsessive-Compulsive Disorder Symptoms in Individuals with Contamination Fears”. (2018)
  • Jalal B., Ramachandran: “I feel your disgust and relief”: can the action understanding system (mirror neuron system) be recruited to induce disgust and relief from contamination vicariously, in individuals with obsessive–compulsive disorder symptoms?.” Neurocase, 23, 31-35 (2017)
  • American Psychiatric Association, APA, Wiener. “Diagnostic and statistical Manual of Mental Disorder, 5th Edition: DSM-5”. (2013)

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Giulia Gabelli - Psicologa - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 17/09/2012 n. 19457. Esperta in psicopatologia dell’apprendimento e delle dipendenze.Negli anni ha maturato una esperienza clinica sia in ambito pubblico che in strutture private. Attualmente svolge attività clinica con pazienti adulti occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi depressivi e disturbi di personalità. Per l’età evolutiva il suo lavoro si concentra prevalentemente sugli aspetti di  valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi, dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e delle problematiche associate, quali difficoltà comportamentali, emotive e relazionali. Si è interessata a progetti di prevenzione di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza sia a carattere regionale che per il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). E’ inoltre Terapeuta EMDR di primo livello.
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