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Oggetti appuntiti – “sharp objects“ – il dolore come fuga dall’inferno

Autolesionismo

Photo by Ryan Richards on Unsplash

Siamo in America, Camille Preaker è una giornalista di cronaca nera. E’ molto brava nel suo lavoro, il suo capo la stima, e le vuole bene. Lei invece si odia. Odia ciò che fa, ciò che prova. Mentre affoga sempre più nella bottiglia, scrive sul suo corpo tutto il dolore che la vita le ha riservato, incide sulla sua pelle ciò che lo specchio le racconta, le parole che la sua mente le sussurra ogni volta che prova a vivere, ogni volta che si rende conto di essere diversa. Sesso. Svuotata. Verginità. Perversa. Persa. La sua penna è un oggetto appuntito, uno qualunque, purché possa aiutarla a scrivere il suo diario più segreto.

Il lavoro l’ha portata lontana da Wind Gap, un paesino del Missouri, un piccolo angolo di mondo governato dalla retorica borghese, dall’immagine, dai convenevoli, da sguardi invidiosi, dal pettegolezzo, dal potere. Ed è proprio in questo piccolo comune repubblicano che due bambine vengono uccise, umiliate, come fossero oggetti privi di valore, bambole su cui sfogare rabbia e disprezzo. Camille dovrà tornare, incaricata da Frank, il suo editore, di ricominciare a vivere, dopo il suo ennesimo ricovero in una clinica psichiatrica, facendo quello che meglio sa fare: raccontare sulle colonne del Chronicle di Saint Louis la parte più cattiva del mondo.

Camille rincontrerà sua madre, Adora, la donna più ricca e conosciuta della città; Alan, patrigno succube, anestetizzato dall’alcol e dalla musica classica, complice silente della follia della moglie; la sua sorellastra, Amma, adolescente ribelle, vittima della mostruosità della sua famiglia, presto a sua volta carnefice. E il fantasma di Marian, la sorellina di Camille morta anni prima, uccisa da una malattia oscura, e dalla paura di sapere dello sceriffo Bill.

La storia è delle più tristi, ma purtroppo delle più vere, e delle più nascoste. Adora è affetta dalla sindrome di Münchhausen by proxy, nel DSM-5 definito “disturbo fittizio provocato ad altri” (DSM-5; APA, 2013), una psicopatologia nella quale la persona, nella maggior parte dei casi la madre, falsifica segni o sintomi fisici o psicologici, o induce danni o malattie in un altro individuo, di solito un figlio. La vittima viene presentata agli altri come malata, menomata o ferita, l’inganno viene portato avanti anche in assenza di evidenti vantaggi esterni. Il carnefice può in questo modo prendersi cura di chi sta al contempo uccidendo, strutturando un legame indissolubile di dipendenza basato sull’inganno e la sofferenza.

Si configura così una delle più gravi forme di violenza possibile, la madre, colei che ha il compito biologico di garantire sicurezza alla prole, minaccia invece il benessere e la sopravvivenza delle sue creature, che possono in alcuni casi non sopravvivere alla tortura celata.

Sharp Objects è la storia di una bambina, di un’adolescente, di una donna, che cerca disperatamente di fuggire dal terrore della verità e da quella che Liotti (2011) definiva “paura senza sbocco”, ricorrendo a stati dissociativi spontanei o indotti tramite sostanze e atti aggressivi autodiretti.

Avere figure di accudimento abusanti, violente, conduce infatti alla strutturazione di rappresentazioni di sé stesso, degli altri e del mondo instabili. Come ben descritto dal triangolo drammatico (Karpman, 1968), il bambino sperimenta in modo imprevedibile il genitore come a volte vittima, a volte persecutore e a volte salvatore, oscillando al contempo tra visione di sé complementari a quella del suo caregiver. Queste rappresentazioni instabili di se stesso, dell’altro e del mondo, portano la persona ad entrare in stati emotivi di estrema angoscia e terrore, che possono venire affrontati, “controllati”, con strategie di fronteggiamento momentaneamente efficaci, che alimentano però, a medio e lungo termine, procedure automatiche e credenze disfunzionali, che consolidano e mantengono circoli viziosi patologici.

Camille ne è l’esempio lampante. Bere, drogarsi, tagliarsi, fare sesso, sono il suo rifugio. L’unico che conosce. L’unico dove si sente al sicuro. Ma tutto ciò è solo un’illusione. Ogni bottiglia svuotata, ogni nuovo segno sul suo corpo ormai straziato, ogni pasticca o atto sessuale compulsivo, diventano gradualmente un tunnel sempre più stretto e buio, dove rimbomba l’eco del suo fallimento. Più lo percorre, più si sente persa, più conferma a se stessa che non c’è altro modo di trovare la luce, più rinforza l’idea di essere sbagliata, di non potercela fare, di non avere speranza, di essere un rifiuto dal quale tutti desiderano, e meritano, di restare lontani.

Camille, percorrendo l’inferno, riuscirà a prendere consapevolezza del suo passato, chiudendo così un capitolo che da sempre la tormentava. E la consapevolezza è sempre il primo passo necessario, anche se spesso il più difficile e doloroso.

Riferimenti:

  • American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.5th ed. Arlington, VA: American Psychiatric Association; 2013;
  • Karpman, S. (1968). Fairy tales and script drama analysis. Transactional Analysis Bulletin, 7(26), 39-43;
  • Liotti, G., Farina B. (2011). Sviluppi Traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Milano: Cortina editore;
  • Sharp Objects. Diretto da Jean-Marc Vallèe. 2018. Barnesville, Los Angeles, Redwood Valley, Santa Clarita, Mendocino, Stati Uniti D’America: Crazyrose, Fourth Born, Blumhouse Television, Tiny Pyro, Entertainment One. HBO, 2018. Miniserie-tv;
  • https://www.istitutobeck.com/disturbi-di-personalita.
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