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Impara l’arte e mettila da parte! Attività artistiche, regolazione emotiva e depressione

Attività artistiche, regolazione emotiva e depressione

Photo by Alice Achterhof on Unspalsh

In letteratura sono innumerevoli le prove a sostegno del fatto che le persone che soffrono di depressione abbiano una compromessa capacità di regolare efficacemente le proprie emozioni (dove per regolazione emotiva intendiamo la capacità di gestire autonomamente le proprie esperienze emotive in una maniera che ci permetta di vivere in modo adattivo nel nostro ambiente e nella nostra quotidianità). Un ulteriore interessante e condiviso risultato è che le attività artistiche sembrino migliorare i sintomi depressivi. In effetti, arte e salute mentale sono un binomio parecchio studiato e utilizzato anche in ambito clinico.

Quel che è meno chiaro però è se chi soffre di depressione faccia un uso differente delle strategie di regolazione delle emozioni nel momento in cui è impegnato in attività di questo tipo, rispetto a quando non lo è, spiegando il motivo del miglioramento depressivo.

Possiamo dire che siano tre i risultati fondamentali della ricerca su depressione e regolazione emotiva: innanzitutto, le persone con depressione fanno un uso minore di strategie per la risoluzione di problemi e la rivalutazione (strategie adattive capaci solitamente di ridurre affetti negativi ed attivazione fisiologica); in secondo luogo, chi soffre di depressione ricorre maggiormente all’evitamento delle emozioni positive e negative. Infine, le persone depresse ricorrono massicciamente alla ruminazione.

A partire da questi dati, un gruppo di ricerca londinese (Fancourt, Ali, 2019) ha coinvolto 11.248 persone con depressione allo scopo di analizzare proprio le strategie di regolazione emotiva utilizzate. I partecipanti sono stati abbinati per dati demografici, personalità ed esperienza artistica con persone non affette da depressione. Il campione totale era composto da 47.924 adulti (età maggiore di 18 anni).

Quello che emerge è sostanzialmente un utilizzo complessivamente inferiore nei soggetti con depressione impegnati in attività artistiche delle strategie di regolazione emotiva rispetto al gruppo di controllo; in particolare, un uso minore di strategie di risoluzione e rivalutazione, ma stesso uso di quelle di evitamento. Ciò conferma l’ipotesi condivisa per la quale le strategie adattive di autoregolazione emotiva risultano compromesse nelle persone che soffrono di depressione. I risultati valgono per arti dello spettacolo, arti visive, design, artigianato e letteratura.

Interessante notare però come le differenze nell’uso delle strategie di regolazione delle emozioni tra persone con e senza depressione risultino molto lievi quando svolgono attività artistiche; ciò sembra suggerire l’importanza dei benefici sperimentati grazie all’arte. In effetti, l’attività artistica combina flessibilità cognitiva, creatività, relazioni interpersonali, cooperazione: tutti elementi correlati in modo bidirezionale agli affetti positivi e quindi considerati come potenziali bersagli di interventi volti a migliorare la regolazione emotiva e ridurre i sintomi depressivi.

Alcuni fattori da tenere in considerazione come possibili limiti nell’analisi dei risultati di questa ricerca sono: non aver considerato la presenza/assenza di un trattamento antidepressivo; non aver considerato eventuali comorbilità; aver utilizzato misure self-report (ovviamente validate).

I risultati sono comunque promettenti e potrebbero rivelarsi utili come indirizzo per la ricerca futura: se le persone con depressione beneficiano delle attività artistiche in termini di migliore regolazione delle emozioni, ciò potrebbe innanzitutto rappresentare un punto di arrivo nella comprensione degli effetti benefici dell’arte; inoltre, studi futuri potrebbero concentrarsi sul modo in cui le attività artistiche incoraggino un uso più efficace delle strategie di regolazione emotiva anche al di fuori di esse, ossia nella quotidianità delle persone che soffrono di depressione.

 

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR.Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma.Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM).Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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