Autolesionismo e suicidio negli adolescenti: il ruolo della pandemia

Autolesionismo e suicidio negli adolescenti: il ruolo della pandemia

Autolesionismo e suicidio negli adolescenti

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Introduzione

In base ai dati che arrivano dal Nord America, sappiamo che tra gli adolescenti la causa principale di morte sembra essere dovuta a overdose o suicidio, con un rischio che aumenta in modo significativo a partire dai 14 anni, in particolare per soggetti maschi, residenti in aree rurali e che manifestano alti e persistenti livelli di disperazione (portando alle cosiddette “morti per disperazione”). Considerando che, con l’avvento della pandemia, i livelli di ansia, depressione e ideazione suicidaria sono aumentati in modo esponenziale in adolescenti e giovani adulti, ci si aspetterebbe di avere dei dati specifici rispetto al fenomeno. Ciò, tuttavia, non corrisponde a realtà: mancano infatti studi e ricerche che indaghino il ruolo della pandemia e soprattutto del lockdown nell’acuirsi della psicopatologia nei giovani e giovanissimi. Per questo motivo, Ray e collaboratori (2022) hanno intrapreso uno studio con l’obiettivo di valutare il rischio di autolesionismo, overdose e morte per altre cause tra gli adolescenti, analizzando i dati prima e dopo l’avvento del COVID-19.

Lo studio 

La ricerca si è svolta in Ontario (Canada), prendendo inizialmente in considerazione tutte le nascite registrate negli ospedali tra il 1990 e il 2006, in cui il bambino fosse sopravvissuto al primo anno. Successivamente sono stati inclusi i soggetti di età compresa tra i 14 e i 25 anni al momento dell’inizio del procedimento, nel 2021. Sono stati considerati episodi di ospedalizzazione per autolesionismo, overdose e la presenza o meno di questi comportamenti nel momento della registrazione dei dati; sono state incluse anche tutte le morti registrate in Ontario nel periodo di durata della ricerca di soggetti che avevano soddisfatto i criteri di ammissione allo studio. 

Risultati e conclusioni

Nel periodo di tempo considerato, che ha incluso un totale di 15 mesi, i risultati ottenuti sono andati contro le aspettative presentate all’inizio: nel corso della pandemia e del lockdown, infatti, non è stato registrato un incremento nel numero di ospedalizzazioni per autolesionismo o overdose, né un aumento dei tassi di suicidio tra adolescenti e giovani adulti. Questi risultati sono stati replicati in Ontario, ma anche su altri territori, come il Quebec (Canada), Austria e Stati Uniti (in particolare a Philadelphia), dimostrando che l’aumento degli eventi stressanti nel primo anno di pandemia non ha avuto come conseguenza diretta l’aumento dell’utilizzo dei servizi di salute mentale (Saunders et al., 2021). Ciò che questo studio segnala è l’importanza di replicare ricerche simili, per diversi motivi: studiare anche periodi successivi a quello analizzato, per verificare se questi risultati si sono mantenuti nel tempo; e indagare oltre i comportamenti autolesivi e suicidari, per valutare la possibilità che l’aumento ci sia stato, ma gli episodi si siano verificati al di fuori dei contesti presi in esame (per esempio, che non abbiano condotto a ospedalizzazione). 

 

Riferimenti 

  • Ray, J.G., Austin, P.C., Aflaki, K., Guttmann, A., Park, A.L. (2022). Comparison of Self-harm or Overdose Among Adolescents and Young Adults Before vs During the COVID-19 Pandemic in Ontario. JAMA Network Open, 5(1): e2143144. 
  • Saunders, N., Toulany, A., Deb, B., Strauss, R., Vigod, S.N., Guttmann, A., Chiu, M., Huang, A., Fung, K., Chen, S., Kurdyak, P. (2021). Acute mental health service use following onset of the COVID-19 pandemic in Ontario, Canada: a trend analysis. Canadian Medical Association Journal, 9(4): E988-E997.
  • https://www.istitutobeck.com/adolescenti-covid-19

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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