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Bonding: l’importanza del primo contatto skin to skin tra madre e bambino

Bonding

Photo by Wes Hicks on Unsplash

Le linee guida elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandano che l’allattamento venga intrapreso nella prima mezz’ora dalla nascita del bambino. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, il contatto madre/bambino e l’iniziazione dell’allattamento al seno vengono differiti a causa delle cure di routine di cui entrambe le parti necessitano. A tale proposito, sono stati condotti degli studi, volti ad indagare l’effetto del contatto cutaneo madre-bambino immediatamente dopo la nascita e quanto esso possa influire sulla percentuale di successo di avvio all’allattamento al seno e sulla sua durata. I momenti immediatamente successivi alla nascita sono estremamente delicati e detrminanti per la buona riuscita di un efficace processo di iniziazione all’allattamento al seno. Recentemente, si è riscontrata la tendenza ad imporre una separazione tra madre e bambino. Molti studi, tuttavia, hanno dimostrato come questo atteggiamento, per lo più dettato da politiche ospedaliere diffuse, possano avere un impatto significativamente negativo sul processo di interazione tra madre e bambino, sull’autostima della neomamma e sulla percezione della propria auto-efficacia. Sono stati, inoltre, accertate conseguenze fisiologiche negative a carico del lattante: stress neonatale, aumento del pianto, difficoltà nella dispersione di energia, riduzione della durata di un allattamento efficace.

Al contrario, si è visto che ridurre gli interventi che vanno ad ostacolare l’interazione e, parallelamente, favorire il contatto tra pelle materna e infantile, posizionando il neonato sul petto nudo della mamma (tra i due seni) immediatamente dopo la nascita, influenza positivamente il successo dell’avvio all’allattamento e la sua continuità. La procedura appena menzionata fu applicata per la prima volta da Rey e Martinez (1978) presso l’Institute for Maternity and Childhood di Bogotà. Essi compresero e verificarono che le prime due ore successive alla nascita sono “critiche” e rappresentano il momento ottimale in cui l’istinto radicato di suzione associato alle sensazioni tattili, di calore ed olfattive ricevute dalla madre, predispongono il neonato ad attuare comportamenti finalizzati ad un buon attaccamento nutrizionale. Si è osservato, inoltre, che, applicando il metodo skin to skin, il neonato è in grado di muoversi autonomamente ed efficacemente in direzione dei capezzoli della madre.

Tuttavia, negli studi precedenti a quello che stiamo riportando in questo articolo (Carfoot et al., 2005 e Thukral et al., 2011) non erano state riscontrate delle relazioni significative tra il contatto cutaneo madre/bambino e il tasso di successo nelle prime fasi di allattamento. Pertanto, si è proceduto con l’effettuare una revisione sistematica adottando un procedimento di meta-analisi volto ad accertare in modo accurato la correlazione tra contatto cutaneo materno-infantile immediatamente dopo la nascita e la percentuale di successo e durata dell’allattamento al seno.

I risultati relativi alla revisione sistematica, ottenuti attraverso uno studio di meta-analisi, confermano la correlazione sopra menzionata e la spiegano attraverso una teoria basata sull’etologia, disciplina biologica che studia le abitudini e i costumi degli animali e l’adattamento delle piante all’ambiente. Nello specifico, ogni organismo vivente mette in atto comportamenti innati che favoriscono la sopravvivenza della specie. Essi non vengono appresi o sviluppati sulla base dell’esperienza, eppure si esplicitano nelle prime fasi di vita e si stabilizzano al fine di favorire l‘evoluzione e l’adattamento con l’ambiente.

Allo stesso modo, le modalità di alimentazione infantile possono essere comparate alle pratiche descritte dall’etologia. Quello di ricercare il seno materno ed avviare la suzione sono comportamenti innati del bambino, che così come quelli degli animali, permettono lo sviluppo dell’organismo. Appare chiaro, dunque, come separare la madre dal bambino in queste fasi preliminari così delicate, durante le quali il bambino, proiettato in una realtà esterna che gli richiede rapidi e continui cambiamenti fisiologici, possa sconvolgere l’efficacia di tali comportamenti innati e influire sulla sua capacità di adattamento e sopravvivenza.

Un esempio di comportamento innato è il sopracitato “istinto di suzione”. Descriviamolo brevemente. Nella prima mezz’ora di vita, se gli si toccano le labbra, il neonato le apre e spinge in fuori ad arco la lingua, chiude le labbra intorno al capezzolo e sposta la lingua indietro. È questo riflesso che gli permette di succhiare e di inghiottire. L’istinto fa sperimentare subito al neonato la sensazione del capezzolo in bocca e sul viso: basta poi toccargli una guancia e subito si girerà aprendo la bocca, come per attaccarsi al seno.

In conclusione, un istante dopo la nascita, nell’eccitazione e nel senso di sollievo che sempre vi si accompagnano, c’è una sola cosa da fare: lasciare che la madre tenga il suo bimbo sul corpo e lo prenda tra le braccia. Non c’è antidoto migliore contro il grande freddo che assale entrambi: subito il neonato mette in atto la sua straordinaria sensibilità olfattiva per dirigersi con minimi spostamenti verso il seno materno che emana un odore sottile che solo lui sente. Mette alla prova la sua piccola bocca che nell’utero si è già esercitata a succhiare per il grande movimento. Questa primissima esperienza, definita bonding, condizionerà positivamente il rapporto futuro tra madre e figlio/a. Ad oggi, appare, dunque, auspicabile che il bonding, seppure influenzato da variabili sulle quali è impossibile agire (caratteristiche genitoriali, tipo di parto, stato di salute del bambino e della mamma…), dovrà essere favorito da tutte le figure professionali che assisteranno la mamma impegnata nel dare alla luce il/la proprio/a figlio/a. 

Riferimenti 

  • W. Genna (2016),“Supporting sucking skills in breastfeeding infants”, Jones & Bartlett Larning, Burlington, Massachusetts. 
  • Z. Karimi et al. (2019), “The effect of mother-infant skin to skin contact on success and duration of first breastfeeding: a systematic review and meta-analysis”, TaiwaneseJournal of Obstetrics and Ginecology, 58, 11-19.
  • A. Lawrence, R.M. Lawrence (2010),“Breastfeeding A guide for the medical profession (7th ed.)”, Elsevier Mosby, Piladelphia.
  • Srivastava, A. Gupta, A. Bhatnagar, S. Dutta (2014), “Effect of very early skin to skin contact on success at breastfeeding and preventing early hypothermia in neonates”, Indian J Public Health, 58, 22-26

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486.Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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