Autismo e lavoro: gli accorgimenti per rendere l’ambiente inclusivo

Autismo e lavoro: gli accorgimenti per rendere l’ambiente inclusivo

Autismo e lavoro

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Introduzione

Oggi si sente molto parlare di neurodiversità, ma cosa si intende con questo termine? Inizialmente, esso si riferiva esclusivamente ai Disturbi dello Spettro autistico, ma col tempo la definizione si è ampliata, arrivando a indicare qualunque modo di pensare e ragionare che si discosti dallo standard considerato “tipico; al momento, le condizioni incluse nella concezione di neurodiversità sono molteplici (disturbi dell’apprendimento, ADHD, autismo, disprassia, sindrome di Tourette, ecc.). Ad oggi le stime indicano che la percentuale di popolazione con una condizione neurodivergente potrebbe essere compresa tra il 15 e il 20% (Bell, 2023). Per quanto riguarda l’autismo nello specifico, poi, le stime sembrano in continua crescita: negli Stati Uniti al momento sono di 1 bambino su 54 (Maenner et al., 2020), all’età di otto anni, mentre in Italia il rapporto è di 1 su 77 bambini di età compresa tra i 7 e i 9 anni (www.salute.gov.it).

Quando la persona autistica diventa adulta, si trova ad affrontare le sfide che questa età comporta, incluso l’ingresso nel mondo del lavoro: questo in molti casi può essere ostacolato da alcune caratteristiche che si riscontrano nell’autismo, quali l’ipersensibilità agli stimoli sensoriali e la vulnerabilità allo stress. In conseguenza di ciò, le persone autistiche sono estremamente sottorappresentate nel mercato del lavoro, fino ad arrivare a percentuali di disoccupazione maggiori della maggior parte delle altre condizioni di disabilità (negli Stati Uniti si stima che queste arrivino al 90%, Gerhardt & Lainer, 2011). Ciò può avere gravi ripercussioni sulla salute fisica e mentale dell’individuo (Hedley et al., 2017).

Tomczak (2022) ha realizzato uno studio per valutare quali potessero essere le misure, sia tecnologiche sia non tecnologiche, da adottare per rendere il luogo di lavoro più rispettoso delle necessità dei lavoratori con autismo (Tomczak si riferisce a forme di autismo con necessità di supporto lieve).

Lo studio

La ricerca si è focalizzata sui possibili cambiamenti percorribili in quattro aree di riferimento: comunicazione, time management (gestione del tempo), gestione dello stress e sensibilità sensoriale. Le informazioni sono state raccolte da un campione di 21 persone scelte, i cui compiti quotidiani includessero la terapia o l’interazione con persone autistiche, e che avessero esperienza professionale nell’identificarne i bisogni, i limiti e i punti di forza. Di seguito i risultati nelle 4 aree:

