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Attenzione congiunta e sviluppo della competenza sociale nell’autismo

Autismo

Photo by Ashton Bingham on Unsplash

L’ATTENZIONE CONGIUNTA

Il termine attenzione congiunta si riferisce alla condivisione triadica dell’attenzione tra due individui e un terzo oggetto o evento. Tali comportamenti includono lo sguardo referenziale (che si verifica quando un individuo guarda ciò che un’altra persona sta guardando e quando usa la direzione dello sguardo dell’altro nel tentativo di dirigere la tua attenzione su qualcosa) e gesti quali il dare, il mostrare e l’indicare con il dito. Nello sviluppo tipico, sia i bambini che i loro genitori utilizzano in modo flessibile comportamenti verbali e non verbali per stabilire frequenti episodi di attenzione congiunta. Quando il comportamento è iniziato dal genitore, si dice che il bambino è responding to join attention (RJA), ad esempio segue lo sguardo del genitore per guardare un oggetto terzo (come ad esempio un aeroplano in volo). Al contrario, quando il bambino inizia, ci si riferisce a initiation of joint attention (IJA) ad esempio indica o vocalizza per guidare l’attenzione dell’adulto e soddisfare i suoi bisogni e interessi nell’ambiente sociale immediato.

Già prima che i bambini siano in grado di indicare o parlare, possono usare i loro movimenti oculari per influenzare il genitore, alternando lo sguardo diretto al volto del genitore e all’ oggetto. Impegnarsi in comportamenti di RJA e IJA facilita lo sviluppo delle competenze sociali di base e migliora le abilità linguistiche (Cochet et al., 2016; Sodian et al., 2015).

L’attenzione congiunta è un costrutto eterogeneo, quindi risulta importante distinguere lo sviluppo dei suoi sottocomponenti. In particolar modo, la distinzione tra RJA e IJA è particolarmente cruciale: nello sviluppo tipico, RJA e IJA differiscono in termini di inizio nella traiettoria di sviluppo, e contribuiscono in modo diverso allo sviluppo del linguaggio (Mundy & Jarrold, 2010) nonché alla cognizione e alla capacità di elaborazione delle informazioni in età adulta (Kim & Mundy, 2012). Inoltre, le reti cerebrali che supportano i comportamenti di RJA e IJA sono parzialmente distinguibili (Redcay et al., 2012; Schilbach et al.,2010). Nello specifico, negli adulti, l’IJA è associato a una maggiore attivazione delle aree associate ai processi di ricompensa, come ad esempio l’area dello striato ventrale (Gordon et al., 2013), suggerendo che l’IJA potrebbe essere più correlato alla motivazione sociale (Chevallier et al.,2012) rispetto al RJA, attivato più automaticamente.

ATTENZIONE CONGIUNTA E DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO

Da alcuni studi osservativi risulta che i comportamenti di attenzione condivisa si verificano meno frequentemente nei bambini autistici rispetto ai bambini non autistici (Loveland e Landry, 1986). Alcune ricerche hanno utilizzato la codifica manuale delle registrazioni video per esplorare i comportamenti di RJA e IJA nei bambini che in seguito hanno ricevuto una diagnosi di autismo (utilizzando il cosiddetto “progetto sui fratelli ad alto rischio”) (Ozonoff et al., 2011). Anche se i risultati di questi studi risultano in qualche modo contraddittori, l’autismo è stato associato a livelli più bassi sia di comportamenti di RJA che di IJA nell’infanzia (Ibanez et al., 2013). Alcuni lavori inoltre suggeriscono che i deficit di IJA nell’autismo potrebbero risultare maggiormente cronici rispetto a quelli riferiti ai comportamenti di RJA (Gotham et al.,2007).

LO STUDIO

Uno studio recente (Nyström et al., 2019) ha indagato le capacità di attenzione congiunta in 81 bambini di 10 mesi di età che avevano un fratello maggiore a cui era stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico. Di questi, 22 bambini hanno soddisfatto i criteri per l’autismo nel follow up a 3 anni di età, durante il quale è stata condotta una valutazione diagnostica completa (attraverso gli strumenti diagnostici ADOS 2 e ADI-R). Lo studio ha incluso inoltre un gruppo di controllo formato da 31 bambini appartenenti alla popolazione generale.  I bambini sono stati coinvolti in esperimenti giocosi progettati al fine di elicitare diversi tipi di comportamento di attenzione congiunta. Il task prevedeva che fossero seduti sulle ginocchia del proprio caregiver, rivolti con il viso verso lo sperimentatore seduto di fronte a loro.

Nella condizione di RJA (respond to join attention) lo sperimentatore ha fatto apparire due pupazzi attraverso i fori di un blocco posizionato accanto a lui e ha utilizzato lo sguardo o l’indicazione per direzionare l’attenzione del bambino verso gli oggetti.

