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Diffido o mi affido? Il ruolo di attaccamento, disturbi di personalità e fiducia nell’altro nella pedofilia

Attaccamento

Photo by Steve Shreve on Unsplah

La ricerca che sto per illustrare si è posta un obiettivo di una certa rilevanza: estendere le attuali conoscenze riguardo le origini dei disturbi di personalità. Per di più, i ricercatori hanno voluto farlo esaminando le associazioni tra gli stili di attaccamento, i tratti di personalità e la mediazione della fiducia, in un campione di molestatori di bambini.

L’ipotesi dello studio è che nel campione clinico (cioè composto da molestatori) risulti evidente un pattern di associazioni tra alcune dimensioni dell’attaccamento (in particolare attaccamento evitante ed ansioso) e disturbi di personalità. Inoltre, come accennato poco sopra, il gruppo di ricerca ha indagato se le associazioni tra queste dimensioni dell’attaccamento e i tratti dei disturbi di personalità potessero essere mediate dai livelli di sfiducia verso le altre persone.

Il campione

Il campione oggetto di studio è di tipo clinico (n=84) ed è composto da uomini reclutati da un programma di formazione basato sulla comunità educativa come sanzione alternativa (n=51) o da un carcere (n=33); l’età media è di 38 anni.

Il campione di controllo è composto da persone della popolazione generale con le stesse caratteristiche sociodemografiche del primo gruppo. 

Gli strumenti di valutazione

Lo studio ha utilizzato diversi strumenti di valutazione.

Per la valutazione dell’attaccamento è stata utilizzata la Adult Attachment Scale (AAS); la sottoscala di Fiducia/Sfiducia del Modified Erikson Psychosocial Stage Inventory è stata utilizzata come misura di fiducia; punteggi dimensionali di disturbi di personalità sono stati ottenuti utilizzando l’Assessment of DSM-IV Personality Disorders; infine è stata somministrata la Scala di Screening per Interessi Pedofili.

I risultati

I risultati dello studio fornisco supporto a ricerche precedenti e al contempo offre nuove interessanti intuizioni.

In linea con l’ipotesi iniziale, è stata riscontrata una associazione tra disturbi di personalità e attaccamento evitante e ansioso, con distinti pattern per queste due dimensioni dell’attaccamento.

Inoltre, i risultati hanno fornito prove preliminari a sostegno del fatto che i sentimenti di sfiducia potrebbero spiegare le associazioni tra attaccamento insicuro e disturbi di personalità (il campione clinico ha riportato aumenti significativi su tutte le scale self-report per i disturbi di personalità, con l’unica eccezione della dimensione ossessivo-compulsiva, oltre a livelli maggiori di attaccamento insicuro, evitante e sfiducia). Ciò che emerge è quindi coerente con un corpo crescente di letteratura che evidenzia una sovrapposizione generale tra le dimensioni dell’attaccamento, della fiducia e dei tratti di personalità, in accordo anche con i risultati del gruppo di Fonagy (Fonagy & Allison, 2014, Fonagy et al., 2015).

Tra le spiegazioni plausibili, uno dei possibili effetti di un attaccamento problematico potrebbe essere l’incapacità di sviluppare sentimenti di fiducia nei confronti di se stessi e degli altri, a diversi livelli e con differenti sfumature: sfiducia cronica verso chiunque oppure, all’opposto, il rischio di essere maltrattati e sfruttati per l’incapacità di discriminare persone degne di fiducia e persone che non lo sono affatto.

Possibili implicazioni cliniche

I risultati suggeriscono che i molestatori con una costellazione di tratti di personalità evitanti, schizoidi, schizotipici e antisociali possano essere concettualizzati in termini di un modello condiviso di attaccamento evitante. Questa visione potrebbe davvero fare la differenza in alcuni casi, dal momento che ci sono molestatori che possono presentare tratti di questi PD senza raggiungere la soglia diagnostica per una diagnosi formale, ma manifestando comunque un profilo di personalità disadattivo e che fonda le sue radici in uno stile di attaccamento evitante.

Dall’altra parte, molestatori con tratti paranoidi e dipendenti possono presentare stili di attaccamento evitanti o ansiosi, o una combinazione di entrambi, e gli interventi a loro dedicati dovrebbero essere adattati allo specifico caso.

Infine, i risultati riguardo il ruolo di mediazione della fiducia/sfiducia potrebbero indirizzare la ricerca futura sul processo di trattamento; esso potrebbe infatti includere un focus sul ruolo della fiducia come potenziale meccanismo di cambiamento.

Va sottolineato sicuramente come non sia possibile dedurre con certezza che l’attaccamento preceda effettivamente la fiducia e che quindi la sfiducia derivi da problemi di attaccamento. In generale, è plausibile che le differenze individuali nei livelli di fiducia dipendano da una varietà di fattori.

Pertanto, gli studi futuri potrebbero essere utili anche per comprendere i diversi meccanismi che contribuiscono alla generazione e al mantenimento di sentimenti di sfiducia nei molestatori.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta.Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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