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Autismo consapevole: il ruolo della mindfulness nella riduzione dei sintomi e nel supporto alle famiglie

Autismo consapevole

Photo by Jens Johnsson on Unsplash

COS’E’ LA MINDFULNESS

La mindfulness è costituita da un insieme di pratiche ed esercizi, volti a incrementare la capacità dell’individuo di rimanere nel momento presente, senza emettere giudizi, e con un atteggiamento di apertura e curiosità. Inoltre, viene allenata la consapevolezza circa le proprie sensazioni corporee, le emozioni e i pensieri, e si coltivano l’accettazione e la compassione nei confronti delle esperienze (Kabat-Zinn, 1994; Segal, 2012).

AUTISMO E PROGRAMMI BASATI SULLA MINDFULNESS: QUALE UTILITA’?

Che benefici potrebbe portare un programma di questo tipo ai bambini con autismo? I vantaggi che si ipotizza ne deriverebbero sono molteplici: diminuzione delle difficoltà di tipo neurocognitivo e della coerenza centrale, grazie alla pratica di spostamento dell’attenzione in modo consapevole; miglioramento delle funzioni esecutive, attraverso l’abilità di riflettere sulle esperienze e identificare le proprie tendenze e impulsi, arrivando quindi a rispondere agli eventi in modo consapevole e non impulsivo. Questi benefici della mindfulness sono già stati dimostrati negli adolescenti con autismo (Van de Weijer-Bergsma et al. 2012), e ciò fa supporre che gli stessi vantaggi possano esserci nell’applicazione del programma ai bambini più piccoli. Inoltre, l’attenzione posta al momento presente include anche le relazioni interpersonali, e ciò può condurre al miglioramento delle abilità sociali. Infine, lo sviluppo di un atteggiamento curioso e non giudicante può favorire l’acquisizione di nuove e più funzionali abilità di coping nei bambini con autismo, che imparano a porsi in modo diverso nei confronti delle proprie esperienze, e dei pensieri e delle emozioni ad esse correlati.

Alcuni benefici potrebbero essere riscontrati anche dai genitori di bambini con autismo: è stato rilevato, infatti, che questi tendono a sperimentare livelli di stress più elevati rispetto ai genitori dei bambini neurotipici, e che spesso mostrano difficoltà e disturbi psicologici. Si ipotizza dunque che lo sviluppo di accettazione e compassione possa avere un effetto protettivo nei genitori rispetto a depressione e sintomi ansiosi legati al comportamento problematico dei figli, favorendo anche un rapporto genitore-figlio più sereno e soddisfacente per entrambe le parti (Neff & Faso, 2015).

LO STUDIO

Uno studio molto recente (Ridderinkhoff et al., 2018) ha indagato gli effetti dei programmi basati sulla mindfulness per bambini combinati ad un parent training basato sulla mindfulness per i genitori, includendo nel campione 45 bambini con autismo di età compresa tra gli 8 e 19 anni (il cui QI era risultato uguale o superiore a 80) e i loro genitori, utilizzando come criteri di esclusione la scarsa padronanza della lingua, gravi problemi di comportamento, rischio suicidario e disturbi psicotici. Sono state effettuate le misurazioni in cinque momenti: lista d’attesa, una settimana prima del trattamento, immediatamente dopo l’intervento, e follow-up a due mesi e a un anno.

Il programma a cui bambini e genitori sono stati sottoposti è chiamato MYmind, e si basa sulla mindfulness: prevede nove sessioni di gruppo a cadenza settimanale per bambini e genitori separatamente, della durata di un’ora e mezza. È prevista poi la partecipazione ad un’ulteriore sessione tutti insieme nove settimane dopo la conclusione degli incontri canonici, per incoraggiare il mantenimento della pratica. Le valutazioni hanno riguardato quattro domini: problemi di comunicazione sociale, funzionamento emotivo e comportamentale, genitorialità e consapevolezza.

I risultati hanno mostrato che i bambini, gli adolescenti e i loro genitori traevano beneficio dal programma MYmind, e in particolare si sono rilevati miglioramenti in tutti e quattro i domini analizzati, che si sono mantenuti a due mesi e a un anno dalla fine dell’intervento.

CONCLUSIONI

Dai risultati di questa ricerca si può derivare che la mindfulness svolge effettivamente un ruolo determinante nel ridurre sia la sintomatologia direttamente collegata all’autismo, sia i problemi emotivi e comportamentali in comorbidità. Inoltre, un altro aspetto importante è la possibilità, attraverso i programmi basati sulla mindfulness, di dare supporto e sostegno alle famiglie dei bambini con autismo, che spesso si trovano da sole ad affrontare le difficoltà conseguenti alla condizione del bambino, sperimentando sentimenti di inutilità, impotenza e rabbia, e arrivando potenzialmente a sviluppare sintomi di ansia e depressione (Ridderinkhoff et al., 2018).

RIFERIMENTI

  • Kabat-Zinn, J. (1994). Where ever you go, there you are: mindfulness meditation in everyday life. New York: Hyperion
  • Neff, K. D., & Faso, D. J. (2015). Self-compassion and well-being in parents of children with autism. Mindfulness, 6, 938–947
  • Ridderinkhof, A., de Bruin, E.I., Blom, R., Bögels, S.M. (2018). Mindfulness-Based Program for Children with Autism Spectrum Disorder and Their Parents: Direct and Long-Term Improvements. Mindfulness, 9, 3: 773-791
  • Segal, Z. V., Williams, J. M. G., & Teasdale, J. D. (2012). Mindfulness-based cognitive therapy for depression. New York: Guilford Press
  • Van de Weijer-Bergsma, E., Formsma, A. R., De Bruin, E. I., & Bögels, S. M. (2012). The effectiveness of mindfulness training on behavioral problems and attentional functioning in adolescents with ADHD. Journal of Child and Family Studies, 21, 775–787
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