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Il benessere psicologico in fase di sviluppo passa anche dalla bilancia

benessere psicologico in fase di sviluppo

Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Nel 1984 Fabio Concato cantava “Rosalina… tua mamma dice che con il tempo dimagrirai, ma non importa amore non cambiare mai. Hai fatto caso che le magre sono tristi? E invece tu hai sempre voglia di cantar?…”

Ma siamo davvero così sicuri che sia cosi?

L’obesità infantile è uno dei più seri problemi di salute pubblica del 21° secolo su scala mondiale. In tutto il pianeta si stima che oltre 42 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni si trovi in uno stato di sovrappeso o di obesità e, qualora il trend di crescita attuale dovesse continuare, saranno circa 70 milioni entro il 2025.

E’ un fenomeno che non “guarda in faccia nessuno”, è ben radicato all’interno delle fasce sociali benestanti, ma si registra anche una sempre maggiore diffusione dell’obesità/sovrappeso nel ceto medio e basso. Un altro campanello d’allarme è il tasso di crescita dell’obesità infantile nei paesi in via di sviluppo: è infatti maggiore del 30% rispetto a quello dei paesi industrializzati.

E’ fondamentale focalizzare l’attenzione non solo sulle conseguenze fisiche ma anche sulle quelle del benessere psicologico e sociale.

Negli utlimi anni, la ricerca ha già ampiamente osservato come ci sia una correlazione tra la presenza di sovrappeso e/o obesità ed il peggioramento complessivo della qualità di vita percepita dal bambino (Goodman, 2002; Marks 2009), pur non dettagliando in maniera certa l’estensione e l’entità delle complicazioni associate a questa patologia. Ciò a causa dei diversi approcci metodologici impiegati nei vari studi e dei risultati contrastanti delle varie ricerche.

In linea generale si può affermare con certezza che, rispetto a bambini ed adolescenti normopeso, risulta un incremento consistente di comorbidità con patologie psicologiche caratterizzate da depressione, peggioramento della qualità di vita percepita, calo dell’autostima e disturbi del comportamento. Questo quadro generale può protrarsi fino ad età adulta, inficiando così lo stato di salute nell’arco di tutta la vita della persona. In merito alla correlazione tra ADHD ed obesità i dati ad oggi disponibili risultano essere molto contrastanti a causa delle conclusioni di tipo opposto tratte dai vari studi: molti hanno rilevato un’associazione tra peso elevato e presenza di ADHD (Anderson, Cohen, 2006; Erhart, 2012), altri, al contrario, non hanno riportato alcun legame (Anton, Newton, 2006).

Il gruppo di ricercatori scozzesi e australiani diretti dalla professoressa Rankin affermano nella loro review (2016) che coloro i quali soffrono di una condizione si sovrappeso/obesità vivono una situazione di disagio psicologico principalmente a causa dell’etichetta sociale alla quale vengono associati e dalle prese in giro dei pari età.

L’etichetta di “Obeso” risulta un evento molto comune nella società e si palesa come stereotipizzazione negativa, vittimizzazione e marginalizzazione sociale dell’individuo (Tang-Peronard, 2008). Tale marchio dato ad un bambino ed il bullismo frequentemente presente in questo quadro può avere delle conseguenze devastanti sulla sua salute fisica e psicologica.

Al giorno d’oggi è di fondamentale importanza l’adozione di campagne di sensibilizzazione, prevenzione e studio dell’obesità al fine di ridurne il rischio nell’infanzia, poiché i bambini sono particolarmente vulnerabili e sia l’obesità che il quadro psicologico associato hanno origine in questa fase cruciale dello sviluppo della persona. Va specificato che nel caso in cui la condizione di obeso dovesse permanere nella fase di adolescenza, è altamente probabile la sua persistenza in età adulta.

Attualmente nonostante le numerose ricerche non è ben chiaro se le patologie di tipo psicologico siano una causa o una conseguenza dell’obesità infantile: la rapida ed allarmante diffusione di questa patologia ha evidenziato la necessità di eseguire ulteriori approfondimenti scientifici in merito e di adottare delle campagne comunicative e politiche sanitarie e sociali volte a ridurre questo fenomeno.

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Anderson SE, Cohen P, Naumova EN, Must A. Association of depression and anxiety disorders with weight change in a prospective community-based study of children followed up into adulthood. Arch Pediatr Adolesc. Med. 2006;160(3):285–291.
  • Anton SD, Newton RL Jr, Sothern M, Martin CK, Stewart TM, Williamson DA. Association of depression with body mass index, sedentary behavior, and maladaptive eating attitudes and behaviors in 11 to 13-year old children. Eat Weight Disord. 2006;11(3):e102–e108.
  • Erhart M, Herpertz-Dahlmann B, Wille N, Sawitzky-Rose B, Hölling H, Ravens-Sieberer U. Examining the relationship between attention-deficit/hyperactivity disorder and overweight in children and adoles-cents. Eur Child Adolesc Psychiatry. 2012;21(1):39–49.
  • Goodman E, Whitaker RC. A prospective study of the role of depression in the development and persistence of adolescent obesity. Pediatrics. 2002;110:497–504.
  • Marks S, Shaikh U, Hilty DM, Cole S. Weight status of children and adolescents in a telepsychiatry clinic. Telemed J E Health. 2009;15(10):970–974.
  • Pulgaron ER. Childhood obesity: a review of increased risk for physical and psychological comorbidities. Clin Ther. 2013;35(1):A18–A32.
  • Rankin J, Matthews L, Cobley S, Han A, Sanders R., Wiltshire HD, Baker JS. Psychological consequences of childhood obesity: psychiatric comorbidity and prevention. Adolescent Health, Medicine and Therapeutics. 2016;7:125–146
  • Sanders RH, Han A, Baker JS, Cobley S. Childhood obesity and its physical and psychological co-morbidities: a systematic review of Australian children and adolescents. Eur J Pediatr. 2015;174:715–746.
  • Tang-Péronard JL, Heitmann BL. Stigmatization of obese children and adolescents, the importance of gender. Obes Rev. 2008;8(6): 522–534.

Autore/i dell’articolo

Roberta Rubbino
Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva "Beck for Kids" e docente dell'Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell'ambito della neuropsicologia dell'età adulta e dell'età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all'estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l'edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansioni (MBCT-C).
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