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Il “sacrificio” dei nostri bambini durante l’emergenza COVID-19

bambini covid-19

Photo by Jonathan Borba on Unspash

L’emergenza pandemica che stiamo vivendo in queste settimane vede i bambini tra le categorie di maggiore vulnerabilità. Sappiamo bene che tale affermazione non corrisponde a realtà se facciamo riferimento agli aspetti strettamente fisiologici causati dal contagio. Nel nostro paese, infatti, il numero di infezioni riscontrate nei bambini è di gran lunga inferiore rispetto a quanto avviene in altri contesti epidemici. Inoltre, dei casi accertati, nessuno versa in condizioni gravi (nessun decesso registrato).

Parliamo, tuttavia, di vulnerabilità infantile da un punto di vista psicologico a causa della forzata ma ragionevole reclusione finalizzata al limitare l’aumento dei contagi.

Per spiegare tale fenomeno, può essere utile prendere in esame un nuovo studio, pubblicato su Frontiers in Psychology dal team della Dott.ssa Laura Berrera-Hèrnandez presso il Sonora Institute of Technology (ITSON) in Messico. Esso, per la prima volta, dimostra come la connessione tra la natura e i bambini renda questi ultimi più felici, in quanto maggiormente esposti alla possibilità di svolgere attività eco-sostenibili.

La ricerca da cui abbiamo preso spunto nasce dall’urgente necessità di trovare soluzioni adeguate agli attuali porblemi ambientali: aumento della temperatura globale, deforestazione, estinzione di alcune specie, ecc. Dunque l’analisi della relazione intrinseca tra uomo e natura permetterà di trovare le giuste modalità per promuovere nei confronti delle nuove generazioni, futuri custodi del pianeta, comportamenti eco-sostenibili e di assistenza ambientale. I ricercatori hanno, altresì, dimostrato che il cosiddetto “disturbo da deficit di natura” (un termine che indica una modalità di disconnessione dalla natura) può contribuire alla distruzione del pianeta. In altri termini, esiste una relazione direttamente proporzionare tra le variabili: “legame con il mondo naturale” da una parte e “desiderio/intenzione di proteggerlo” dall’altra.

La Dott.ssa Berrera-Hèrnandez precisa come con il termine connessione con la natura si intenda non solo la mera capacità di apprezzarne la bellezza quanto la più empatica consapevolezza che vi è un profondo legame di dipendenza reciproca tra l’essere umano e la natura che va fortemente salvaguardato.

Lo studio ha preso in esame 296 bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni residenti in una città messicana a nord-ovest del paese. Gli strumenti utilizzati per la rilevazione dei dati sono rappresentati da questionari auto-somministrabili, compilati nell’ambiente scolastico, atti a misurare variabili quali: il livello di connessione con la natura (ad esempio se reputano che l’essere umano faccia parte del mondo della natura), la concreta attuazione di comportamenti ecologici (ad esempio differenziare i rifiuti) e il grado di felicità sperimentato durante il contatto con gli ambienti naturali.

Dall’analisi dei dati rilevati si evince che i bambini che sentono di possedere una positiva connessione con gli aspetti del mondo naturale, sono maggiormente predisposti a mettere in atto comportamenti “protettivi” nei confronti dello stesso, sperimentando, altresì, crescenti livelli di emozioni positive quali la felicità.

Tra i maggiori limiti dello studio in questione vi è certamente quello di aver preso in esame soggetti facenti parte di una stessa città. Tuttavia, esso ci offre importanti informazioni, quali: l’impatto positivo che l’accrescere di una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente può avere sullo sviluppo dei bambini, l’utilità di attuare interventi di promozione di comportamenti proambientali nelle presenti e future generazioni, la necessità di incoraggiare e consentire ai più giovani di beneficiare di contesti natuali, ecc.

Tornando alla situazione che attualmente ci affligge il seguente spunto di riflessione ci appare d’obbligo: se agevolare l’esposizione dei bambini alla natura è correlato allo sviluppo di una connessione con essa e, dunque, allo sperimentare alti livelli di felicità, quali saranno le conseguenze sul piano psicologico della forte deprivazione dovuta all’emergenza pandemica in atto? Si ipotizza che, una volta conclusosi lo stato di allarme, sarà quantomai necessario formulare interventi mirati a ristabilire una sana e costruttiva connessione tra i bambini e la natura per una duplice finalità:

  • Promuovere comportamenti protettivi e benefici per il pianeta
  • Favorire il benessere psico-fisico dei soggetti in età evolutiva.

 

Riferimenti bibliografici:

  • Berrera-Hèrnandez L. F. et al. (2020). Connectedness to Nature: Its Impact on Sustainable Behaviors and Happiness in Children. Frontiers in Psychology
  • https://doi.org/10.3389/fpsyg.2020.00276
  • Capaldi, C., Dopko, R., and Zelenski, J. (2019). The psychological and social benefits of a nature experience for children: a preliminary investigation. J. Environ. Psychol. 63, 134–138. doi: 10.1016/j.jenvp.2019.05.002
  • Howard, B. C. (2013). Connecting With Nature Boosts Creativity and Health. Washington, D.C: National Geographic.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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