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Come i biomarkers digitali stanno cambiando il modo di concepire la nostra salute

biomarkers digitali

Photo by Mateo Abrahan on Unsplash

La tecnologia è divenuta centrale in ogni aspetto della nostra vita e siamo ormai abituati a utilizzarla in ambito medico e sanitario, ma se fossero i nostri smartphone o dei “semplici” braccialetti a darci informazioni sul nostro stato di salute?

Non è fantascienza e negli ultimi anni moltissime aziende tra cui Apple, Android e Fitbit si sono mosse in questa direzione creando App di salute, contapassi, sensori di sonno e altri dispositivi per la misurazione dei parametri fisiologici,  generando un’incredibile quantità di dati e incrementando significativamente la qualità di informazioni nella scena sanitaria.

Queste tecnologie digitali indossabili sono sempre più presenti anche nei settori di ricerca e sono sempre più utilizzate su pazienti per tracciare i parametri vitali di chi li indossa. I vantaggi sono molti, a partire dalla loro piccola dimensione che consente di continuare nelle normali attività quotidiane, fino alla possibilità di raccogliere informazioni in ambienti familiari al paziente, come casa o lavoro, limitando le possibilità di rendere il soggetto agitato, aggressivo o confuso. Inoltre questi dispositivi forniscono valutazioni giornaliere, registrando variazioni di ora in ora, riducendo così la necessità di visite e fornendo al tempo stesso una quantità e una qualità di dati più consistente.

Tra le novità di questi biomarker digitali ritroviamo sicuramente la possibilità di comunicare in tempo reale: è possibile infatti per medici e familiari disporre di dati istantanei sullo stato di salute del soggetto e ricevere chiamate in caso di emergenza o variazione significativa dei parametri vitali. Un esempio è Embrace2, un bracciale sviluppato da EMPATICA, azienda specializzata in tecnologie wearable nell’ambito medico, in grado di prevedere l’inizio di una crisi convulsiva in soggetti epilettici grazie all’analisi di dati fisiologici sull’attività elettrotermica e capace di avvertire i loro caregiver in tempo reale.

Anche in ambito psicoterapeutico, si sta riconoscendo l’enorme potenziale di questi dispositivi. Se, fino a pochi anni fa, sembrava impossibile poter misurare emozioni e sentimenti, oggi, grazie a questi device, si possono registrare informazioni sul benessere psicologico degli individui e utilizzare questi dati in ambito terapeutico al fine di migliorare esponenzialmente la qualità di vita dei soggetti affetti da disturbi dello spettro comportamentale, disturbi d’ansia e dell’umore.

Queste nuove tecnologie potrebbero, per esempio, aiutare nel tentativo di prevenire episodi di depressione o ideazione suicidaria in soggetti emotivamente instabili, ed è su questo che si sta concentrando la compagnia Mindstrong Health, di Palo Alto in California. L’obiettivo di questa azienda è quello di utilizzare tali indicatori per la valutazione e la diagnosi di forme di depressione resistenti ai trattamenti e di schizofrenia. (Kaplan, 2018).

C’è da chiedersi però se questo iper-monitoraggio da parte delle persone sulle proprie emozioni possa attivare dei comportamenti di controllo ossessivi e credenze che potrebbero ulteriormente acuire il malessere dei pazienti, senza una adeguata gestione del dispositivo da parte di un professionista.

La sfida è, quindi, quella di determinare quali tecnologie e dispositivi attualmente disponibili possano fornire dati rilevanti e identificare il modo migliore per utilizzarli per guidare la ricerca a progredire verso la comprensione di malattie attualmente ancora poco conosciute. I biomarcatori digitali, inoltre, potrebbero aiutare medici e psicoterapeuti a rintracciare segnali di malessere ancor prima che il disturbo si manifesti, sviluppando un approccio preventivo e non più curativo.

Alla luce di queste nuove informazioni ci aspettiamo certamente un aumento nella ricerca e nell’utilizzo di questi dispositivi che potrebbero cambiare il nostro modo di pensare alla salute.

Riferimenti

  • Dagum, P. (2018).Digital biomarkers of cognitive function. npj Digital Medicine, 1(1), 10.
  • Kaplan, M. (2018). Happy with a 20% chance of sadness. 563, 20-22
  • Dolgin, E. (2014). Technology: dressed to detect. Nature, 511(7508), S16-S17
  • https://www.empatica.com/en-eu/embrace2/
  • Dorsey, E.R. (2018). Digital Biomarkers (Rochester, NY)

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Borzì - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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