Nella condizione di IJA (initiation of joint attention), una luce posta accanto allo sperimentatore ha lampeggiato per 10 secondi, per fornire al bambino l’opportunità di iniziare il comportamento di attenzione congiunta.

Lo sguardo dei bambini durante l’interazione con lo sperimentatore è stato registrato attraverso un eye tracker per il tracciamento oculare.

I risultati dello studio hanno mostrato come i bambini che in seguito non hanno ricevuto la diagnosi di autismo, tendevano a guardare spesso avanti e indietro tra la luce lampeggiante e lo sperimentatore come se stessero cercando di attirare la loro attenzione e condividere questa esperienza con l’adulto. Al contrario, i bambini a cui in seguito è stato diagnosticato l’autismo, hanno prodotto molto meno tali spostamenti di sguardo comunicativo a 10 mesi di età, un’età critica per lo sviluppo della cognizione sociale. Lo studio ha inoltre mostrato come tutti i bambini del campione tendevano a seguire spontaneamente lo sguardo dello sperimentatore. Sorprendentemente, erano in grado di farlo anche quando lo sperimentatore muoveva solo gli occhi, mentre la testa rimaneva ferma. Tuttavia, i ricercatori hanno riscontrato che i bambini del gruppo di controllo mostravano una maggiore propensione a seguire lo sguardo dell’altro rispetto al gruppo di ricerca.

CONCLUSIONI

I risultati dello studio mostrano come i bambini che vengono successivamente diagnosticati con autismo perlopiù reagiscono adeguatamente quando altri iniziano comportamenti di attenzione congiunta, ma raramente cercano attivamente di stabilire tali episodi comunicativi essi stessi, con il risultato di creare meno opportunità di apprendimento sociale rispetto ai bambini neurotipici. I dati contrastanti tra la capacità di risposta e quella di inizio della comunicazione sociale nei bambini con autismo potrebbero rivelarsi utili ai fini della ricerca futura sulla diagnosi e l’intervento precoce nell’ambito dei disturbi dello spettro dell’autismo.

 

RIFERIMENTI

  • Chevallier C, Kohls G, Troiani V, Brodkin ES, Schultz RT (2012): The social motivation theory of autism. Trends In Cognitive Sciences. 16:231-239. 23.
  • Cochet H, Byrne RW (2016): Communication in the second and third year of life: Relationships between nonverbal social skills and language. Infant Behavior & Development. 44:189-198.
  • Gotham K, Risi S, Pickles A, Lord C (2007): The autism diagnostic observation schedule: Revised algorithms for improved diagnostic validity. Journal of Autism and Developmental Disorders. 37:613-627.
  • Gordon I, Eilbott JA, Feldman R, Pelphrey KA, Vander Wyk BC (2013): Social, reward, and attention brain networks are involved when online bids for joint attention are met with congruent versus incongruent responses. Social Neuroscience. 8:544-554. 22.
  • Ibanez LV, Grantz CJ, Messinger DS (2013): The Development of Referential Communication and Autism Symptomatology in High-Risk Infants. Infancy. 18:687-707. 25.
  • Kim K, Mundy P (2012): Joint attention, social-cognition, and recognition memory in adults. Frontiers in Human Neuroscience. 6
  • Leekam SR, Hunnisett E, Moore C (1998): Targets and Cues: Gaze-following in Children with Autism. Journal of Child Psychology and Psychiatry. 39:951-962. 27.
  • Mundy P, Jarrold W (2010): Infant joint attention, neural networks and social cognition. Neural Networks. 23:985-997.
  • Nyström P., Thorup E., Bölte S. & Falck-Ytter T., Joint attention in infancy and the emergence of autism, Biological Psychiatry (2019), doi: https://doi.org/10.1016/ j.biopsych.2019.05.006.
  • Rozga A, Hutman T, Young GS, Rogers SJ, Ozonoff S, Dapretto M, et al. (2011): Behavioral profiles of affected and unaffected siblings of children with autism: Contribution of measures of mother-infant interaction and nonverbal communication. Journal of Autism and Developmental –  – Disorders. 41:287-301. 26.
  • Redcay E, Kleiner M, Saxe R (2012): Look at this: the neural correlates of initiating and responding to bids for joint attention. Frontiers in Human Neuroscience. 6.
  • Schilbach L, Wilms M, Eickhoff SB, Romanzetti S, Tepest R, Bente G, et al. (2010): Minds made for sharing: Initiating joint attention recruits reward-related neurocircuitry. Journal of Cognitive Neuroscience. 22:2702-2715. 21.
  • Sodian B, Kristen-Antonow S (2015): Declarative Joint Attention as a Foundation of Theory of Mind. Developmental Psychology. 51:1190-1200.

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Salvati Morena
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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