Autismo e lavoro: impatto della retribuzione sul benessere individuale

Autismo e lavoro: impatto della retribuzione sul benessere individuale

Autismo e lavoro

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Introduzione

Studi recenti indicano che al momento in Europa il tasso occupazionale per le persone autistiche, incluse quelle che hanno conseguito un titolo di studio superiore, è inferiore al 10%, collocandosi molto al di sotto delle percentuali per persone con disabilità (47%) e senza disabilità (72%) (www.autismeurope.org). Ciò genera problemi significativi sotto diversi punti di vista: la disoccupazione, infatti, ha un’influenza negativa sul benessere emotivo e psicologico della persona, che può arrivare a sentirsi inadeguata, inefficace e incapace di raggiungere l’autonomia; inoltre, importanti risvolti riguardano il tema della povertà, che in questo modo rischia di avere una diffusione di dimensioni sproporzionate tra la popolazione autistica (Hedley & Hedley, 2017).

Negli ultimi anni si è assistito a un importante cambiamento nella prospettiva con cui si guarda alla mancanza di occupazione per le persone autistiche: se prima la ragione principale era vista nella condizione stessa, oggi si ritiene necessario adattare il contesto lavorativo e l’ambiente alle esigenze della persona, fornendo condizioni il più possibile confortevoli, che favoriscano la produttività e la serenità del lavoratore (Autismo e lavoro: gli accorgimenti per rendere l’ambiente inclusivo – Istituto A.T. Beck (istitutobeck.com). Nonostante questa evoluzione, si rischia di generalizzare il concetto di lavoro nel momento in cui ci si riferisce alla popolazione autistica, mentre sarebbe fondamentale avere un’idea più precisa della differenza di significato, per la persona, tra lavoro retribuito e non. Con l’obiettivo di chiarire questo tema, Brouwers e colleghi (2023) hanno realizzato uno studio volto a indagare quale significato le persone autistiche attribuiscono al lavoro retribuito per il proprio benessere, e quali sono le somiglianze e le differenze tra persone con o senza un lavoro retribuito.

Lo studio

Nei mesi di novembre e dicembre 2019 sono stati formati otto gruppi per un totale di 64 partecipanti; di questi, quattro gruppi includevano persone autistiche che in quel momento avevano un lavoro retribuito, e gli altri quattro gruppi erano formati da soggetti senza un’occupazione. Ogni gruppo è stato poi condotto alla discussione delle tematiche oggetto dell’indagine, e ogni partecipante era autorizzato a partecipare a un solo gruppo di discussione; le risposte sono state registrate e trascritte.

Risultati e conclusioni

Gli autori hanno notato che nei gruppi di persone senza lavoro retribuito il tema era molto sentito, rispetto a quanto avveniva negli altri gruppi, dove l’argomento è stato discusso ma con enfasi minore. L’assenza di retribuzione, anche in presenza di lavoro di volontariato, portava la persona a percepirsi come inferiore e priva di valore, con evidente impatto sui livelli di autostima. In molti casi dalle persone che non percepivano uno stipendio veniva sperimentato isolamento sociale, dovuto anche al timore del giudizio altrui sulla propria situazione economica. Un punto di contatto tra le due topologie di gruppo è stata l’importanza attribuita all’unanimità alla retribuzione economica per il proprio lavoro e al suo impatto positivo sul benessere individuale: ciò è stato collegato al sentirsi utili ed efficaci, all’importanza dello stipendio nel contesto sociale e alla possibilità di crescita personale e utilizzo delle proprie abilità; inoltre, percepire lo stipendio consentiva alle persone di sentirsi libere e indipendenti.

Dai risultati della ricerca appare evidente l’importanza del lavoro retribuito, che va ad avere un impatto diretto sul benessere e la salute mentale e fisica della popolazione autistica. Questa consapevolezza dovrebbe poter guidare i datori di lavoro, le aziende e i contesti lavorativi in generale nel favorire l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone autistiche, consentendo loro di mettere a frutto i propri talenti e le proprie risorse, e di ricevere un adeguato riconoscimento in termini sociali ed economici.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Bacchio Roberta
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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