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Il respiro come regista delle nostre azioni volontarie

Azioni volontarie

Photo by Chuotanhls on Pixabay

Ognuno di noi nel prendere le proprie scelte è convinto di poter contare sul suo libero arbitrio, tuttavia la scienza sta mettendo in discussione questo punto fermo della nostra vita, dimostrando come la nostra coscienza sembrerebbe essere in realtà condizionata dagli stati interni dell’organismo.

Uno studio della Scuola politecnica federale di Losanna ha permesso di osservare come un processo naturale e fisiologico come quello della respirazione possa influenzare le nostre azioni: saremmo infatti più propensi a svolgere azioni ‘volontarie’ durante la fase dell’inspirazione. Secondo il coordinatore dello studio Olaf Blanke, le azioni volontarie sarebbero condizionate dai processi che avvengono all’interno del nostro organismo, la ricerca ha infatti analizzato un particolare meccanismo, il readiness potential, o potenziale di prontezza motoria, che corrisponderebbe ad una specifica tipologia di attività cerebrale che avrebbe luogo poco prima che si verifichi un’azione volontaria. Il merito di aver scoperto questo processo nel lontano 1965, spetta al neuroscienziato tedesco Hans Helmut Kornhuber, tuttavia il nesso con il libero arbitrio è stato approfondito da un altro scienziato tedesco, Benjamin Libet, che grazie ai suoi esperimenti comprese come fosse possibile rilevare il potenziale di prontezza motoria circa 200 millisecondi prima che una persona si cimentasse in un’azione volontaria. Il fenomeno getterebbe le basi per quella che può essere considerata l’illusione del libero arbitrio: il cervello agirebbe prima ancora che nella persona abbia avuto luogo la consapevolezza di voler intraprendere una certa azione, dunque coscienza ed autonomia di scelta sarebbero da considerarsi come i riflessi conseguenziali alla inconscia attività neuronale.

Olaf Blanke e collaboratori ritengono che le scelte che l’essere umano è convinto di prendere coscientemente non siano che il risultato di una serie di segnali che i neuroni scambierebbero tra loro ed il potenziale di prontezza motoria non sarebbe altro che un segnalatore con cui individuare il principio di un’azione volontaria. Basandosi su questa intuizione, i ricercatori hanno svolto un esperimento: ad un campione composto da 52 volontari è stato chiesto di premere un bottone quando ne avessero avuto voglia, decidendo liberamente il numero di volte in cui farlo; nel frattempo venivano misurati parametri relativi all’attività cerebrale, alla respirazione, al battito cardiaco. I risultati hanno fatto ipotizzare l’esistenza di un nesso tra respirazione, potenziale di prontezza motoria e scelte volontarie: i soggetti del campione, infatti, hanno premuto molto più spesso il bottone nel momento in cui effettuavano l’azione espiratoria e sempre in concomitanza con un potenziale di prontezza motoria.

Secondo Hyeong-Dong Park, uno degli studiosi che ha eseguito l’esperimento, il potenziale di prontezza motoria rifletterebbe dei processi corticali connessi alla respirazione che sarebbero coinvolti anche nell’inizio delle azioni volontarie, inoltre il controllo motorio sarebbe influenzato da processi involontari dei nostri organi interni, in particolare dai polmoni.

 

Riferimenti

  • https://www.repubblica.it/scienze/2020/02/14/news/ma_quale_libero_arbitrio_le_azioni_volontarie_dipendono_anche_dalla_respirazione-248571720/

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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