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L’arte come espressione della malvagità umana

Arte

Definire cosa è arte non è facile in quanto estremamente varie sono le modalità in cui l’artista può esprimersi. In linea generale, potremmo definire artistica ogni attività che coinvolga la creatività, al di là dei mezzi, le capacità e gli intenti possibili che sono dietro alla creazione artistica.

È arte anche qualcosa che non resta, qualcosa che non è fatto per essere esibito né per essere lasciato come eredità. Alcune opere d’arte nascono per non essere replicate e possono essere ammirate nel solo tempo in cui durano. Ad esempio, le sculture di frutta e verdura o quelle di ghiaccio.

Tra queste, potremmo annoverare anche una delle più controverse, famose e ammirate performance artistiche: Rhythm 0, dell’artista serba Marina Abramović, nota al pubblico per le modalità di espressione con il coinvolgimento diretto del pubblico. Questa performance fu ideata e messa in “scena” nel 1974 a Napoli nella Galleria Studio Morra. Quello che il pubblico ha trovato nella sala è stata Abramović, ferma nel centro, e un tavolo con 72 oggetti sopra disposti, tra i quali scarpe, piume, catene, una rosa, coltelli, lamette, un bicchiere d’acqua, una pistola e un proiettile. Inoltre, sul tavolo vi era questa scritta: “Istruzioni: ci sono 72 oggetti sul tavolo che potete usare su di me come desiderate. Performance: Io sono l’oggetto. Durante questo periodo sono totalmente responsabile di quello che avverrà. Durata: 6 ore (8pm – 2am)”.

Inizialmente gli astanti sono stati presi dall’imbarazzo e dalla perplessità. Poi hanno cominciato a girarle intorno e toccarla. Qualcuno l’ha abbracciata, qualcun altro l’ha baciata e le è stata messa la rosa in mano. Con il passare del tempo, le azioni del pubblico si sono fatte più audaci: hanno usato le lame per stracciarle gli abiti, qualcuno le ha ferito il collo e ha cominciato a bere il sangue, le sono state infilate le spine della rosa nella pancia. Le donne davano istruzioni agli uomini, questi si sono spinti anche a palpeggiarla nelle zone intime. Quando uno dei presenti ha caricato la pistola con il proiettile e l’ha messa nelle mani dell’artista, con il dito sul grilletto, la guardia della galleria è sopraggiunta. “Quello che ho imparato è che… se lasci fare al pubblico, ti possono uccidere”, afferma l’artista serba.

Nella stessa decade vennero eseguiti anche degli esperimenti psicologici che ricordano questa perfomance. Per esempio, l’esperimento di Milgram, che voleva indagare quanto si potessero spingere i partecipanti a ubbidire alle richieste di un’autorità anche se queste andassero contro i loro valori etici e morali, come infliggere del dolore consapevolmente a un’altra persona. Oppure l’esperimento di Stanford, in cui all’interno di una simulazione di carcere alcuni partecipanti a cui era stato dato il ruolo di guardie cominciarono a vessare e umiliare i partecipanti “prigionieri”. Sembra quindi che, data alle persone la possibilità di comportarsi senza essere punite o togliendo loro la responsabilità, alcune agiranno comportandosi come se avessero un disturbo antisociale di personalità.

Nel film “Contact” (Zemeckis, 1997), l’alieno incontrato dalla scienziata protagonista dice: “Siete una specie interessante. Un interessante ibrido. Siete capaci di sogni di tale bellezza e anche di orribili incubi”. È la stessa ambivalenza raccontata in questo articolo che passa dall’arte, per molti rappresentazione del sublime e ciò che ci avvicina al divino, all’orrore che possiamo mettere in pratica per annichilire e distruggere un altro essere.

 

Riferimenti:

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