Autismo e storie sociali: una strategia efficace anche in digitale

Autismo e storie sociali

Photo by Lina Kivaka on Pexels

Introduzione

Le condizioni dello spettro dell’autismo possono comportare difficoltà di comunicazione e interazione sociale, una sensibilità particolare agli stimoli sensoriali, problemi nelle transizioni tra un’attività e l’altra e scarsa tolleranza all’attesa e alla frustrazione, che può comportare a sua volta manifestazione di comportamenti problema.

Anche all’interno dell’ambiente scolastico questi aspetti possono causare notevoli difficoltà sia al bambino, sia agli insegnanti, che si ritrovano con la necessità di far fronte ai bisogni del bambino e allo stesso tempo favorire il suo inserimento nel gruppo e il completamento delle attività.

Uno strumento utile per favorire l’apprendimento e la comprensione delle norme sociali e delle richieste educative è rappresentato dalle storie sociali di Carol Gray (Gray, 2016). Si tratta, appunto, di storie brevi e individualizzate (tenendo conto, ad esempio, delle capacità di comprensione del bambino e della sua predilezione per il linguaggio visivo o verbale) che forniscono al bambino informazioni sociali. Possono riguardare una grande varietà di argomenti, sono di solito scritte in prima persona e si avvalgono del supporto di materiale visivo e familiare al bambino, quando necessario, e il loro utilizzo non richiede la presenza di un esperto esterno, come spesso avviene nell’intervento con bambini autistici. I risultati degli studi di efficacia sono positivi non solo nel contesto della terapia, ma anche in quello scolastico: è stato visto infatti che lo strumento delle storie sociali favorisce sia l’apprendimento delle norme sociali, sia un clima più sereno nella classe, in quanto esse permettono al bambino di utilizzare strategie comportamentali diverse dall’oppositività/aggressività (Wright et al., 2020).

Lo studio

Hanrahan e colleghi (2020) hanno realizzato uno studio per valutare l’efficacia delle storie sociali utilizzate in forma digitale: queste, infatti, possono anche essere rappresentate con l’ausilio di materiale visivo e audio digitale, attraverso il supporto di un computer. Poiché spesso per i bambini con autismo i supporti digitali sono efficaci nel favorire l’apprendimento e la comprensione dei contenuti, i ricercatori hanno realizzato questo studio pilota, ambientandolo per la prima volta nel contesto scolastico.

Lo studio ha coinvolto 15 bambini (14 maschi e 1 femmina) di età compresa tra i 4 e i 10 anni, che frequentavano una scuola per bambini con bisogni speciali in Inghilterra. Tutti i partecipanti avevano ricevuto una diagnosi di Disturbo dello spettro autistico e non presentavano altre condizioni in comorbilità; inoltre, avevano sviluppato il linguaggio verbale, mostravano una comprensione funzionale della lingua inglese e non avevano mai usato una storia sociale nei sei mesi precedenti l’inizio del progetto.

Scopo dello studio era quello di dimostrare una riduzione significativa non solo nella frequenza del comportamento target, ma anche nella sua intensità, in misura maggiore nel campione rispetto al gruppo di controllo. Per ogni partecipante del gruppo di studio è stata realizzata una storia sociale che avesse come obiettivo la riduzione del comportamento problema e l’aumento in frequenza e intensità del comportamento presentato nella storia (es., rispettare i turni, stare seduti in modo appropriato ecc.). Le storie venivano presentate su un iPad e contenevano materiale visivo, personalizzato per ogni bambino. La collocazione dei bambini nel gruppo sperimentale e in quello di controllo è stata casuale, ottenendo un gruppo di intervento con nove bambini e uno di controllo con sei partecipanti. L’andamento dell’intervento è stato monitorato attraverso l’uso di questionari e diari settimanali, che gli insegnanti hanno compilato nella prima settimana, nel corso dell’intervento (due settimane) e al follow-up a sei settimane.

I risultati son stati positivi: tra la prima settimana e il follow-up a sei settimane si è visto un significativo incremento della frequenza e intensità del comportamento appreso attraverso la storia nel gruppo sperimentale, ma non in quello di controllo. Un aspetto interessante è che per la prima settimana i due gruppi non hanno mostrato differenze significative nelle misurazioni, che sono invece emerse a partire dalla seconda settimana: questo potrebbe indicare che due settimane è una tempistica realistica per valutare l’efficacia dell’utilizzo delle storie sociali digitali, quando queste vengono lette una volta al giorno. Le stesse differenze si sono mantenute al follow-up.

Conclusioni

Ciò che possiamo dedurre dallo studio presentato è che le storie sociali, realizzate secondo le linee guida di Carol Gray (2016), si rivelano strumenti efficaci nella gestione dei comportamenti problema anche in ambito scolastico, permettendo di incrementare frequenza e intensità dei comportamenti adattivi. In particolare, si è visto che la forma digitale sembra essere altrettanto efficace, e ciò consente di considerare le storie su computer o iPad come valide alternative soprattutto per quei bambini che prediligono i mezzi elettronici per l’apprendimento, che risulta in questo modo più efficace e duraturo.

 

Riferimenti

  • Gray, C. (2016). Il nuovo libro delle storie sociali. Promuovere le competenze relazionali in bambini e giovani adulti con autismo e sindrome di Asperger. Erickson.
  • Hanrahan, R., Smith, E., Johnson, H., Constantin, A., Brosnan, M. (2020). A Pilot Randomised Control Trial of Digitally-Mediated Social Stories for Children on the Autism Spectrum. Journal of Autism and Developmental Disorders, 50 (12): 4243-4257.
  • Wright, B., Teige, C., Watson, J., Hodkinson, R., Marshall, D., Varley, D., Allgar, V., Mandefield, L., Parrott, S., Kingsley, E., Hargate, R., Mitchell, N., Ali, S., McMillan, D., Wang, H., Hewitt, C. (2020). Autism Spectrum Social Stories In Schools Trial 2 (ASSSIST2): study protocol for a randomised controlled trial analysing clinical and cost-effectiveness of Social Stories™ in primary schools. BMC Psychology, 8: 60.
  • https://www.istitutobeck.com/autismo

 

 

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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