  • Comunicazione: è stata sottolineata la necessità di rendere gli scambi comunicativi più chiari ed efficaci per le persone autistiche, e si è visto che strumenti quali chat, email, forum di discussione e piattaforme e modulistica online avrebbero potuto essere utili allo scopo, contribuendo a diminuire lo stress derivante dall’interazione di persona. Proprio in quest’ottica, si è aggiunto che i contatti “dal vivo” con colleghi e superiori dovrebbero essere regolati in base alle preferenze della persona e alle sue necessità. Infine, è risultato importante usare altre forme comunicative oltre a quella verbale, come quella scritta o con l’utilizzo di supporti visivi;
  • Time management: uno strumento utile suggerito in questo campo può essere l’utilizzo di applicazioni specifiche per il telefono cellulare, come calendari, agende elettroniche, promemoria, sveglie ecc, così come una lista di cose da fare condivisa tra i lavoratori e responsabili, che possa essere aggiornata e consultata con regolarità. È necessaria inoltre flessibilità negli orari, dando priorità al lavoro svolto piuttosto che al tempo passato nel luogo di lavoro; può essere d’aiuto anche stabilire e rispettare una routine nello svolgimento della giornata lavorativa, così come nell’assegnazione delle mansioni. È fondamentale anche la presenza di figure di supporto, in particolare all’inizio, che possono essere colleghi o supervisori e possono dare un punto di riferimento alla persona autistica, e favorire la comunicazione interpersonale;
  • Gestione dello stress: in questo ambito è stato suggerito l’utilizzo di strumenti che aiutino la persona a monitorare i livelli di stress, per esempio un’applicazione per l’orologio da polso, e notifichino l’aumentare dei livelli di stress. Ciò può essere accompagnato da un training di consapevolezza dei propri livelli di stress e di ciò che li influenza, e da una formazione sulle principali tecniche di gestione delle emozioni;
  • Sensibilità sensoriale: sarebbe ideale che ogni lavoratore avesse una postazione individuale, e che questa fosse organizzata in base alle sue necessità (es. lontano dalle fonti di calore o dalla luce diretta; possono essere utili cuffie antirumore, tastiere silenziose ecc.); di fondamentale importanza è la presenza di una stanza separata, dedicata al riposo e al rilassamento, in modo da evitare i sovraccarichi sensoriali.

Risultati e conclusioni

Lo studio sopra illustrato mostra chiaramente come sia possibile elaborare modifiche ambientali nei luoghi di lavoro perché questi risultino più accessibili alla popolazione autistica. Ciò aprirebbe la strada all’aumento dell’occupazione, con importanti conseguenze sul benessere psicologico degli individui: avere un lavoro, infatti, consentirebbe loro di ampliare la propria autonomia, e potrebbe avere un impatto significativo sul senso di autoefficacia e di partecipazione all’interno della propria comunità. Infine, ci sarebbe la possibilità di estendere la rete sociale attraverso le interazioni con i colleghi, se la persona lo desiderasse.

 

Riferimenti

  • Bell, D.C. (2023). Neurodiversity in the general practice workforce. InnovAiT. 0(0). doi:10.1177/17557380231179742.
  • Gerhardt, P.F., Lainer, I. (2011), “Addressing the needs of adolescents and adults with autism: a crisis on the horizon”, Journal of Contemporary Psychotherapy, 41:1, 37-45.
  • Hedley, D., Uljarević, M., Hedley, D.F.E. (2017). Employment and Living with Autism: Personal, Social and Economic Impact. In: Halder, S., Assaf, L. (eds) Inclusion, Disability and Culture. Inclusive Learning and Educational Equity, vol 3. Springer, Cham.
  • Maenner, M.J., Shaw, K.A., Baio, J., Washington, A., Patrick, M., DiRienzo, K., Christensen, D.L., Wiggins, D.L., Pettygrove, S., Andrews, J.G., Lopez, M., Hudson, M., Baroud, T., Schwenk, Y., White, T., Robinson Rosenberg, C., Lee, L.C., Harrington, R.A., Huston, M., Hewitt, A., Esler, A., Hall-Lande, J., Poynter, J.N., Hallas-Muchow, L., Constantino, J.N., Fitzgerald, R.T., Zahorodny, W., Shenouda, J., Daniels, J.L., Warren, Z., Vehorn, A., Salinas, A., Durkin, M.S. and Dietz, P.M. (2020). “Prevalence of autism spectrum disorder among children aged 8 years—autism and developmental disabilities monitoring network, 11 sites, United States, 2016”, CDC MMWR Surveillance Summaries, 69:4, 1-16.
  • Tomczak, M.T. (2022). How can the work environment be redesigned to enhance the well-being of individuals with autism? Employee Relations: The International Journal, 44: 6, 1467-1484.
  • https://www.salute.gov.it/portale/saluteMentale/dettaglioContenutiSaluteMentale.jsplingua=italiano&id=5613&area=salute%20

Autore/i dell’articolo

Bacchio Roberta
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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