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L’autolesionismo non suicidario in adolescenza

autolesionismo non suicidario in adolescenza

Photo by Giulia Bertelli on Unsplash

L’ autolesionismo non suicidario (NSSI) viene definito come il danno intenzionale autoinflitto alla superficie del corpo senza intenzione suicidaria. Questa definizione esclude comportamenti accidentali e indiretti (ad esempio, disturbi alimentari o abuso di droga), comportamenti suicidari, nonché comportamenti socialmente accettati come tatuaggi, piercing, o rituali religiosi. I metodi più utilizzati sono il tagliarsi, graffiarsi, colpirsi o percuotersi. L’NSSI è particolarmente presente durante la fase adolescenziale e rappresenta pertanto una grande preoccupazione per gli psichiatri e gli psicoterapeuti, gli assistenti sociali, gli insegnanti e altri professionisti che lavorano con gli adolescenti, così come per le famiglie dei giovani colpiti.
Negli ultimi anni, l’interesse per il NSSI è rapidamente cresciuto.
Il primo studio sulla prevalenza del NSSI in un campione scolastico di adolescenti è stato pubblicato nel 2002 ed ha rilevato una prevalenza di “automutilazione” del 14% circa. Sebbene vi siano solo poche conoscenze sulla prevalenza del NSSI prima dei primi anni 2000, i tassi di prevalenza sono stati piuttosto stabili tra le pubblicazioni di diversi paesi negli ultimi 15 anni. Ciò che è emerso lampante è che l’autolesionismo può verificarsi in un ampio contesto di disturbi psichiatrici (disturbi affettivi, BPD, abuso di sostanze, disturbi d’ansia, disturbi da stress post-traumatico) ma può anche verificarsi senza una comorbidità psichiatrica diagnosticata.

Uno studio longitudinale australiano è stato in grado di dimostrare che i comportamenti autolesivi (compresi i comportamenti suicidari) diminuiscono significativamente dall’adolescenza (circa 15 anni di età) alla giovane età adulta (circa 29 anni). Un esame sistematico degli studi longitudinali sul NSSI ha dimostrato che i tassi di prevalenza del NSSI raggiungono il picco intorno alla metà dell’adolescenza (circa 15–16 anni) e diminuiscono verso l’adolescenza tardiva (circa 18 anni).

Anche se l’autolesionismo diminuisce significativamente nella tarda adolescenza, gli adolescenti con condotte autolesive ripetute sembrano essere ad alto rischio di continuare le strategie di regolazione emotiva disfunzionale, attraverso ad esempio l’abuso di sostanze. Inoltre, l’NSSI è un fattore di rischio significativo per i tentativi di suicidio. Uno studio recente ha segnalato un aumento del rischio di suicidio in individui che si tagliano su altre aree del corpo oltre braccia o polsi. In uno studio di follow-up condotto su giovani adulti impegnati nell’NSSI da adolescenti, è stata riscontrata un’associazione di insorgenza precoce con un aumentato rischio di sviluppare BPD.

In sintesi, l’NSSI è molto presente nelle popolazioni di adolescenti sia nella comunità che nei campioni clinici. Anche se sembra cessare nella tarda adolescenza o nella prima età adulta nella maggior parte delle persone colpite, il comportamento ha alte implicazioni cliniche a causa dei vari rischi a lungo termine coinvolti.

I fattori di rischio specifici per lo sviluppo di comportamenti autolesivi non suicidari sono molteplici e riguardano vari ambiti della vita dell’individuo.

Primi fra tutti abbiamo i fattori demografici. L’adolescenza è una fase di vulnerabilità, in quanto sono presenti elevati livelli di impulsività e reattività emotiva a causa dello sviluppo non ancora completo di determinati processi cerebrali. Oltre all’età, il sesso femminile è stato identificato come fattore di rischio per l’NSSI. Per quanto riguarda i fattori cognitivi, in uno studio che ha incluso 4810 adolescenti di età compresa tra i 16 e i 17 anni, un quoziente intellettivo superiore alla media è stato associato ad un rischio più elevato di condotte autolesive.

Un ulteriore rischio sono i fattori sociali. Hankin e colleghi hanno dimostrato che le relazioni disfunzionali rappresentano un rischio significativo, così come il bullismo subito da parte dei coetanei nell’infanzia e nella prima adolescenza. Un ampio studio europeo (N = 12.068 adolescenti provenienti da 11 paesi) ha rilevato che il bullismo è altamente associato a comportamenti autolesionistici. Ulteriori fattori di rischio sono l’orientamento sessuale, il contagio sociale, l’influenza mediatica, gli abusi, il neglect e la deprivazione nell’infanzia.

I risultati neurobiologici indicano alterazioni nell’asse HPA e nel sistema degli oppiodi endogeni, così come l’elaborazione neurale degli stimoli emotivi.

Per quanto riguarda il trattamento dell’NSSI, sono sempre più numerose le evidenze a sostegno della cognitive behavior therapy (CBT), della dialectical behavior therapy for adolescence DBT-A e della mentalization-based treatment for adolescents (MBT-A) come terapie d’eccellenza nel trattamento di tale disturbo. Contrariamente non vi sono evidenze a sostegno dell’efficacia del trattamento farmacologico nella riduzione del comportamento.

In sintesi, nonostante ad oggi vi siano numerose evidenze internazionali sulla prevalenza dell’autolesionismo non suicidario nell’adolescenza, così come rispetto al suo funzionamento, sono ancora necessarie molte ricerche sull’eziologia (in particolare gli aspetti neurobiologici) e il trattamento, compresi possibili interventi a breve termine per una sintomatologia meno grave. Il dibattito in corso sull’inclusione dell’NSSI come disturbo indipendente nel DSM-5 ha suscitato nuove ricerche e potrebbe migliorare significativamente le conoscenze sull’eziologia, la fenomenologia e il trattamento dell’NSSI.

 

Riferimenti:

  • Rebecca C. Brown and Paul L. Plener Non-suicidal Self-Injury in Adolescence, Curr. Psychiatry Rep. 2017
  • Zetterqvist M. The DSM-5 diagnosis of nonsuicidal self-injury disorder: a review of the empirical literature. Child Adolesc Psychiatry Ment Health. 2015
  • Plener P, Schumacher T, Munz L, Groschwitz R. The longitudinal course of non-suicidal self-injury and deliberate self-harm: a systematic review of the literature. Borderline Personal Disord Emot Dysregul. 2015
  • Nakar O, Brunner R, Schilling O, Chanen A, Fischer G, Parzer P, et al. Developmental trajectories of self-injurious behavior, suicidal behavior and substance misuse and their association with adolescent borderline personality pathology. J Affect Disord. 2016
  • Carroll R, Thomas KH, Bramley K, Williams S, Griffin L, Potokar J, et al. Self-cutting and risk of subsequent suicide. J Affect Disord. 2016

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cappelluccio Rosetta
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso Ha prestato la sua propria opera professionale come responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli, attualmente è Consulente esperto   presso l'Ufficio Garante per l'Infanzia ed Adolescenza Regione Campania. Titolare di incarichi consulenza specialistica DBT nelle scuole per trattamento dei ragazzi con comportamenti disregolati  presso varie sezione scolastiche della  Regione Campania . 
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